Con l’arrivo del caldo proliferano i parassiti dell’uomo e degli animali domestici: tra questi le zecche sono le più temute. Come difendersi?

Le zecche sono parassiti emofagi appartenenti alla classe degli aracnidi e all’ordine degli acari. Se ne conoscono centinaia di specie, raggruppate in tre principali famiglie: Ixodidae (zecche “dure”, con copertura dorsale chitinosa), Argasidae (zecche “molli”, senza copertura dorsale e con testa inglobata nel corpo) e Nuttalielidae (che comprende l’unico genere Nuttaliella). Possiedono un apparato boccale detto rostro, che utilizzano per pungere la cute dell’ospite e succhiarne il sangue.

Le zecche infestano più di 200 specie animali: si rintanano nell’erba alta nei luoghi freschi e umidi (ma anche dove possono trovare cibo a volontà, in stalle, cucce e pascoli) e si nutrono del sangue della propria vittima. Possono incamerare virus, batteri e altri agenti patogeni col rischio di trasmetterli alla specie infestata, in quanto il loro ciclo biologico può compiersi anche su tre ospiti diversi, a cui rimangono attaccati da molte ore (zecche molli) a giorni (zecche dure). Sono perciò vettori di alcune patologie quali encefalite da zecca (TBE), rickettsiosi, ehrlichiosi (diffusa più che altro negli USA), babesiosi e morbo di Lyme (borrelliosi), che possono talvolta provocare complicazioni a livello cerebrale.

Questo non deve creare esagerato allarmismo: solo una parte degli individui-zecca è portatore sano del patogeno, e tali infezioni sono spesso curabili, asintomatiche o a decorso benigno. Inoltre si stima che le probabilità di contrarre un’infezione siano molto basse se la zecca viene rimossa dalla cute prima delle 36-48 ore. Ma è bene considerare ogni misura preventiva in modo da minimizzare un rischio comunque presente.

Diffusione

L’attività delle zecche si concentra nella stagione calda, mentre trascorrono i mesi freddi in letargo rintanate nel terreno o negli anfratti urbani. I loro predatori naturali sono rettili, uccelli e anfibi: laddove si rilevi una sovrappopolazione probabilmente è venuto meno l’equilibrio ecologico garantito da questi predatori, oppure vi è una crescita eccessiva della specie predata, di cui la zecca funge da organismo “contenitivo”. Il progressivo riscaldamento globale contribuisce a prolungarne l’attività, mentre l’infestazione di uccelli migratori è responsabile della graduale diffusione in areali sempre più ampi. Le zecche sono animali rustici, altamente riproduttivi, resistenti ai pesticidi e in grado di parassitare anche ospiti alternativi (l’uomo infatti è spesso ospite occasionale): ciò ha provocato nel tempo un’espansione in qualsiasi angolo del globo; in Europa soprattutto in Scandinavia; in Italia, dopo i primi avvistamenti agli inizi degli anni Ottanta, le zecche sono proliferate ovunque. Nelle zone meridionali si riscontra una maggior incidenza di rickettiosi, mentre il Nord-est vede primeggiare la borrelliosi. L’encefalopatia da zecca (TBE) è più comune nell’Europa centrale e settentrionale dove da tempo è diffuso il vaccino, ma è possibile trovare focolai in Italia in Friuli e Veneto.

Rimuovere una zecca

Molte persone utilizzano ancora alcol, olio, acetone, benzina, ammoniaca, trielina o altro per stordire la zecca e rimuoverla più velocemente. In altri casi si cerca di ustionarla (tramite sigarette, fiammiferi ecc.)

Questo modo di procedere può però irritare l’apparato respiratorio o digerente della zecca rischiando che il parassita rigurgiti nel derma dell’animale ospite parte del contenuto gastrico, con trasmissione di eventuali patogeni.

Negli ambulatori si utilizza l’etere, unica sostanza in grado di sopprimere istantaneamente insetti e aracnidi risparmiando loro sofferenza: ma non è una sostanza facilmente reperibile e soprattutto maneggevole per il comune cittadino.

Per rimuovere efficacemente una zecca bisogna evitarle ogni tipo di sofferenza, quindi, oltre a non utilizzare sostanze irritanti, si deve fare attenzione a non schiacciarne il corpo.

In commercio esistono pinzette apposite di varie misure (acquistabili in farmacia o nei pet shop), che facilitano la presa e la rimozione senza infastidire e schiacciare la zecca. Alcune di esse (per esempio i modelli tedeschi) possiedono un pulsante che apre una sorta di tenaglietta e, rilasciato, la richiude sul rostro. Solo in caso di urgenza si possono utilizzare normali pinzette per le sopracciglia o qualsiasi altro strumento prensile comprese… le proprie dita (benché in questo aumenti il rischio sia di schiacciare l’animale sia di prelevare eventuali patogeni di cui è vettore, a meno che non si indossino guanti).

Con le punte delle pinzette si va ad afferrare delicatamente la parte della zecca più vicina alla pelle della vittima, e si inizia a ruotare parzialmente in senso orario o antiorario, tirando verso di sé la zecca, che dopo poco mollerà la presa.

Le specie “dure” (rispetto a quelle “molli” che possiedono testa e corpo uniti) sono più difficili da rimuovere, in quanto la testa potrebbe staccarsi dal corpo e rimanere incastrata nella cute. Ma basta afferrarla correttamente per annullare il problema. Ad ogni modo, se rostro e corpo si separano e il primo rimane ancorato alla cute, si può rimuovere con un ago sterilizzato.

Una volta rimosso, per evitare che il piccolo aracnide perpetui la sua opera di parassitismo su altri animali, sarebbe bene immergerlo in alcol oppure bruciarlo. Alcol e fuoco distruggono sia la zecca che le sue uova e l’eventuale patogeno trasportato. Gettandolo nel WC o schiacciandolo con la scarpa si rischia che l’animale sopravviva, che si riproduca, oppure che i patogeni che ospita vengano in qualche modo diffusi nell’ambiente.

Dopodiché si disinfetta la puntura con un prodotto non colorato, e non è necessario assumere antibiotici in via preventiva (anche perché potrebbero celare eventuali sintomi); meglio tenere d’occhio la zona infestata per circa un mese e verificare l’assenza di aloni rossastri o gonfiori. Se entro qualche giorno dovessero comparire febbre alta improvvisa, gonfiore ai linfonodi o dolori articolari, ci si deve recare dal medico informandolo dell’avvenuta infestazione.

L’antibiotico viene prescritto dopo l’eventuale diagnosi e, se assunto nelle fasi iniziali, nella maggior parte dei casi è risolutivo. In rare eccezioni e nelle categorie a rischio (bambini, anziani, soggetti in cattive condizioni di salute) queste infezioni possono presentare un decorso critico.

Video pratico che mostra come rimuovere una zecca (valido anche su uomo, gatto, coniglio ecc.)

Come prevenire?

  • durante escursioni in montagna o in zone dove la vegetazione è rigogliosa indossare stivali o calzettoni alti sopra i pantaloni, e abbigliamento protettivo (abiti lunghi, cappello, guanti ecc.). I colori chiari facilitano l’individuazione delle zecche più piccole (anche di 2 mm). Non è facile percepirle sul nostro corpo, né quando camminano né quando pungono (in questo caso infatti iniettano una sostanza anestetica);
  • evitare quanto possibile di entrare nell’erba alta e controllare le zone di prato in cui si intende sedersi/sdraiarsi;
  • controllare di tanto in tanto gli indumenti e la pelle, soprattutto nelle zone preferite dalle zecche (testa, collo, ascelle, inguine, incavo del ginocchio, fianchi), in modo da agire tempestivamente in caso di puntura (minore è il tempo di suzione, minore è il rischio di contagio);
  • per l’uomo: applicare sulle parti scoperte repellenti a base di piretroidi (permetrina), oppure i classici antizanzare (per esempio a base di icaridina e DEET) o gli acaricidi; l’applicazione va ripetuta ogni tot ore (2-3 in caso di intensa sudorazione). Piretroidi e DEET possono essere applicati anche sui vestiti per un’azione più efficace;
  • per gli animali domestici: repellenti in fiale da applicare a gocce sulla cute, collari antiparassitari (entrambi riducono la propria efficacia a contatto con l’acqua). Utilizzare repellenti appositamente studiati per il proprio animale domestico (i piretroidi, per esempio, sono tossici per il gatto). Dopo il lavaggio dell’animale bisogna attendere due o tre giorni che la cute ripristini lo strato sebaceo, prima di riapplicare la fiala, in quanto il principio attivo viene assorbito dal grasso cutaneo e da lì diffuso in tutto il corpo. In ogni caso è bene rispettare alla lettera le istruzioni riportate nel foglietto illustrativo per ottenere una protezione completa. A volte è possibile trovare comunque qualche zecca inserita, non ancora uccisa dall’antiparassitario appena entrato in circolo (una volta morta, la zecca si stacca spontaneamente);
  • gli antiparassitari orali per animali, più che allontanare il parassita, lo avvelenano quando è aggrappato alla vittima, cosa che però non impedisce il contagio di eventuali patogeni;
  • dopo una gita è bene spazzolare i propri vestiti e il proprio animale domestico. Il gatto ha l’abitudine di levarsi le zecche da solo (tranne che dalla testa), per questo è bene ispezionarne di tanto in tanto il pelo per individuare eventuali rostri rimasti attaccati.
  • a livello ambientale: ripulire costantemente il terreno dagli strati di foglie secche e dalle sterpaglie, mantenere puliti i sentieri e i prati, potare gli arbusti, fare attenzione alle cataste di legna attorno alla propria casa. La disinfestazione ambientale può essere utile in territori ristretti.

Malattie trasmesse dalle zecche – Ministero della Sanità

Linee guida ISS

Ecologia della zecca – Ildolomiti.it

Linee guida per l’escursionista – CAI

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