Immagina un attimo: hai deciso di attraversare a vela l’oceano Atlantico e lo vuoi fare su un semplice gommone, senza nemmeno portarti cibo e acqua. Difficile immaginarsi il perché,  nessuno sano di mente lo farebbe, o no? E invece qualcuno, negli anni 50 lo ha fatto! E per un’ottima ragione!

Alain Bombard era un medico navigatore rimasto famoso nel mondo delle grandi avventure di mare per una impresa eccezionale. Nel 1952 dalla rada di Las Palmas nelle Canarie si lanciò nell’oceano Atlantico con un gommoncino di soli 5 metri x 2 e una veletta primordiale che alzava su un remo messo in verticale. Un pazzo? Il mondo dei sette mari è sempre stato pieno di pazzi e dunque non ci sarebbe da meravigliarsi. Ma il dottor Alain Bombard non era pazzo.

Si stava lanciando in una impresa «impossibile» per dimostrare una cosa: che un naufrago può sopravvivere a lungo in mare nutrendosi di ciò che il mare offre. Le cronache e i naufragi che lui aveva attentamente studiato mentre lavorava come biologo ricercatore all’ Istituto oceanografico di Monaco, gli avevano suggerito l’idea che un naufrago non avesse bisogno di costose e complicate zattere di sopravvivenza ma piuttosto di una buona conoscenza del funzionamento della macchina umana e del suo rifornimento giornaliero. Così partì avendo a bordo solo ami e lenze, sacchetti di cotone, una bussola, riserve di cibo e acqua ben sigillate  da usare solo in caso di estrema necessità e che in ogni caso non vennero mai aperte e soprattutto con uno strano apparecchio che sembrava uno spremiagrumi casalingo.

Ed era in realtà uno spremiagrumi, solo che lui lo aveva modificato invertendo la parte su cui si poggia la mezza arancia. In questo modo nella fossetta che si era creata lui metteva un pesce squamato e disliscato e poi tagliato a tocchetti. Spremeva e beveva l’acqua che ne ricavava. Con i sacchetti raccoglieva il plancton, che abbonda negli oceani e di cui si nutrono anche le balene con le loro enormi fauci e che lui ingurgitava con grande piacere del palato. Il pesce crudo era comunque l’alimento più ricorrente nel menu quotidiano. Di tanto in tanto beveva anche un po’ di acqua di mare. E fu proprio questo a procurargli la fama del pazzo scriteriato perché la medicina considerava l’ acqua di mare un tabù pericolosissimo, specialmente per i reni. Dieci anni dopo la sua impresa l’ Organizzazione mondiale della sanità ancora ne sconsigliava l’ uso.

L’ispiratore dell’impresa: Thor Heyerdal a bordo del Kon-tiki

Bombard partì comunque. Decise di mettere in pratica le sue teorie ispirandosi a un viaggio famosissimo: la spedizione del 1947 di Thor Heyerdhal su una zattera primitiva di nome Kon-tiki, con il quale navigo dal Perù alla Polinesia con altri 3 uomini. L’etnografo norvegese voleva voleva provare la teoria secondo la quale in origine i popoli polinesiani partirono verso il Sud americano con poco cibo, acqua o altre scorte.

L’impresa dell’allora ventottenne Bombard era ancora piu più rischiosa. Rimase per gran parte dei 65 giorni del suo viaggio in balìa dei venti e soprattutto delle correnti. Nelle calme equatoriali il suo «Heretique» procedeva, raccontò una volta, come seguendo i contorni dei petali di un fiore, cerchietti su cerchietti percorrendo moltissime miglia ma rimanendo quasi sempre nello stesso posto. Anche il battello era una novità assoluta per quegli anni: un gommone. In commercio ancora non esistevano ma una ditta francese, la Zodiac, diventata poi famosa in questo campo, aveva costruto i battellini per i piloti che cadevano in mare. Costruendo l’ Heretique sulle necessità di Bombard finì per costruire quello che poi divenne, con un motore fuoribordo a poppa, il prototipo di tutti i gommoni.

L’imbarcazione doveva trasportare due persone, Alain e il suo amico e navigatore Jacques Palmer; partirono dal principato di Monaco il 25 maggio 1952 dirigendosi attraverso il mediterraneo verso ovest e l’oceano Atlantico e le Americhe. Già nelle prime due settimane, i due si trovarono a fare la fame nella vuota vastità dell’oceano. Riuscirono a catturare un solo grosso pesce. Non era sufficiente, ovviamente, ma quantomeno li tenne in vita ancora un po’. Palmer non riusciva a mandar giù l’acqua di mare, per problemi di salute, ma per fortuna c’era nebbia ogni mattina che consentì loro di accumulare quasi 4 litri di acqua potabile.

Jacques e Alain

Era chiaro però che l’amico di Alain non avrebbe mai potuto portare a termine l’impresa. Il maltempo non portò solo acqua da bere. Da soli nell’oceano, circondati da banchi di nebbia, la visibilità è praticamente nulla; anche i navigatori più esperti la temono: la nebbia porta con sé misteri e terrore. Un giorno, Alain e Jacques sentirono il rumore di una nave vicino a loro, e ne videro anche le luci che si avvicinavano sempre di più, così come il rombo dei motori diventava più assordante, con i due amici che cercavano in tutti i modi di farsi notare dalla grossa imbarcazione e non finire investiti. D’improvviso, una folata di vento spazzò via la nebbia, e Alain e Jacques restarono di sasso per cosa videro: attorno a loro non c’era nessuna nave. Se pure c’era stata, era già sparita! O forse era stata solo un’allucinazione: i due giovani erano ormai esausti. Eppure giurarono di aver visto e sentito chiaramente quella nave.

Pochi giorni dopo arrivarono a Tangeri, in Marocco e qui Palmer si arrese e si ritirò dall’esperimento. Jacques se l’era davvero vista brutta, mentre Alain era ancora più convinto che quanto da loro vissuto stava dimostrando la verità della sua teoria, e che poteva farcela!

L’Atlantico non sembrò premiare il suo coraggio. Quasi subito, si scatenò una tempesta. Alain si rese conto in quel momento di non essere minimamente preparato. Le onde erano enormi, e lui non aveva alcunché con cui buttar fuori l’acqua dalla sua zattera. Non fosse stato un gommone, forse quella sarebbe stata la tragica fine dell’epico viaggio di Alain, e della sua vita! Doveva comunque trovare immediatamente una soluzione: usò il suo cappello per togliere l’acqua dalla barca.

I guai però erano solo cominciati. Il vento era talmente forte che la vela si disintegrò. Si dice spesso che bisogna fare “di necessità virtù” e andare oltre i propri limiti in situazioni estreme, ed è proprio quello che fece Alain. Passata la tempesta, con il suo Eretico malandato ma ancora a galla, Alain riuscì a riparare la vela.

Come se quello fosse stato un crudele test dell’Atlantico, le acque attorno ad Alain si calmarono, e cominciò ad esserci abbondanza di pesci. Da quel punto in poi, Alain aveva l’opportunità di rimpinzarsi di pesce e acqua. Ma la sua dieta non era certo salutare. Il Dr. Bombard soffrì di fortissime irritazioni, e sul suo corpo spuntarono vesciche dolorose. Era chiaro che fosse gravemente malnutriti, inoltre uno di quei pesci quasi lo fece affondare; e non era nemmeno uno squalo, era un pescespada.

L’obiettivo del suo viaggio era provare che fosse possibile sopravvivere dispersi in mare, ma nulla vietava ad Alain di cercare di farsi notare dalle navi di passaggio. Ma capì presto che era più facile a dirsi che a farsi. Incrociò parecchie navi, ma fu notato solo una volta, dalla nave britannica Arakaka. L’incontro rappresentò la seconda volta in cui Bombard fu tentato di mollare il suo pericoloso esperimento, chi rifiuterebbe un pasto caldo e un letto comodo dove riposare. Ma il dottore era di un’altra tempra, e continuò il suo viaggio.

Accettò comunque un paio di uova, una mela e un po’ di verdura. (Li mangiò e stette malissimo) Malgrado gli fosse detto che si trovava ancora a più di 1000 km dalla sua destinazione, Alain non batté ciglio.

Il resto del viaggio fu duro, ma non così terribile come l’inizio. Anche col sole che gli bruciava la pelle, con 24 kg persi e ogni tanto un tifone a tormentarlo, nulla poteva essere peggio della fame e le tempeste che aveva già affrontato. Il 23 dicembre 1952, Alain raggiunse le Barbados, nei Caraibi, le scorte d’emergenza ancora sigillate. Alain dovette ricevere cure mediche urgenti, e venne ricoverato a lungo. Dopo un viaggio di 4350 km su un piccolo gommone, senza altro da mangiare che pesce crudo a colazione, pranzo e cena, era comprensibile.

Con la sua coraggiosa impresa (o, a seconda dei gusti, con la sua folle testardaggine, ma era per una buona causa!), Bombard dimostrò che la sua teoria era vera. Tutta la comunità scientifica riconobbe che bisognava continuare le ricerche di eventuali dispersi in mare, molto più a lungo di soli 10 giorni. Non si calcolano le vite che sono state salvate da allora grazie al Dr. Alain Bombard, e alla sua decisione di attraversare l’Atlantico su un gommone, per mettere alla prova lo spirito di sopravvivenza umano.

Riguardo all’acqua di mare anni dopo dichiarò : «Bisogna berne poca e senza mai arrivare alla disidratazione». La pesca durante quei due mesi fu una cosa semplice. «Abboccavano sempre» raccontava estasiato. Soprattutto pesci volanti che saltavano nel pozzetto da soli senza bisogno di ami e lenze.

Rientrato in Francia come un grande generale vittorioso, Bombard diede alle stampe il suo libro resoconto tra medicina e avventura. «Naufrago volontario» ristampato più volte in Italia e in tutto il mondo è stato uno dei maggiori successi editoriali nel campo dell’ avventura marina. Poi Bombard, da sempre socialista, si diede alla politica partecipando alla campagna di Mitterand e diventando anche ministro. Ma per un solo mese perché, polemico com’ era, ogni volta che apriva bocca succedeva qualche putiferio e così si dimise quasi subito. Fu eletto eurodeputato ritirandosi a Bandol dove viveva, studiava e ascoltava musica fino a quando nel 2005  fu ricoverato nell’ ospedale militare di Tolone dove morì il 19 luglio.

Non sappiamo bene se i naufragi abbiano seguito il suo consiglio di bere acqua di mare, ma Bombard resta e resterà un caposaldo dell’ avventura marinara. Ha fatto sognare tantissima gente e altrettanta gli è grata per avere in un certo senso e senza volerlo «inventato» il gommone così come lo conosciamo oggi. Buon vento dottor Bombard.

Fonte d’ispirazione: Bright Side; Kon tiki, Across the Pacific By Raft (1950) (trad. italiana: Kon Tiki) Thor Heyerdal; Naufrago volontario, (prima pubblicazione in francese nel 1953, titolo originale: Naufragé volontaire) Alain Bombard.

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