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Moringa: l’albero “dei miracoli”… per i produttori locali

Ci sono piante considerate la risposta a tutte le esigenze sia dei Paesi in via di sviluppo sia di quelli più avanzati. Come il Baobab, anche la Moringa sta conoscendo ovunque, negli ultimi anni, il suo periodo di gloria.

Moringa oleifera (Fam. Moringaceae) è il nome botanico di questa nuova pianta entrata a far parte della fitoterapia occidentale come “erba miracolosa”. Sicuramente lo è per gli abitanti delle zone più aride del mondo, in cui questa pianta si ambienta egregiamente. Cosa c’è di vero nelle proprietà che le vengono attribuite? Si tratta davvero di una panacea?

Botanica e utilizzi

Al genere Moringa afferiscono 13 specie di piccoli alberi e arbusti, tra cui le più importanti sono oleifera e stenopetala (l’“albero del cavolo”).

La Moringa oleifera è un albero tropicale molto rustico, in grado di sopravvivere nelle zone più siccitose del mondo, e nei Paesi in via di sviluppo è una risorsa multiforme: fornisce cibo (foglie, frutti, semi, radici), combustibile, estratti medicinali e cosmetici, materiale per la concimazione, lubrificanti. Lo scarto della lavorazione dei semi è inoltre usato per la purificazione delle acque, grazie alla presenza di alcune sostanze in grado di agglomerare i vari soluti che possono poi essere facilmente allontanati.

Le radici di Moringa hanno un sapore leggermente piccante, che ricorda quello dei ravanelli (per questo l’appellativo “albero del rafano” o “del ravanello”). Infatti la famiglia delle Moringaceae appartiene all’ordine Brassicales, cui afferiscono le Crucifere, tipicamente ricche in principi attivi piccanti (glucosinolati). La pianta produce foglie composte da piccole e robuste foglioline tonde, fiori bianchi ricchi di nettare e lunghi baccelli chiamati anche “bacchette di tamburo”, contenenti i semi sferici.

Le “bacchette di tamburo”, i frutti di Moringa

Può raggiungere i nove metri d’altezza ed è diffuso in Africa orientale e nel sud-est asiatico (soprattutto in India), dove ricopre aridi versanti collinosi o entra a far parte di boschi tropicali decidui. Le sue origini si ipotizzano ai piedi della catena himalayana.

Viene coltivata in Africa, in Asia tropicale, in America Latina, nei Caraibi, in Florida e nelle Isole del Pacifico (dati FAO). La sua coltivazione potrebbe costituire un’interessante riqualificazione di zone dove non cresce altro, sfruttando l’enorme resilienza di questa pianta e la sua versatilità nell’alimentazione umana. Ma potrebbe anche permettere la produzione di energia sostenibile (come materia prima biocombustibile), in quanto non sottrae risorse e spazio ad altre colture alimentari.

Nei Paesi africani e asiatici riveste grande importanza nell’alimentazione della puerpera e del bambino, e nella protezione del terreno dall’erosione provocata dal vento. La polvere di Moringa, usata come detergente per le mani, contribuisce a proteggere le popolazioni locali da Escherichia coli, che in quelle zone è responsabile di infezioni anche letali.

I semi

I semi di Moringa vengono consumati crudi, cotti o tostati. Vi si estrae inoltre un olio cosmetico e alimentare noto da sempre in tutti i Paesi tropicali come olio di Ben (o di Behen). Di sapore dolciastro e odore neutro, mostra una composizione simile a quella dell’olio d’oliva. Contiene infatti un’ottima percentuale di acido oleico (intorno al 70%), un acido grasso monoinsaturo che contribuisce all’azione lenitiva su pelle e mucose, ed è inoltre meno soggetto a irrancidimento rispetto al polinsaturo acido linoleico, contenuto in percentuali più alte in altri oli (esempio mandorla). Il vantaggio, rispetto all’olio di oliva, è che i semi di Moringa presentano una resa superiore anche del 20%. L’olio presenta inoltre buone concentrazioni di Vitamina E (anche se inferiori a quelle di soia e mais).

Le foglie

In Italia, per ora, è facile reperire in erboristeria o nei negozi biologici le foglie di Moringa in forma di polvere o capsule. La polvere (detta anche farina) si può miscelare con acqua, succhi, yogurt, nella dose di uno-tre cucchiai al giorno per un paio di mesi circa; il suo colorito verdastro può risultare sgradevole alla vista, mentre il sapore possiede un leggero retrogusto piccante dovuto ai principi attivi solforati (tipici dei “cugini” cavolo, broccoli, rucola ecc…)

polvere ottenuta dalle foglie di Moringa

Le foglie intere si consumano crude o cotte: le prime hanno un maggiore contenuto in vitamina C, nelle seconde essa viene in parte degradata, ma in compenso c’è maggiore biodisponibilità di ferro. Questo non è un problema nella dieta dell’uomo occidentale (a meno di particolari carenze) ma può rappresentarlo nei Paesi in via di sviluppo.

Quali sarebbero i reali benefici apportati da un’assunzione giornaliera di Moringa?

Essa viene tradizionalmente impiegata in diverse patologie (ipertensione, diabete, problematiche al fegato, ai reni e al metabolismo, disturbi gastrointestinali, reumatismi), ma gli studi (da PubMed) confermano solo le seguenti attività:

  • ricostituente: le foglie sono ricche di vitamine (specialmente A e C), minerali (calcio, ferro, potassio, magnesio), proteine di alto valore nutritivo;
  • antimicrobica e antinfiammatoria: grazie ai principi attivi solforati (isotiocianati), che agiscono soprattutto contro Stafilococchi e Streptococchi e nelle patologie infiammatorie croniche (artriti, dermatiti);
  • antiossidante: grazie al contenuto in flavonoidi (ma si tratta di un’attività comune alla maggior parte degli estratti vegetali)
  • leggermente immunostimolante.

In laboratorio è stata notata una certa azione inibitoria nei confronti delle cellule cancerose da parte dei composti solforati. L’attività anticancro resta però ancora in attesa di conferme. Interessanti anche le potenzialità antiretrovirali di alcuni estratti, che potrebbero in un futuro essere studiati come supporto nel trattamento contro l’HIV.

Foglie e semi contengono inoltre alcune proteine strutturalmente simili all’insulina: per tale motivo la pianta viene utilizzata (senza però riscontro sperimentale) per ridurre la glicemia o in associazione ai farmaci antidiabetici. A parte le necessarie cautele, si raccomanda di evitare l’associazione Moringa – farmaco, in quanto potrebbero verificarsi interazioni.

Al momento non sono note controindicazioni particolari, mentre gli effetti collaterali possono concernere nausee o lievi disturbi gastrointestinali in soggetti sensibili ai composti solforati.

Moringa oleifera in fruttificazione

Conclusioni

La Moringa è certo un albero dalle mille proprietà, ma l’appellativo “miracoloso” è da riferire alla sua utilità come risorsa materiale ed economica nei Paesi di provenienza.

Per quanto riguarda la fitoterapia occidentale, non bisogna scadere in facili ottimismi. La Moringa rimane un buon integratore in caso di malassorbimento o aumentati fabbisogni, un piccolo supporto in caso di malattie infiammatorie croniche; ma tutte le altre potenzialità non hanno ricevuto conferme cliniche precise.

Si auspica che la sua crescente importanza non diventi pretesto per uno sfruttamento pesante del territorio e della manodopera locali come accaduto per altre colture, ma rimanga prerogativa di progetti che soddisfino le nuove esigenze occidentali favorendo nel contempo l’economia e l’ecologia del Paese produttore.

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