Un mesetto fa siamo stati chiamati alle urne per le elezioni europee e anziché proporre la mia dilettantistica analisi del dopo voto, mi è venuto in mente di intervistare due politici del territorio lombardo (Legnano e Rho), che sono stati entrambi in grado di ergersi a livello regionale, con incarichi istituzionali di tutto rispetto.

Il format è quello che molto simpaticamente il programma televisivo “Le Iene” ci ha lasciato in eredità.

Roberto Biscardini, classe 1947, socialista da sempre e Marco Tizzoni, leva del 1968, promotore e sostenitore del Movimentismo Civico.

Ai due intervistati verranno sottoposte 10 domande sulla politica in generale e vedremo quali saranno le loro risposte, i loro punti in comune e le loro diversità.

Diamo subito il via alle danze:

  • Come pensi di aver contribuito al tuo territorio di origine? Legnanese per Biscardini e Rhodense per Tizzoni

B: Il legame con Legnano e l’asse del Sempione è un legame culturale e anche affettivo, pur non avendo mai avuto incarichi amministrativi diretti in quel territorio, a meno del ruolo svolto a scala regionale, per tanti anni in Regione Lombardia, interessandomi dei problemi urbanistici e dei trasporti. Posso mettere nel carniere come successi un certo potenziamento delle reti ferroviarie regionali sia di FS che delle Nord (il sottopasso di Castellanza e la linea per Malpensa per esempio) pur essendoci ancora molte incompiute, come il terzo binario fino a Gallarate e il completamento delle reti soprattutto nel magentino. Ci sarebbe molto altro da dire, ma la cosa più dolorosa riguarda l’impoverimento della struttura industriale di Legnano e dintorni che rappresenta una grande ferita, anche come esempio dell’impoverimento della grande economia nazionale.

T: Credo di aver dato un buon contributo in questi anni di politica attiva, sia da Consigliere, sia da Assessore del comune di Rho e soprattutto da Consigliere Regionale. Ho fatto tantissime cose ma le due più importanti sono quelle di creare più opportunità per le attività produttive e quella di far giungere ai  nostri ospedali più fondi possibili per migliorarli.

  • Come vedi la politica attuale, incentrata sui social, rispetto a quella di qualche anno fa, che si focalizzava SOLO sull’incontro diretto col cittadino? Eventuali pro e contro di entrambe le modalità

B: I social sono soprattutto uno strumento di propaganda da utilizzare come si utilizzavano una volta i manifesti e i volantini. Dal punto di vista delle relazioni interpersonali l’apparenza è più grande della sostanza. Tendenzialmente si parla sempre agli stessi e il cerchio non è mai così grande. Se la politica è partecipazione sul territorio il problema non è solo l’incontro diretto con i cittadini come avveniva una volta con la mediazione dei grandi partiti di massa, ma è capacità d’azione dei cittadini stessi di decidere cosa fare e di mobilitarsi per farlo.

T: i pro sono che con i social è più facile raggiungere l’elettorato. I contro sono che l’elettore medio si sommersa poco tempo sui contenuti e sulle proposte politiche. E’ per questo che più che di programmi e contenuti la politica “Moderna” si è ridotta agli slogan e al marketing partitico. Dal punto di vista dello spessore e della preparazione dei politici preferisco la politica pre-digitalizzazione….

  • Credi che l’ideologia nel 2019 sia qualcosa di positivo o negativo?

B: Non c’è politica senza ideologia, che poi vuol dire senza idee, senza grandi passioni, senza grandi progetti. Chi lo sostiene è di destra. Anzi è un modo con cui la destra ha saputo sfruttare la cosiddetta crisi delle ideologie per affermarsi, attraverso la globalizzazione e il neoliberismo, in molte parti del mondo. Persino i comunisti non sono più comunisti e non hanno più un’ideologia, né i cinesi né Putin. E questo li rende ancora più pericolosi di quanto lo sarebbero se fossero portatori di ideologie. Sono spregiudicati. Sono uomini dei loro servizi segreti. Che differenza c’è tra Trump e Putin? La loro assenza di ideologia che li rende pericolosi.

T: credo che oramai l’ideologia non faccia più la differenza. Solo gli elettori Anziani sono ancora ancorati alle ideologie. La maggior parte dell’elettorato oramai è fluidissimo e si sposta rapidamente.

  • Bettino Craxi del 1997 disse “Nella migliore delle ipotesi l’Europa sarà un limbo, nella peggiore un inferno”. Cosa pensi dell’Europa, o meglio di questa Europa? Quanta autonomia pensi che l’Europa debba lasciare a ogni stato membro e in quali campi l’autonomia nazionale è più importante?

B: L’Europa ha un assetto istituzionale incerto, non è una federazione di Stati, non è l’Europa delle nazioni invocata da Giuseppe Mazzini. Ci siamo inventati un Parlamento eletto a suffragio universale che non conta nulla rispetto alla Commissione e al Consiglio Europeo. Per prima cosa occorrerebbe una grande riflessione istituzionale. Secondo, il problema non è “quanta autonomia l’Europa debba lasciare ad ogni stato membro” semmai è come si contratta l’eventuale cessione di sovranità nazionale verso l’Europa per evitare, purtroppo come già avvenuto, che una cessione di sovranità senza contrattazione violi di fatto il valore delle Costituzioni nazionali. Naturalmente compresa la nostra. Per essere concreti il problema oggi è però come essere europei senza schierarsi ciecamente nella difesa di un’Europa dei capitali. Affinché politiche concordate a livello europeo fra gli Stati possano dare risultati pratici. Emigrazione, difesa, sicurezza, fisco, lavoro.

T: penso che questa Europa sia radicalmente da migliorare. C’è molto da fare. Innanzitutto ci vuole una uguale politica fiscale per tutti gli stati membri. Dobbiamo altresì mettere in piedi un esercito europeo comune che si occupi della difesa dei confini dell’Europa e partecipi alle missioni internazionali. Gli stati membri devono lasciare a Bruxelles più autonomia nella politica estera. Dobbiamo avere in tutta l’Europa un identico minimo salariale per i lavoratori. Bisogna mettere in piedi un piano speciale di detassazione, defiscalizzazione, sburocratizzazione e semplificazione per dare ossigeno alle attività produttive europee e rendere più competitive con quelle del resto del mondo. Bisogna adottare anche qualche politica di protezionismo del mondo produttivo europeo.

  • Perché i partiti cosiddetti sovranisti stanno riscuotendo successo in alcuni paesi d’Europa e in altri no? Credi che sia merito loro o demerito degli avversari?

B: Bisogna stare molto attenti. Il sovranismo in alcuni Stati e l’europeismo in altri corrisponde solo a una logica di propaganda interna. Non ha effetti sostanziali sulle politiche europee. Esempio, Macron è un fervente europeista ma nella pratica un assoluto sovranista, Salvini prende voti in nome del sovranismo e poi è servo di Trump. Che sovranismo è?

T: i partiti sovranisti raccolgono maggiore consenso negli Stati che sentono di più la crisi economica e negli Stati dove vi è poca offerta di partiti e movimenti (soprattutto nuovi)

  • Quanto pensi che la Brexit influirà sul ruolo e sull’esistenza dell’unione europea?

B: Agli inglesi l’Europa non è mai piaciuta e il fatto che non fossero nell’area Euro ne è la dimostrazione. Non credo che l’Europa subirà granché dalla loro eventuale uscita, semmai è cosa riuscirà a fare l’Europa, con o senza Gran Bretagna, nel quadro della competizione economica mondiale. Qui si vedono solo ombre, non c’è alcun stato in Europa che viva in una condizione di economia forte.

T: parecchio. L’uscita dell’Inghilterra peserà inevitabilmente tanto allo sviluppo e al miglioramento dell’Europa. Avremo meno risorse economiche da destinare all’agricoltura, allo sviluppo e all’innovazione. Con la brexit peseremo di mendo nei rapporti con gli USA-la Cina-la Russia e l’India. Non credo che l’Europa morirà ma credo che s’indebolirà molto.

  • Tornando all’Italia, pensi che il reddito di cittadinanza, così come pensato e realizzato sia un plus o un flop?

B: Il reddito di cittadinanza è un’idea giusta, figlia della storia della socialdemocrazia europea, adottata praticamente in tutti i paesi d’Europa. Ma la versione italiana è squallida, non credono a questo provvedimento neppure coloro che ne avrebbero bisogno. E la ragione è semplice, in un momento di crisi economica uno strumento che dovrebbe facilitare l’avviamento o il reinserimento al lavoro non funziona se non ci sono nuove opportunità di lavoro.

T: penso che sia stato fatto male e troppo in fretta solo per “guadagnare” qualche voto in più. Concettualmente non sono contrario a questa misura ma prima andavano riformati i centri dell’impiego e solo dopo si poteva dare il via al reddito. Così com’è oggi ci sono troppe incongruenze e criticità che obbligheranno l’Europa e/o chi governerà l’Italia dopo il governo Conte-Di Maio-Salvini a cancellarlo.

  • Argomento forse un po’ scottante: immigrazione. Prima di tutto, un po’ di dati, presi dal sito del Ministero dell’interno: gli sbarchi nel 2018 sono stati 13430, -97,41% rispetto al 2017 e 1561 nel 2019, -88,38% rispetto al 2018. L’immigrazione regolare si aggira attorno al 6% della popolazione italiana ed è all’incirca stabile dal 2016. Sempre fonte Ministero dell’Interno, anno 2017, la delittuosità commessa da cittadini non italiani sarebbe all’incirca del 0,38%. Quanto incidono questi dati sulla popolazione italiana, sulla disoccupazione degli italiani e sulla sicurezza? Come migliorereste l’attuale situazione generale ?

B: Questi dati dimostrano che il problema, dal punto di vista oggettivo, sostanzialmente non si porrebbe, ma collegato al problema della sicurezza la questione diventa psicologicamente deflagrante. Come in altre parti d’Europa, votano un partito che si propone di tenere lontano gli immigrati, nello specifico la Lega, molte realtà del nostro paese che l’immigrazione non la conoscono neppure. Viceversa a Brescia, dove l’immigrazione è altissima, nessuno se ne preoccupa granché perché grossomodo tutti questi immigrati hanno un lavoro. Certo, se bivaccano nella piazza della stazione Centrale di Milano la questione diventa un’altra. Complessivamente però penso che l’immigrato sia percepito più come portatore di insicurezza economica (cioè ci portano via il lavoro) piuttosto che come portatore di criminalità e di insicurezza personale. Anche se è dimostrato come dal punto di vista macro l’immigrazione non sottrae granché posti di lavoro agli italiani.

T: i dati reali non inciderebbero più di tanto ma il problema è che l’elettorato è stato bombardato di dati fake che lo hanno preoccupato ed intimorito. Aumentando perciò la percezione dell’insicurezza e della mancanza di lavoro dovuta alla concorrenza degli immigrati. La disoccupazione non è causa diretta dell’immigrazione ma è figlia a sbagliate scelte politiche e a dirigenti (onorevoli e ministri) non sufficientemente preparati a governare il paese. Bisogna migliorare le politiche d’integrazione affinché non capitino anche da noi spiacevoli episodi terroristici. Bisogna aumentare le collaborazioni e i rapporti internazionali con gli Stati africani e asiatici da dove proviene la maggior parte degli immigrati.

  • Riesci a elencarmi qualcosa di positivo che ha fatto questo governo e qualcosa di negativo?

B: Beh, ha fatto talmente poco che è difficile elencare sia le cose negative che quelle positive. Hanno solo fatto campagna elettorale e quando i cittadini italiani si accorgeranno che la crisi economica non ha avuto da questo Governo alcuna risposta, probabilmente andrà a sbattere, oppure, e io me lo auguro, focolai di ribellione e domanda di nuova uguaglianza, lo potrebbero persino mettere in crisi dal basso.

T: di positivo la legge che reintroduce nelle scuole l’educazione civica…. di negativo questo “precoce/prematuro” reddito di cittadinanza

  • Che direzione sta prendendo, secondo te, la nostra nazione? Viene valorizzata come merita all’interno dei confini europei?

B: Purtroppo assolutamente no, ma in buona parte è colpa nostra, non dell’Europa. Siamo talmente provinciali che ci siamo isolati dal resto del mondo. Basta vedere la nostra stampa rispetto a quella di altri paesi europei. Da noi non c’è una notizia su ciò che avviene all’estero, in Europa, in Asia, in Africa e in America Latina. I cittadini non vengono informati e non si coglie l’importanza che, in un sistema globale, se vuoi contare non devi chiuderti nel tuo provincialismo.

T: purtroppo credo che la direzione nella quale ci stiamo ficcando non sia delle migliori. Ci stiamo isolando sempre di più e su più fronti per cui all’interno dei confini europei saremo considerati sempre come un peso e non come una risorsa o un’opportunità. Questo fino a quando non dimostreremo più serietà e capacità da parte della nostra classe dirigente. Meno slogan, più fatti…

Biografie

ROBERTO BISCARDINI è un politico legnanese, architetto e docente di Urbanistica al Politecnico di Milano. Si è laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano nel 1970 con 100 e lode, è un urbanista ed esperto nel settore trasporti, si è dedicato all’approfondimento dei temi connessi all’attuazione di interventi territoriali mediante procedure di coordinamento inter-istituzionale.

Si è iscritto al PSI nel 1974 e ha ricoperto incarichi negli organismi regionali e nazionali del partito.

Ha contribuito nel 1994 alla nascita del partito Socialisti Italiani e nel 1999 del partito Socialisti Democratici Italiani di cui è stato membro del Comitato Esecutivo nazionale.

E’ stato Segretario regionale della Lombardia del PSI nel 1993 e poi dello SI e dello SDI dal 1995 al 2004.

E’ stato Membro della Segreteria Nazionale dello SDI e poi del PSI dal 2006 al 2015

Tra le varie iniziative politiche e culturali, ricordiamo che ha fondato nel 1980 a Milano il centro culturale “Rosa Luxenburg”



e dal 1986 al 1992 è stato Presidente dell’associazione culturale “Società per l’Innovazione Economica, Sociale e Politica” con sede a Milano.

Nel 2002 insieme ad altri socialisti fonda l’associazione culturale “il Socialista” di cui è Presidente. Dal 2008 al 2013 Direttore editoriale della rivista Mondoperaio. Ha costituito a Milano nel 2012 l’Associazione Riaprire i Navigli di cui è Presidente.

Ha avuto numerosi incarichi istituzionali, tra cui Consigliere regionale della Lombardia dal 1983 al 1985 e dal 1989 al 2004. Dal 1983 al 1985 Presidente della Commissione Istruzione e Cultura, dal 1989 al 1992 Assessore regionale ai Trasporti e dal 1994 al 1995 Assessorato ai Lavori Pubblici, Consigliere Comunale di Milano dal 2011 al 2016 e Consigliere metropolitano della Città Metropolitana di Milano dal 2014 al 2016.

E’ stato Senatore della Repubblica italiana dal 2004 al 2006. Socialista da sempre.


MARCO TIZZONI è un politico rhodense e commerciante nella “storica” attività di famiglia in Rho, di cui rappresenta la Terza Generazione.

Diplomato all’istituto per Ragionieri E. Mattei di Rho, dove ha ricoperto per 5 anni la carica di Consigliere d’ Istituto.

Membro del Direttivo dell’Associazione Commercianti (Ascom) del Mandamento di Rho dal 2002 al 2012.

Consigliere Comunale della Città di Rho dal 2002 al 2007 e dal 2011 al 2013.

Presidente della Commissione Bilancio del Comune di Rho dal 2011 al 2013.

Assessore del Comune di Rho con deleghe al Bilancio, al Commercio / Attività Produttive e Grandi Eventi dal 2007 al 2010.


Eletto nel 2013 Consigliere Regionale della Regione Lombardia, con le deleghe di Vice capogruppo Lista Maroni Presidente, Vice Presidente Commissione Bilancio, Programmazione Economica e Rapporti con la Comunità Europea, Segretario e membro della Commissione Speciale Antimafia, Membro della Commissione Attività Produttive, Internazionalizzazione, Lavoro e Turismo.

Fondatore di Gente di Rho nel 2011, promotore e sostenitore del Movimentismo Civico, cofondatore e punto di riferimento oggi per un importante “network” di Liste Civiche ispirate al suo primo Movimento, tutte “Gente di” naturalmente.



2 Commenti

  1. Interessante ascoltare il punto di vista politico, a volte differente, di due persone che, vivendo sul territorio, sono a contatto con le problematiche cittadine, quindi vicino alle persone .

    • A me piace il fatto che due esponenti politici apertamente di correnti diverse siano in grado di trovare argomenti in comune ed essere in grado di dialogare tra di loro, come Biscardini e Tizzoni, ad esempio.
      Credo che la cosa importante, in generale in un governo che sia di un paesello o di una nazione, sia essere in grado di aprire un dialogo tra governo e opposizione perchè entrambi possono apportare significative esperienze per il bene della cittadinanza. Meriti o demeriti da ambo le parti, fanno sì che la politica odierna non si basi più sul dialogo ma sull’attacco.
      Senza dialogo, c’è solo il baratro.

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