Descritto da chi lo conosceva bene come persona umile, allegra e generosa, Louis era nato a Olean (Stati Uniti) nel 1917 figlio di Anthony e Louise, immigrati italiani da Castelletto di Brenzone (Verona), che si erano imbarcati ad Anversa, ed erano giunti a Ellis Island a bordo del Finland nel 1903. Trasferitosi nel 1919 con il resto della famiglia a Torrance (in California), frequenta la Torrance High School tra varie difficoltà: Louis, come i suoi familiari, non parlava l’inglese, e per questo era vittima di bullismo. Ebbe un’infanzia e un’adolescenza molto turbolente, ha iniziato a fumare a 5 anni e a bere a 8, fino a quando non si è innamorato della corsa grazie al fratello Pete: “Se resisti, puoi farcela” era il suo motto.


Nel 1934, Zamperini stabilì il record mondiale interscolastico del miglio e poi partecipò al campionato CIF California State vincendolo e ottenendo così una borsa di studio per la University of Southern California. Nel 1936, Zamperini decise di provare a qualificarsi per le Olimpiadi di Berlino partecipando ai Trials. Gli atleti dovevano pagarsi da soli viaggio e spese: per il viaggio gli andò bene perché suo padre lavorava nella ferrovia ed ebbe i biglietti gratis, per le spese invece ci fu una colletta dei commercianti della sua città.
Nella finale olimpica arrivò solo ottavo ma ottenne il record di velocità nell’ultimo giro che percorse in soli 56 secondi, e si meritò l’ammirazione di Hitler che volle stringergli la mano: mano: “Ah, tu sei il ragazzo con il finale veloce!” gli disse semplicemente.

Al ritorno della spedizione in Germania era ingrassato di cinque chili perché, come si legge nella sua biografia, non riusciva a resistere davanti a tutto quel cibo gratis e riusciva a mangiare anche sette fette di torta a colazione più abbondanti porzioni di uova e bacon.


Nel 1940, svanito il sogno di partecipare alle Olimpiadi di Tokyo, cancellate a causa del secondo conflitto mondiale, fu arruolato come bombardiere nell’aviazione. Nel 1943 in un incidente aereo precipitò nell’Oceano Pacifico col suo B-24. Degli 11 uomini dell’equipaggio sopravvissero solo in tre: Louis, Russel Allen Phillips e Francis McNamara. A bordo di una zattera gonfiabile dovettero affrontare le tempeste e la fame: si nutrivano solo di pesce crudo catturato usando come esche degli albatros. Il 34° giorno Mcnamara morì, gli altri due resistettero per 47 giorni, fino ad sbarcare su una delle isole Marshall dove furono catturati dalla marina giapponese e deportati in una prigione militare comandata dal feroce sergente Watanabe soprannominato dai prigionieri The Bird (l’uccello) che lo sottopose a numerose umiliazioni e torture sia fisiche che psicologiche. L’uomo ha sottoposto Louis a ogni tipo di violenze e vessazioni (forse per una sorta di rivalsa nei confronti del giovane, che a Berlino aveva sconfitto il campione giapponese Kohei Murakoso), ma il sottotenente non si è mai piegato a Watanabe. All’opposto, la terribile prigionia ha reso ancora più profonda e salda la fede che Louis aveva iniziato a maturare durante la lunga deriva nell’Oceano Pacifico.

Il sergente poi lasciò il campo, ma per ironia della sorte quando i prigionieri dovettero lasciare a loro volta il campo dopo un bombardamento dell’aviazione americana, ritrovò il suo carnefice in un’altra prigione. Dopo due anni di prigionia  fece  ritorno in patria al termine del conflitto, accolto come un eroe. Nel 1946, esattamente il 7 dicembre, in occasione del quinto anniversario dell’attacco di Pearl Harbor, l’aeroporto di Torrance viene rinominato Zamperini Field in suo onore.

Nello stesso anno si sposa con la fidanzata Cynthia Applewhite, con la quale ha avuto due figli ed è rimasto fino alla morte di lei (avvenuta nel 2001). Tuttavia, i primi tempi non sono stati facili, Louie fu affetto da incubi e da un  disturbo mentale paralizzante che decenni dopo è stato classificato come DPTS, disturbo post-traumatico da stress. Nei quattro anni successivi al suo internamento, ha combattuto contro un’ansia paralizzante, l’alcolismo e i demoni che lo visitavano ogni volta che andava a dormire.

Louis ha raccontato di avere avuto a lungo incubi in cui strangolava i suoi aguzzini e di avere iniziato a bere pesantemente. La svolta è arrivata nel 1949, quando la moglie lo ha fatto avvicinare alla Chiesa Cristiana Evangelica. L’uomo ha ritrovato la fede nata durante la deriva nell’oceano e la prigionia e si è liberato dall’ossessione del passato, uno dei suoi temi preferiti è quello del perdono, al punto che decide di fare visita a molti dei soldati che lo tenevano prigioniero durante la guerra per dimostrare loro di averli perdonati recandosi nel 1950 in Giappone per abbracciare ognuno dei suoi antichi aguzzini.

Penso che la cosa più difficile nella vita sia quella di perdonare. L’odio è autodistruttivo. Se odiate qualcuno, la persona che odiate non sta male, starete male voi. Si tratta di una guarigione, in realtà, si tratta di una vera e propria guarigione, il perdono.

Tornò a Tokyo nel 1997, all’età di 80 anni, e portò per un tratto la torcia olimpica in occasione dei Giochi olimpici invernali di Nagano 1998. In quell’occasione tenta di incontrare il suo più terribile aguzzino, Mutsuhiro Watanabe, ma quest’ultimo si rifiuta di vederlo. “The Bird” morì nell’aprile del 2003, senza chiedere perdono: “Non obbedivo a degli ordini.  Obbedendo ai miei sentimenti trattavo i prigionieri da nemici del Giappone.” dichiarò alla Cbs, che lo aveva stanato a Tokyo in quel 1998.

Nel 2005 Louis visita lo Stadio Olimpico di Berlino dove aveva corso circa settanta anni prima. Morì il 2 luglio del 2014 a Los Angeles a causa di una polmonite. Aveva 97 anni.

Colui che perdona non porta mai il passato sul volto. Quando perdoni, è come non fosse mai successo. Il vero perdono è pieno e totale.

Nel 2002 Zamperini e la scrittrice Laura Hillenbrand hanno iniziato una collaborazione durata otto anni. Ha chiesto al novantenne il permesso di scrivere un libro sul suo vissuto ed è nato il bestseller “Sono ancora un uomo. Una storia epica di resistenza e coraggio”, rieditato poi col titolo “Unbroken”.

I due si sono incontrati di persona solo dopo la pubblicazione del libro: l’autrice aveva bisogno di immaginare Louie come il giovane attaccabrighe il cui spirito lo avrebbe trasformato in un eroe, Louie era occupato in impegni di beneficenza e prediche.

L’attrice e regista Angelina Jolie, Jolly, come affettuosamente la chiamava Zamperini, ha avuto il merito di far conoscere al grande pubblico questo straordinario esempio di resilienza grazie al film “Unbroken”, visto dallo stesso Zamperini poco prima di morire. “Mi ritengo fortunata ad averlo conosciuto mentre era ancora in vita e ad averlo fatto conoscere ai miei figli.” ha dichiarato la Jolie “È un esempio di persona che spero che terranno a mente per sempre. Shiloh, mia figlia, gli è rimasta così affezionata che è voluta venire con me al suo funerale.”

Louis e Jolly

Perché scegliere una storia del genere per un film?  “Da regista cerco storie che possano ispirare positivamente sia me che il pubblico.”

La gente mi dice: “Sei proprio un ottimista!” Io sono un ottimista? Un ottimista dice che il bicchiere è mezzo pieno. Un pessimista dice che il bicchiere è mezzo vuoto. Un sopravvissuto è pratico. Egli dice: “Vedilo come vuoi, basta che il bicchiere venga riempito!” Credo nel riempire il bicchiere.

Fonte d’ispirazione:

Laura Hillenbrand: Sono ancora un uomo.

Louis Zamperini: Vivi! La vita che vuoi.

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