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Gli alberi e la salute emotiva dell’uomo

Il valore terapeutico degli alberi è riconosciuto da tempo. Non soltanto a livello fisico, come materia prima di partenza per la costituzione di molecole curative, per la stabilizzazione del microclima e la purificazione dell’atmosfera, ma anche psicologico. Probabilmente questo è dovuto a ciò che la natura ha sempre rappresentato per noi, fin dai primordi dell’uomo: cibo, riparo, tranquillità e svago.

Già negli anni Ottanta, da alcune ricerche era emerso che le persone provavano emozioni positive se sottoposte a scenari naturali. Vi sono discreti effetti dimostrati anche sull’ansia, la pressione sanguigna e il dolore. All’opposto gli scenari più asettici (mura spoglie, illuminazione artificiale ecc.) sono correlati a un certo calo dell’umore, il che diventa problematico negli ospedali, dove l’umore può influenzare la qualità e la durata della degenza. Negli anni Novanta lo psicologo di un’università texana, Robert Ulrich, indagò come il tipo di panorama dalle finestre di un ospedale influenzasse la prognosi di alcuni pazienti operati di cistifellea, e riscontrò nei degenti delle camere che davano su una macchia vegetativa una remissione più veloce rispetto a chi si trovava altrove, con un minore ricorso a sedativi e meno complicazioni.

Per questo le piante da interni sono ormai presenti un po’ ovunque, e le nuove strutture si progettano quasi sempre in modo che siano cinte di aree verdi. In alcuni Paesi, specialmente in America, sta prosperando una nuova tendenza: quella degli scenari arborei artificiali. Si tratta di pannelli (spesso luminescenti) con immagini realistiche di panorami verdeggianti installati sul soffitto o a mo’ di finestra. Il costo è elevato, ma le amministrazioni ospedaliere sono disposte a spendere tali cifre in cambio di un’evidente miglioramento nella qualità di vita dei pazienti e del personale.

Questi effetti sono ravvisabili anche in altri ambiti. Per esempio, in uffici privi di finestre gli impiegati erano meno stressati in presenza di piante d’appartamento; mentre alcuni studenti sottoposti a filmati ansiogeni si calmavano prima se questi erano alternati a filmati sulla natura, piuttosto che su un’ambientazione urbana.

Tra le piante, gli alberi sono il tipo di vegetazione che pare avere più effetti positivi. Questo potrebbe dipendere da un retaggio primitivo, in cui l’albero rappresentava per l’uomo la propria casa e un punto sopraelevato per tenere sotto controllo l’area circostante. Col passare del tempo, l’albero è diventato il simbolo della maestosità della natura, simbolo di forza e resilienza. Gli alberi sono preferiti ai cespugli, per ovvi motivi, lungo il ciglio dei viali e nei parchi cittadini. In genere il verde è il colore prediletto (poiché allude alla salute), ma anche le sfumature giallo-arancio-rosso non mancano di suscitare in noi emozioni positive.

Esiste perfino una “ipotesi della savana” teorizzata dallo zoologo americano Orians, secondo cui le aree verdi preferite dagli uomini sarebbero quelle caratterizzate da ampi spazi e alberi con chiome basse e larghe, peculiarità della savana, la culla dell’umanità.

Egli notava come spesso si tendesse a riprodurre queste caratteristiche nei parchi e anche nell’ambito delle potature. Questo è ben visibile nei giardini formali giapponesi, dove i canoni estetici richiedono alberi dalla chioma larga e tronco basso, ottenuti per selezione o pesanti potature, mentre gli altri tipi di formato vengono utilizzati altrove.

Per provare questa teoria Orians reclutò duecento volontari sottoposti alla visione di svariati scenari: gli alberi tozzi a chioma larga furono giudicati statisticamente più interessanti rispetto agli altri.

La visualizzazione

Un altro utilizzo dell’albero in terapia è quello della visualizzazione.

La visualizzazione è una tecnica utilizzata in molti ambiti (dagli ospedali al lavoro) per ricercare un po’ di sollievo dallo stress e dalla malattia, e consiste proprio nel visualizzare immagini che infondono calma oppure motivazione (per esempio l’immagine di sé stessi sani invece che malati, oppure dei propri globuli bianchi che combattono la malattia come squali).

Pare che questa pratica stimoli la produzione di mediatori del benessere come la dopamina e regoli il flusso di onde alfa (le frequenze tipiche dell’attività cerebrale in stato di rilassamento), riducendo ansia e dolore.

Alcuni gruppi di ricerca utilizzano la visualizzazione di alberi e foreste per lenire il dolore, la depressione e l’ansia nelle patologie croniche, e per ridurre la frustrazione che può esacerbare gli effetti collaterali delle terapie. In America è stato anche varato un progetto dedicato ai bambini che devono sottoporsi a chemioterapia, a cui vengono mostrate delle storie: una di queste parla di un albero che rimane comunque “albero” anche dopo aver perso un ramo.

Altri gruppi integrano gli alberi nei progetti di recupero da traumi. Per esempio, in caso di violenza domestica l’albero è stato usato come simbolo di vita, di forza e di guarigione dai maltrattamenti subiti, un mezzo per imparare a riacquistare l’autostima. Non sono rari, inoltre, i progetti che prevedono la piantumazione di alberi per onorare le vittime di attentati o stragi, come nel caso dell’11 settembre.

La simbologia

L’albero è un potente simbolo che evoca resilienza. È in grado di rigenerare le ferite, di adattarsi ai venti e di sopravvivere nonostante ingenti perdite. Alcune specie sono in grado di vivere in terreni aridi dove non cresce altro; altre, come il salice piangente con i suoi rami ricurvi, simboleggiano la perseveranza malgrado le avversità; altre ancora producono semi in grado di rimanere dormienti finché le condizioni saranno adatte alla germinazione. L’albero è anche un sistema che può adattarsi alle variazioni ambientali o modificare l’ambiente circostante, in un continuo scambio. Questo principio si applica anche nella psicologia sociale, dove l’individuo è visto non come predeterminato, ma in costante rapporto con l’ambiente e le proprie esperienze, che lo influenzano e che egli stesso può influenzare in parte.

L’albero che utilizza l’energia solare per la fotosintesi diventa la metafora dell’uomo che ricerca la propria energia spirituale nella creatività e nelle relazioni. Le sue foglie, una volta decomposte, tornano nel ciclo dei nutrienti: ecco perché spesso l’albero rappresenta, in ogni cultura umana, la ciclicità della vita. Le sue radici simboleggiano la stabilità, l’ancorarsi a qualcosa, il suo sviluppo ordinato nonostante i mutamenti esterni incoraggia a ritrovare un equilibrio a seguito di una crisi. Infine, nella cultura yoga e zen, l’albero è il simbolo della calma e della meditazione.

Nonostante tutto ciò, anche gli alberi possiedono una certa fragilità, ed è propri grazie a questa che l’uomo può sentirli più “simili” a sé. Un misto di forza e delicatezza, come quello che caratterizza l’uomo quando affronta i suoi disagi esistenziali ed emozionali.

Nadkarni N., Tra la terra e il cielo. La vita segreta degli alberi, 2010, Elliot Edizioni

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