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L’Erba di San Giovanni

Oggi è il giorno di San Giovanni, tradizionalmente dedicato alla raccolta dell’iperico, pianta da sempre presente nella medicina popolare.

L’iperico è l’erba della primavera (e dell’autunno). Un po’ per la depressione, che sovente colpisce o si inasprisce durante le stagioni di passaggio, un po’ perché l’olio di iperico (o meglio “all’iperico”) torna in auge in vista delle imminenti scottature solari.

Hypericum perforatum L. appartiene alla famiglia delle Guttiferae/Clusiaceae (o meglio alle Ipericaceae: per alcuni autori esse sono due gruppi distinti appartenenti alla stessa famiglia). Il nome di genere e famiglia fa riferimento alle ghiandole traslucide che è possibile notare osservando le foglie in trasparenza e che contengono oli essenziali.

Etimologia

Lo chiamano anche Erba di San Giovanni perché tradizionalmente si raccoglieva il 24 giugno; mentre il nome della specie ha etimologia incerta: c’è chi lo attribuisce al greco iper-eicon (sopra le icone, forse da un utilizzo sacro o magico della pianta, chiamata anche scacciadiavoli) e chi da ipo-ereike (sotto l’erica, a indicare la crescita spontanea di alcune piante fra l’erica), altri ancora da iper-ereiken (perforato in superficie).

Botanica

È una pianta tipica, che tutti possono individuare nei campi o sui bordi dei corsi d’acqua. Possiede infiorescenze a corimbo con fiori pentameri e giallo dorati, di cui caratteristico è l’alto numero di stami gialli (fino a cento) riuniti in tre fascetti. Il frutto è una capsula ovale che a maturazione si apre in tre valve, rivelando gli scuri semi cilindrici.

La droga è costituita dalle sommità fiorite, raccolte in giugno-luglio in piena fioritura tagliando sopra la base del fusto lignificata, e messe a seccare all’ombra.

Componenti principali

  • Iperforine (floroglucinoli, un tipo particolare di fenoli): fino al 6% della droga secca;
  • Ipericine (naftodiantroni): dovrebbero rappresentare almeno lo 0,08% della droga secca (meglio se 0,1-0,3%);
  • Flavonoidi (apigenina, amentoflavone, antocianine): non dovrebbero essere meno del 6%;
  • Composti minori: tannini, olio essenziale, altri fenoli.

Proprietà farmacologiche

Prima di diventare famoso come antidepressivo, l’iperico veniva impiegato come digestivo, spasmolitico, astringente, antiinfiammatorio e cicatrizzante. Era anche famoso nel settore liquoristico. Verso gli anni Novanta è tornato alla ribalta per le sue proprietà a carico del sistema nervoso, inizialmente tutte attribuite all’ipericina, mentre ora si dà più credito a un’azione combinata ipericina/iperforina, con una certa prevalenza di quest’ultima.

Gli studi clinici evidenziano queste attività:

  • miglioramento della trasmissione dei neurotrasmettitori catecolamine e serotonina (con riduzione della ricaptazione delle stesse),
  • stimolazione dei recettori del sistema GABAergico (implicato nel rilassamento e nell’ansia).

L’indicazione principale è quindi la depressione moderata/leggera (non sembra granché efficace nella depressione maggiore).

La depressione è un fenomeno complesso. Può essere grave/leggera/cronica/transitoria, può avere basi genetiche/endocrine, predisposizioni varie oppure cause esclusivamente esogene. Il tutto può costituire un mix con più o meno percentuale dell’una o dell’altra componente.

Nel 40-50% dei pazienti affetti da depressione si osserva un aumento della produzione di cortisolo e ACTH ipofisario. Un estratto metanolico di sola ipericina e flavonoidi può ridurre la produzione di interleuchina-6, mediatore implicato nella stimolazione di queste sostanze.

Da studi clinici emerge che una buona somministrazione può dare degli effetti tangibili in chi soffre di depressione non grave, effetti che però non si avvertono prima delle due settimane; inoltre l’assunzione non va interrotta prima dei due mesi.

La posologia su cui sono stati eseguiti gli studi, tuttavia, è di 900 mg di estratto di iperico in tre dosi al giorno, titolato fino al 5% di iperforina e al 30-50% di flavonoidi. Gli estratti commerciali vengono sottodosati per evitare di incorrere in problematiche (perché l’iperico ne ha parecchie). Certo la situazione è migliorata rispetto a un decennio fa, quando la normativa imponeva un massimo di 7 mg al giorno, ma le dosi efficaci si raggiungono soltanto con le preparazioni di tipo farmaceutico, con obbligo di prescrizione.

È evidente, quindi, che nemmeno la posologia casalinga consigliata nei libri di salute naturale ha una qualche valenza terapeutica, se non per preparazioni a scopo digestivo o per uso esterno come lenitivo. A tal proposito queste sono le preparazioni tipiche (fonte: Le erbe medicinali aromatiche cosmetiche di Fabbri editori):

  • Infuso: da 1 a 4 g al giorno in 100 ml d’acqua (una-due tazze al giorno);
  • Decotto (per uso esterno): 5 g in 100 ml (impacchi o sciacqui).
  • Tintura: 20 g a macero per 5 giorni in 100 ml d’alcol a 20°, un cucchiaino dopo i pasti.

Controindicazioni e interazioni

Come la maggior parte degli estratti fitoterapici, l’iperico non va assunto durante gravidanza, allattamento, periodo pre-operatorio e malattie psichiatriche gravi. L’iperico ha presentato interazioni (o sospette tali) con numerosi farmaci, dei quali spesso ne riduce l’efficacia:

  • digossina
  • verapamile
  • nifedipina
  • anticoagulanti orali
  • immunosoppressori (es. ciclosporina)
  • antivirali (spt. indinavir)
  • estroprogestinici (riportate gravidanze e mestruazioni anche dopo una settiana di utilizzo)
  • metadone
  • omeprazolo
  • sildenafil
  • simvastatina
  • chemioterapici
  • alcol (aumenta il tempo di sonno)
  • reserpina
  • irinotecan, docetaxel, imatinib (sperimentale)
  • anticonvulsivanti
  • teofillina (non confermata)

Sarebbe da evitare l’uso concomitante con altri inibitori della ricaptazione della serotonina, mentre non sembra interferire con gli inibitori delle monoaminoossidasi.

Alcune di queste interazioni sono state nel tempo messe in dubbio sulla base di review dei vari studi/casi clinici relativi: in particolar modo quelle con teofillina e SSRI. In ogni caso, quando si assume un farmaco appartenente alle categorie suddette, è bene consultare il medico se si vuole integrare con l’iperico.

Effetti collaterali

Gli effetti collaterali sono stati rilevati soltanto nel 2,4% dei pazienti.

  • Fotosensibilizzazione in trattamenti ad alti dosaggi (es. 1800 mg/die, il doppio della dose raccomandata) o per endovena con ipericina sintetica. Questo aumenta la probabilità di eritemi dopo esposizione al sole, ma ciò non accade mai alle dosi terapeutiche. Attenzione all’assunzione concomitante di altri farmaci fotosensibilizzanti (es. tetracicline): anche questo sembra però dipendere dal dosaggio.
  • Un caso di sovradosaggio ha causato necrosi del midollo osseo.
  • Gli estratti di iperico presentano potenziale mutageno nullo (l’unica molecola che presenta attività mutagena è la quercetina, che però è ubiquitaria e la quantità che se ne assume con l’alimentazione o la terapia non ha alcuna tossicità).
  • Concentrazioni di iperico 1000 volte superiori a quelle terapeutiche hanno mostrato, tra l’altro solo in provetta, una riduzione della fertilità (quindi nessun problema in questo senso).
  • L’estratto di iperico sembrerebbe ritardare il tempo di eiaculazione.

L’oleolito di iperico

Altro utilizzo tradizionale dell’iperico, l'”oleolito” è un macerato di fiori/foglie/altro in olio vegetale, per distinguerlo dagli “oli” propriamente detti, che sono estratti per spremitura o per solvente e che sono intrinsechi alla pianta/frutto ecc…, dall’olio essenziale estratto da fiori e foglie per distillazione e dall’ “olio fisso”, estratto dai semi dell’iperico.

In ogni caso, l’oleolito si può trovare con altre diciture: “olio DI iperico”, “olio ALL’iperico” ecc…, ed ha un colorito rosso vivo.

Di solito l’olio di macerazione è quello di girasole, ma se ne utilizzano anche altri (palma, mandorla, lino, vinacciolo, oliva, quest’ultimo soprattutto nelle preparazioni casalinghe).

C’è anche chi macera nell’olio di neem. Il neem, o Azadirachta indica, è un albero molto popolare soprattutto in India e in Birmania, dove se ne utilizzano diverse parti a scopo medicale. Dai suoi semi si estrae un olio ricco in azadiractina, componente ad azione insetticida e acaricida, ma non rintracciabile in un oleolito lasciato macerare al sole (processo comune per l’oleolito di iperico) in quanto instabile alla luce.

Produzione dell’oleolito di iperico

Una procedura standard e ben fatta prevede l’utilizzo di parti aeree fiorite fresche o secche (solitamente il rapporto è di 250 g di droga per litro d’olio). Il materiale vegetale, previo lavaggio, viene sottoposto ad asciugatura dall’umidità residua tramite sali igroscopici (solfato di sodio, silice igroscopica, ma anche normale sale da cucina).

La macerazione è generalmente di uno o due mesi, alla luce o in luogo caldo per favorire la fermentazione e la dissoluzione dei principi attivi dalla droga all’olio. Sarebbe bene aggiungere al macerato degli antiossidanti (es. acido ascorbico) che pur non sciogliendosi riducono il rischio di ossidazione, processo da non sottovalutare in un composto lasciato a fermentare al caldo e per giunta con materiale vegetale parzialmente umido.

Componenti dell’oleolito

Ipericina e Iperforina sono presenti in scarsissima quantità nel prodotto finale. L’ipericina è il composto a cui si attribuisce l’azione fotosensibilizzante (cioè infiammatoria a livello della cute per effetto dei raggi solari); a freddo, però, ha una solubilità in olio molto bassa e inoltre tende a decomporsi col tempo (rimangono concentrazioni nell’ordine delle ppm). Sembrerebbe inoltre che tali molecole siano troppo grosse per l’attraversamento della barriera cutanea. Quindi, poca o nulla azione fotosensibilizzante. L’iperforina solubilizza meglio, ma anch’essa subisce una forte decomposizione nel tempo che la porta a poche ppm di concentrazione. Perciò, non si può nemmeno dire che l’olio abbia le proprietà antidepressive descritte per l’estratto, né ingerito né tantomeno per assorbimento cutaneo. Alcuni parlano di acido clorogenico… ma non è liposolubile e inoltre viene degradato al calore, per cui nell’olio di iperico se ne trova molto poco.

Si ritrovano, invece, molti composti flavonoidici, ad azione antinfiammatoria.

Il tipo di olio di macerazione modifica il profilo estrattivo dei vari soluti:

  • la quercetina (spesso usato come marker della frazione flavonoidica), si ritrova in quantità maggiori laddove l’estrazione è fatta con olio di palma (20 ppm) piuttosto che in olio di girasole (15 ppm) o d’oliva (6 ppm);
  • l’uso di solventi lipofili isolati (octyldodecanol, squalene, polisobutene e loro miscele con oli vegetali) aumenta la concentrazione di iperforina estratta, oppure la stabilità del macerato;
  • gli oli ad alto contenuto di acidi grassi poliinsaturi (vinacciolo, mais, germe di grano) e di polifenoli (olio d’oliva) sinergizzano con l’azione dell’iperico stesso, incrementandone l’azione lenitiva;
  • l’oleolito derivato dall’uso di estratti alcolici al posto delle sommità fiorite è molto più ricco di ipericina e iperforina e molto più veloce da preparare, ma anche il rischio di reazioni avverse è maggiore

Proprietà

Gli usi dell’oleolito di iperico sono giustificati dall’azione dei flavonoidi combinata con quella dell’olio di macerazione (gli oli hanno azione emolliente e protettiva sulla cute):

  • antiinfiammatoria (tipico è l’utilizzo sulle scottature, ma anche su eritemi e lesioni di altro tipo)
  • antiossidante (iperforina e flavonoidi)
  • antimicrobica e antivirale (attribuite però maggiormente a iperforina e ipericina)
  • psoriasi, tumori della pelle, cheratosi attinica, epiteliomi (ma solo con ipericina pura od oleoliti ad alto contenuto di sostanze fotosensibilizzanti, non con il normale prodotto casalingo a base di oli vegetali…)

Il blog di Fabio Firenzuoli

Nononsensecosmethic

F. Firenzuoli, Interazione tra erbe, alimenti e farmaci, 2009 Tecniche Nuove

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2 thoughts on “L’Erba di San Giovanni

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