Nella stagione più calda non tutti si sentono più felici e rilassati: una parte della popolazione lamenta disagi e disturbi a livello psichico. C’è una predisposizione di fondo; ma si tratta soltanto di genetica?

Il risvolto dell’estate, considerata “la bella stagione” da mille punti di vista (temperatura, luce, svago, vacanze, umore, relazioni ecc.), è indotto dall’eccesso di luce, calore e caos sulla psiche.

  • Innanzitutto gli estremi ambientali possono provocare profondo malessere fisico nelle persone suscettibili al calore. Questi soggetti percepiscono oltre la norma le alte temperature (anche inferiori ai 30°) e faticano a tollerarle: la traspirazione si fa più intensa rispetto agli altri, la sensazione di calore è soffocante e probabilmente c’è un problema di omeostasi termica. Spesso tutto ciò è accompagnato da ipotensione e disturbi gastrointestinali. La causa di tale dispercezione, laddove si escludano affezioni alla tiroide o ad altri organi, non è ben conosciuta e neppure studiata a sufficienza.
  • L’estate provoca anche una sorta di “attivazione” in soggetti predisposti (per esempio in chi è affetto da disturbo bipolare), che sperimentano uno stato di mania. Questo è anche supportato dai dati che rivelano un maggior numero di suicidi e di ricoveri per sintomatologia maniacale di pazienti affetti da diversi tipi di sindromi psichiche. Una fase maniacale è caratterizzata da sovrabbondanza di energie (anche in persone che fino alla settimana precedente si sentivano spossate e depresse), irrequietezza, loquacità, eccessivo ottimismo, diminuzione della responsabilità e dell’autocritica, sopravvalutazione delle condizioni ambientali e delle proprie capacità. Diminuisce invece la concentrazione e a volte compare confusione mentale. Possono sopravvenire squilibri nell’appetito (troppo o troppo poco) e turbe del sonno, ma non sembrano preoccupare chi ne soffre. La persona può mostrarsi euforica oppure estremamente irritabile, prende decisioni avventate e compie sregolatezze (frequentare sconosciuti, imbarcarsi in attività impegnative, atti illeciti, sconvenienti o lesivi per sé o per gli altri ecc.)
  • A differenza di quanto si crede, la depressione stagionale (che rientra nei disturbi affettivi stagionali o SAD) è anche estiva. Non solo per il contrasto tra la propria solitudine esistenziale e il clima festoso che caratterizza la stagione, ma anche per il peggioramento sulla psiche che possono indurre parametri fisici come luce e calore. Chi ne è affetto sperimenta i sintomi tipici della depressione: ansia, insonnia, irritabilità, spossatezza, umore nero, angoscia esistenziale, turbe dell’appetito e della libido.
  • L’ansia è uno di quei disturbi esacerbati dal calore estivo, che oltre ad “attivare” i processi ansiosi in maniera diretta, agisce indirettamente tramite alcuni sintomi scambiati per ansia o altre patologie che inquietano il paziente ancora di più.

Possibili cause

Non esiste un’unica causa accettata all’unanimità, ma un’insieme di ipotesi che possono agire in sinergia.

La variazione del flusso sanguigno a livello cerebrale potrebbe preparare il terreno alle perturbazioni psichiche, specie se accompagnata dalla disidratazione che caratterizza alcune categorie a rischio (bambini, anziani, malati ecc.)

Un altro contributo alla sindrome maniacale potrebbe giungere dalla luce verticale (nelle ore centrali della giornata) che stimola eccessiva produzione di serotonina e dopamina con effetti collaterali soprattutto nel caso delle sindromi maniacali.

Diversamente, altri fattori possono portare all’effetto opposto, cioè a un calo di serotonina: la spossatezza indotta dall’afa e dal sole, la sofferenza fisica percepita dalle personalità sensibili, la “fine” simboleggiata dall’estate con la chiusura delle attività (scuole, negozi, fabbriche), l’oppressione subita in presenza di folle chiassose e del protrarsi delle feste anche in tarda notte… La folla, il caos e un certo “stress da vacanza” che caratterizzano il periodo estivo possono generare insofferenza e angoscia. Ci si sente sopraffatti da tale confusione e chiasso e non si vede l’ora di tornare alla solita routine.

La predisposizione è sicuramente riconosciuta come la base di ogni disturbo psichico: la familiarità rappresenta un fattore di rischio non indifferente, non solo a livello genetico, ma anche per influenza sulle relazioni e sull’affettività all’interno della famiglia. Il sesso femminile è inoltre più propenso a sviluppare depressioni stagionali.

la serotonina è un neurotrasmettitore escreto nelle sinapsi che permette la trasmissione degli impulsi nervosi

Genetica e cura

Vari studi scientifici hanno confermato che una variante più corta del gene che codifica per 5-HTT (la proteina-trasportatore della serotonina, che serve a recuperarla una volta escreta nelle sinapsi) può alterare il funzionamento di quelle aree cerebrali che elaborano le emozioni negative, soprattutto in chi ha vissuto eventi stressanti (abusi, malattie, perdita del lavoro ecc.). Questo però non deve portare alla facile conclusione che la depressione sia scritta nel codice genetico (come i media lasciano supporre), poiché numerosissimi fattori ambientali, sociali e culturali (esperienze, relazioni, insegnamenti ecc.) intervengono nella maturazione della nostra psiche, dandoci la possibilità di lavorare sulla predisposizione.

In questi casi bisogna affidarsi a uno specialista (psicoterapeuta o psichiatra) per elaborare un percorso (con o senza farmaci) che aiuti a rendere malleabile la situazione. Un orientamento cognitivo-comportamentale può lavorare sui pensieri e sulle misure da mettere in atto per rispondere alle fluttuazioni di serotonina.

Nel caso delle fasi maniacali, chi ne è affetto dovrebbe affidarsi quanto possibile al giudizio dei propri cari o del medico prima di prendere una decisione qualsiasi.

Certo è sempre bene tener presente che il cervello è plastico: le reti neurali possono rafforzarsi o indebolirsi durante l’arco della vita. La scoperta della variante del gene implicato nel riciclo della serotonina è importante per disporre di un quadro predittivo e attuare misure preventive, ma non deve diventare il pretesto per una visione deterministica e arrendevole della psicopatologia.

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