Luglio 2019 è il mese nel quale ricade il cinquantesimo anniversario dello sbarco sulla Luna. E sarà un mese ricchissimo di straordinari spettacoli astronomici. Uno di questi è l’eclissi solare totale di martedì 2 luglio. Occhi puntati verso il cielo, dunque. La totalità dell’eclissi di Sole sarà visibile in particolare dall’Oceano Pacifico meridionale ad est della Nuova Zelanda alla regione di Coquimbo in Cile e in Argentina al tramonto, con il massimo di 4 minuti e 33 secondi visibili dall’Oceano Pacifico. In Italia non sarà possibile ammirare dal vivo lo spettacolo dell’eclissi solare totale, ma sono in programma diverse dirette streaming per l’occasione.

L’eclissi totale di sole si verifica quando la Luna oscura completamente il Sole. Ciò si verifica quando il satellite si trova ad una distanza adeguata tra il Sole e la Terra: la Luna orbita a circa 385mila chilometri in media dalla Terra, ad una distanza tale da sembrare delle stesse dimensioni del Sole. Per qualche istante, il giorno diventerà notte e questo a seguito del passaggio della Luna davanti al Sole. L’evento inizierà alle ore 19.54 italiane e il massimo picco si raggiungerà alle ore 21.21 fino alle 21.24 (sempre ora italiana). Dopo le 21.24 il Sole comparirà di nuovo e l’eclissi terminerà alle 22.02.

Tra storia, mito e leggenda

IL GIORNO che si tinge di nero. Le tenebre che divorano la luce. Le stelle a mezzogiorno. Le eclissi solari hanno accompagnato tutto il corso della storia umana. E per millenni sono state un fenomeno che ha terrorizzato gente comune e sovrani, eserciti e generali: un funesto presagio perché rovesciamento del quotidiano e del senso comune. Tutti i popoli hanno avuto modo di osservarne il succedersi e il ripetersi nella loro periodicità.

La memoria più antica di un’eclissi ha viaggiato fino a noi sul filo della leggenda. Siamo in Cina, più di 4mila anni fa. In previsione di un’eclissi, tamburi e arcieri reali dovevano essere pronti per spaventare e combattere il drago che divorava il Sole. La sua scomparsa, seppure per pochi minuti, era infatti un pessimo presagio per la sorte dello stesso re, legittimato dal volere celeste. I cinesi, dunque, erano in grado di fare previsioni già 2mila anni prima di Cristo. La storia narra che Hsi e Ho, i due astronomi di corte, mancarono però la previsione, non per imperizia, ma perché erano ubriachi. Non si riuscì a mettere mano in tempo alle mazze e agli archi, ponendo così a rischio la vita dell’imperatore. Per punizione, Ho e Hsi furono giustiziati, ma la loro vicenda ci ha consegnato forse la testimonianza più remota di un’eclissi nella storia della civiltà: quella del 22 ottobre 2137 avanti Cristo.

Il primo documento scritto relativo a un’eclissi di Sole è invece quello rappresentato dalla tavoletta ritrovata nel 1948 a Ugarit, nell’attuale Siria, incisa in scrittura cuneiforme. Riporta la descrizione dell’oscuramento e la comparsa di Marte in pieno giorno. Gli studiosi, proprio sulla base della posizione di Marte e della datazione della tavoletta, hanno ipotizzato che si tratti del fenomeno accaduto il 5 marzo 1223 avanti Cristo.

Erodoto racconta come anche il re persiano Serse fu spaventato da un’eclissi di Sole, poco prima di attaccare i Greci alle Termopili nel 480 avanti Cristo. Ma fu rassicurato dai propri sacerdoti. I magi sostennero che la Luna che eclissava le città elleniche fosse un buon presagio per i persiani. Qui è la storia che, finalmente, incontra la scienza. Le parole di Erodoto dimostrano come la spiegazione naturale al fenomeno fosse già conosciuta anche prima delle osservazioni del filosofo greco Anassagora.

I riferimenti alle eclissi nella storiografia e nella letteratura antiche sono naturalmente diversi, dall’Antico testamento al poeta greco Archiloco. Anche Omero ne parla nell’Odissea: il ritorno a Itaca di Ulisse è preceduto proprio dall’oscuramento del Sole. In questo caso la sventura portata dall’eclissi si abbattè sui Proci. Era il 16 aprile 1178 a.C. quando il Sole fu “tolto dal cielo e un’oscurità sinistra invade la terra”. 

Anche i Navajo hanno preservato le loro credenze tradizionali sulle eclissi. Per loro, l’ordine cosmico dell’universo si basa sulla tenuta dell’equilibrio. “Le eclissi rientrano nell’equilibrio naturale: quando accadono ci si ferma per riconoscere che si tratta di eventi particolare e riflettere sull’ordine del cosmo”. Alcuni Navajo seguono ancora i precetti tradizionali: durante un’eclissi bisogna stare in casa con la famiglia, intonare canti speciali per l’occasione e astenersi dal cibo, dal bere e dal sonno. Chi mangia o beve durante l’eclissi, o la guarda, non è più in equilibrio con l’universo, e ciò può condurre a pesanti problemi in futuro. 

I Vichinghi immaginavano una coppia di cani celesti che li inseguivano: quando uno dei due ci riusciva, ecco che si verificava l’eclissi, In Vietnam è una rana o un rospo a divorare il Sole o la Luna, mentre secondo i nativi Kwakiutl della costa occidentale del Canada è la bocca del paradiso a consumarli. In cinese, la parola più antica per descrivere l’eclisse è shih, che significa ‘mangiare’. 

I popoli moderni, non sono certo immuni da credenze e superstizioni sulle eclissi. Le più persistenti riguardano i presunti pericoli che il fenomeno comporterebbe per le donne incinte e i bambini che portano in grembo. Sembra incredibile,ma durante le eclissi decine di persone telefonano in Osservatorio per avere rassicurazioni.

Molte persone, inoltre, credono che in caso di eclissi totale non si possa guardare il sole nemmeno quando è completamente coperto dall’ombra della luna. Fissare il sole senza protezione può causare danni agli occhi e va evitato. Ma quando l’astro è completamente oscurato, guardarlo non dà nessun problema.

Col passare dei secoli e col progredire degli studi di fisica e astronomia, i misteri del “sole nero” sono stati svelati. E con essi è scomparso anche il terrore per un fenomeno “soprannaturale” finalmente spiegabile dalla teoria copernicana e, successivamente, con formule matematiche molto dettagliate. Astronomi e fisici capirono che il transito della Luna di fronte al Sole poteva fornire ulteriori indizi sulla nostra stella ma non solo. Le osservazioni portarono alla scoperta e alla conferma di alcuni “mattoni” che tengono insieme l’universo stesso.

Fonte www.Repubblica.it www.nationalgeographic.com www.today.it

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui