Chi ha provato ad avviare un proprio progetto personale, qualunque sia l’entità del caso, ha imparato cos’è l’ostinazione. Alcuni, davanti alla domanda “Cosa ti spinge a continuare?” rispondono con un: Cocciutaggine.

Ma, analizzando un po la situazione, spesso si può frammentare in una miriade di altre definizioni questa presa di posizione. A volte nasce da un ostinata necessità di non perdere, a volte da una necessità di provare qualche cosa al mondo o a qualcuno, altre volte è non ammettere che quell’idea in quel contesto non funzioni.
E il punto sul quale voglio soffermarmi oggi è proprio questo: a volte bisogna sedersi, ragionare e ammettere che un qualche cosa, potenzialmente, non sta funzionando.

Ma non bisogna lasciare spazio allo sconforto o all’abbattimento (almeno non più di qualche minuto), perché comunque, siamo in un era in cui re-impastare una situazione è magnificamente semplice. Tutto passa dalla capacità di mantenere uno stato mentale buono, anche di fronte al fallimento.
E anche sulla parola fallimento potremmo dire qualcosa: molte culture orientali, fino ad arrivare a filosofie più strette come quella Steiner trattano il fallimento non come una disfatta totale dove l’unica possibilità è l’onta, ma come una positività che ti permette di evolverti, migliorarti e completarti.

Hai lanciato un progetto che dopo mesi ancora non prende il volo? Fermati, fatti aiutare, rimodula le tue azioni, impara dai tuoi errori con serenità e nel caso più estremo chiudi quel progetto e riaprine uno nuovo!

E questo è un pensiero che rivolgo a tutti voi: mantenete un equilibrio interno grazie al quale possiate vedere del positivo anche in un fallimento.

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