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Trovata in Corsica una nuova specie di felino: il Ghiattu Volpe

Il DNA rivela che il gatto volpe è più simile al gatto selvatico libico che a quello europeo

Forse esiste davvero “u ghjattu volpe“, il leggendario gatto dei pastori corsi, due agenti dell’Office national de la chasse et de la faune sauvage (Oncfs) hanno mostrato all’Agence France-Presse (Afp) quella che sono convinti essere una nuova specie di felino: un gatto selvatico con la pelliccia grigio-rossastra e una lunga e folta coda con anelli scuri.

Il ghjattu-volpe vive nella foresta d’Asco/Ascu e Pierre Benedetti, capo tecnico ambiente dell’Oncfs ha pochi dubbi: «Per noi è una specie selvatica naturale, che era conosciuta ma non censita, perché è un animale estremamente discreto, con abitudini notturne». E l’altro agente Carlu-Antone Cecchini, responsabile della ricerca “Chat forestier“, aggiunge: «Per noi la storia comincia nel 2008 con la cattura di un gatto in un pollaio di Olcani, a Cap Corse. Questo animale appartiene alla mitologia dei nostri pastori che raccontavano che si attaccava alle mammelle delle loro pecore e capre. E’ partendo da queste storie, trasmesse di generazione in generazione, che abbiamo cominciato le nostre ricerche».

Ricerche durate più di dieci anni e portate avanti grazie anche a delle trappole che nel 2012 hanno permesso di analizzare il genoma di questo misterioso felino. Benedetti dice che «Si distingue per il suo DNA dal gatto selvatico europeo (Felis silvestris silvestris)Si avvicina al gatto selvatico africano (Felis silvestris lybica)  ma la sua identità resta da determinare», così come restano un  mistero la sua riproduzione e il suo regime alimentare». Secondo Benedetti il ghjattu volpe potrebbe essere arrivato in Corsica «all’epoca della seconda colonizzazione umana, che risale a 6.500 anni circa prima della nostra era. Se questa ipotesi fosse confermata, la sua origine è mediorientale».

Quando i primi esseri umani arrivarono in Corsica (verso il 10.000 avanti Cristo) probabilmente ci trovarono solo dei roditori e dei pipistrelli, ma non grandi mammiferi. Sono stati i primi uomini a introdurre I mufloni e i cinghiali. Allora in Corsica viveva un piccolo mammifero, il prolago o coniglio-topo, che non è sopravvissuto all’invasione umana. Attualmente, in Corsica la presenza di mammiferi terrestri selvatici è abbastanza scarsa: 39 specie, 22 delle quali sono chirotteri. Il ghiattu volpe potrebbe essere la 40esima e più sorprendente.

Alcuni esperti italiani dicono che, nonostante il senzazionalismo che ha circondato la notizia nei titoli dei giornali corsi e francesi, la scoperta conferma sostanzialmente la presenza del gatto selvatico in Corsica e la sua somiglianza con la specie lybica, come per i gatti selvatici della Sardegna. Ma l’obiettivo dichiarato di Benedetti e dell’Oncf è quello che il ghiattu volpe entro 2 – 4 anni venga riconosciuto come specie e protetto.

I gatti studiati sono stati catturati in maniera indolore e non violenta  nel sottobosco della Val d’Asco,  in Alta Corsica, in un’area forestale selvaggia che si estende per 25.000 ettari in un territorio roccioso e molto ripido, ma raggiungibile in 45 minuti di trekking. I gatti- volpe sono lontani dalla presenza dell’uomo, possono trovare acqua e una copertura vegetale così da essere protetti dal loro principale predatore, l’aquila reale.

Cechini ha detto all’Afp che «Oncfs ha identificato 16 gatti volpe e ne ha catturato 12, tra i quali una femmina. Tutti sono stati rilasciati dopo un rapido esame». Il ghiattu volpe ha un aspetto molto simile a un gatto domestico soriano, ma gli esperti notano subito le differenze: il gatto volpe  è i media lungo 90 centimetri dalla testa alla fine della coda, ma orecchie molto larghe, vibrisse corte, canini molto sviluppati, tarsi delle zampe posteriori sempre molto nere” e ha il ventre color ruggine. La pelliccia è molto fitta per difendersi da pulci, pidocchi o zecche. La coda ha da 2 a 4 anelli scuri e sempre la punta terminale nera, le parti anteriori delle zampe hanno zebrature molto caratteristiche». Benedetti spiega ancora che «E’ la lunghezza della coda che ha fatto guadagnare loro il nome di gatto volpe da un capo all’altro dell’isola« e che questo felino «E’ stato osservato in diverse regioni corse». E i collari GPS applicati sui ghiattu volpe catturati in Val D’Asco confermano che questi felini si spostano sui vasti territori che arrivano fino a 2.500 metri di altezza.

Cecchini è molto soddisfatto per il lavoro fatto dall’Oncfs e conclude: «All’inizio pensavamo di essere pazzi ma oggi quando mostriamo quel che abbiamo come dati, le persone restano senza parole. Era un mito e oggi è una realtà».

Fonte: www.lefigaro.fr

www.corsicaoggi.com

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