Ogni tanto ci capita di leggere o su qualche giornale o di sentire in TV che le nascite nei paesi occidentali sono in calo. Le ragioni di questo calo sono presumibilmente da imputare a vari fattori: scelte personali, precarietà del lavoro, assenza di flessibilità dei datori di lavoro, ambizioni di carriera, affetti instabili e forse potrei andare avanti con l’elenco ancora un pochino. Voglio però portare l’attenzione sul modo di evitare la procreazione e cioè sulla contraccezione e la sua storia e, magari, alcune curiosità. Alcune di queste pratiche sembrano prese da leggende metropolitane, invece erano sul serio in voga nel passato.

Sembra che in ogni epoca il controllo delle nascite abbia avuto una sua importanza: perfino l’uomo primordiale aveva – si pensa – una conoscenza in merito alle particolari proprietà di diverse piante che venivano prescritte in un contesto magico-religioso.

il papiro di Kahen (1900 a.c.)

Arrivando però all’antico Egitto, si legge nel Papiro di Kahen (1900 a.c.) di una sorta di precursore del moderno diaframma, che consisteva in un miscuglio di escrementi di coccodrillo e miele che veniva inserito all’interno dei genitali femminili. Efficace o no, questo metodo, con la variante dello sterco di elefante al posto di quello di coccodrillo, è stato utilizzato fino al 1200 d.c. nel mondo islamico. Sempre in Egitto, grazie al Papiro di Ebers del 1600 a.c. circa, si scopre che un metodo funzionante era dato dall’uso di un tampone di garza imbevuto di miele, punte di acacia e carbonato di sodio: nell’era moderna si è poi verificato che le punte di acacia producono naturalmente acido lattico che, come il sale, è un efficace spermicida, talvolta ancora utilizzato in creme spermicide dei giorni nostri. Un altro metodo che ha un effetto simile a moderne creme spermicide era quello di mescolare dei minerali presenti nei laghi egiziani, con del latte acido, provocando la rottura della membrana acrosomale degli spermatozoi.

L’antica Grecia ha avuto una svolta nella contraccezione, grazie anche allo studio della botanica. Piante quali il Silfio, con proprietà estrogeniche, contraccettive e abortive veniva largamente utilizzato. Questa pianta si è estinta probabilmente a causa dell’ampia richiesta e abuso.

Carota Selvatica, Salice, Palma da Dattero, Melograno, Menta Puleggio, Artemisia, Mirra, Ruta erano tra le più in voga. Ad esempio, la Ruta era usata come abortivo e se usata costantemente, aveva un effetto molto simile alle attuali pillole anticoncezionali. Alcune di queste piante sono tossiche e gli antichi Greci hanno documentato le specifiche dosi da utilizzare “in sicurezza”.

L’epoca romana ha rappresentato, a mio personale avviso, un passo indietro, affidandosi ad aborto e infanticidio, anziché a prevenire gravidanze indesiderate. Vi erano vere e proprie professioniste, dette “mammane” che si dedicavano all’uccisione del neonato. Le madri che non avevano abbastanza coraggio, abbandonavano il neonato ai piedi di una “colonna lattaria”. L’uso del preservativo però era consentito ai soldati: era finalizzato soprattutto ad evitare che una campagna militare venisse ostacolata da epidemie imputabili a malattie veneree capaci di decimare interi eserciti; era creato da intestini di pecora essiccati, da riutilizzare dopo un accurata pulizia.

un antico preservativo

In India, il metodo contraccettivo di elezione era il coito interrotto, considerato addirittura un metodo di elevazione intellettuale. Passando poi a epoche un po’ più vicine alla nostra, grazie alla scoperta da parte del modenese Gabriele Falloppio delle omonime tube e nonostante la forte condanna della Chiesa, ritorna in auge il preservativo, soprattutto utilizzato per combattere la sifilide. Era una fodera di lino, impregnata con una soluzione di erbe e sale.

una moderna pillola anticoncezionale

Il vero cambiamento si ha nel 1840, quando si scopre la vulcanizzazione, metodo che consente di produrre il preservativo così come oggi è conosciuto e circa un secolo dopo, nel 1960, con la nascita della pillola anticoncezionale, si arriva all’attualità, dove abbiamo a disposizione molti metodi, adatti alle differenti esigenze.

Cosa ci riserva il futuro? Alcuni ricercatori dell’MIT hanno sviluppato una specie di chip da impiantare sottopelle, che può durare fino a 16 anni e che può essere disattivato con un telecomando, che rilascia piccole dosi di Levonogestrel, un ormone già largamente utilizzato nelle attuali pillole anticoncezionali.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui