Non sarà somministrato agli umani, ma direttamente ai nostri amici felini, e avrà lo scopo di eradicare l’allergene.

La notizia arriva dalla HypoPet, azienda biotecnologica di Zurigo, che si occupa dello studio di nuove terapie per gli animali da compagnia (in special modo di vaccini utili nell’ambito delle allergie, dei tumori, delle infiammazioni e delle patologie dolorose croniche).

L’allergia

Impropriamente definita “allergia al gatto” o “al pelo di gatto”, riguarda il 10% della popolazione (e il 50% dei bambini asmatici), ed è di gran lunga più frequente di quella “ai cani”. L’allergene alla base della reazione è la glicoproteina Fel d1 (seguita dalla Fel d4 e da altre minoritarie), prodotta dalle ghiandole sebacee e salivari del micio, di cui non si conosce l’esatta funzione biologica. Si tratta di molecole di piccole dimensioni dotate di grande stabilità: ciò facilita la loro diffusione nell’ambiente a partire dal pelo e dalla saliva del gatto, tramite abiti, capelli ecc. Il gatto contribuisce alla loro propagazione mediante le quotidiane operazioni di pulizia; quando il pelo si asciuga le molecole diventano volatili e si legano alle particelle del pulviscolo, rimanendo disperse nell’aria per un grande lasso di tempo (mesi, o addirittura anni).

La produzione di questa proteina è inferiore nei gattini, nelle femmine e nei gatti sterilizzati (benché comunque il livello sia sufficiente a provocare reazioni). Per quanto riguarda le razze, Siberiani, Balinesi, e in misura minore Abissini, Devon e Cornish Rex sono i meno produttivi. Si ipotizza che questo sia associato al gene che codifica per il pelo lungo. Il colore del pelo non pare influenzare la concentrazione dell’allergene, sebbene un vecchio studio (mai confermato) avesse riscontrato una più marcata sintomatologia nei possessori di gatti dal colore scuro.

un gatto siberiano

La diffusione dell’allergene è indipendente dal grado di pulizia dell’animale, e raggiunge anche luoghi lontani dalla fonte; motivo per cui chi è allergico può avvertire sintomi alla sola presenza del suo padrone, oppure sviluppare sensibilizzazione anche senza aver convissuto con i gatti.

I sintomi (che possono anche comparire dopo un certo tempo dall’inizio della convivenza con il felino) sono: rinite con scolo, starnuti, tosse, rossore e prurito oculare, lacrimazione. In alcuni casi possono verificarsi dermatiti da contatto e crisi asmatiche. Raramente si giunge allo shock anafilattico.

Esiste anche la possibilità di una “tolleranza immunologica” senza sintomi, soprattutto a seguito di convivenza con animali (quindi esposizione ad alte dosi di allergene) già dalla prima infanzia. Questo tipo di tolleranza però viene spesso compromessa se si aggiunge un nuovo gatto a quelli già presenti, se ci si espone a un gatto mai visto prima oppure dopo un periodo di allontanamento dall’ambiente domestico. Questi eventi possono slatentizzare l’allergia, che si manifesta con fenomeni asmatici anche abbastanza importanti.

L’allergia al gatto è molto invasiva e difficile da prevenire con le classiche misure di bonifica ambientale (pulizia regolare delle superfici, dei tessuti e delle mani), che comunque ne riducono l’entità. Perfino il lavaggio regolare del gatto (un procedimento proposto in passato come estrema possibilità) non ha risolto i sintomi respiratori più pesanti. Si è notato che però esso rimuove una buona quantità di proteine dalla pelliccia, ma non è molto agevole. Lo spazzolamento quotidiano del gatto non dà gli stessi risultati, ma contribuisce a ridurre la quantità di pelo libero e la saliva presente su di esso. La terapia si basa sull’utilizzo di farmaci sintomatici (antistaminici, decongestionanti) e dell’immunoterapia iposensibilizzante, effettuata tramite somministrazione sublinguale e cutanea e che rappresenta al momento l’intervento più sicuro ed efficace per i soggetti allergici che vogliano adottare un gatto.

Oltre a provocare continue sofferenze fisiche negli amanti dei gatti, questa allergia è spesso alla base del fenomeno dell’abbandono dei felini.

Il vaccino

L’azienda svizzera, in collaborazione con l’Università di Zurigo, sta mettendo a punto un vaccino (HypoCat) che non sarà somministrato agli umani, ma ai gatti stessi, in modo che riducano la produzione dell’allergene.

In pratica esso dovrebbe immunizzare il felino contro l’allergene incriminato, cioè fare in modo che il sistema immunitario aggredisca e distrugga la propria stessa glicoproteina.

È costituito da una proteina Fel d1 ricombinante coniugata con una particella che mima il virus del mosaico del cetriolo (un virus così chiamato perché produce alterazioni di colore nei vegetali) contenente un epitopo, cioè una sostanza in grado di legarsi a un anticorpo. Questo complesso ha indotto, durante lo studio preliminare pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology, la produzione di anticorpi anti-Fel d1 molto affini all’allergene. La risposta immunitaria è stata efficace sia in vitro (esperimenti in provetta condotti da una decina d’anni) che in vivo (su una cinquantina di gatti, in quattro studi separati), riducendo e in alcuni casi annullando la concentrazione di Fel d1. Il tutto senza effetti collaterali a carico degli animali.

Il trial clinico dovrà proseguire per valutare se la riduzione dell’allergene corrisponde effettivamente a una diminuzione dei sintomi a carico dei soggetti allergici; si prevede quindi che, in caso di esito positivo, il vaccino sarà disponibile fra circa tre anni.

L’amministratore delegato di HypoPet, Gary Jennings, conferma con soddisfazione l’avanzamento dello studio clinico e sta già valutando le questioni regolatorie europee e americane, al fine di compensare un’esigenza molto sentita dalla popolazione.

Nonostante l’immunoterapia sensibilizzante, infatti, l’allergia alla proteina Fel d1 continua a produrre gravi disagi e problemi respiratori, anche nei bambini. Un vaccino che elimina in tutto o in parte l’allergene è sicuramente più radicale, e può inoltre ridurre la necessità di ricorrere ai farmaci. Anche se il problema continuerebbe comunque a interessare i soggetti venuti a contatto con gatti non vaccinati, una sempre maggiore diffusione del vaccino a livello sia domestico che di gattile ridurrebbe gradualmente i rischi di un incontro occasionale. Inoltre i proprietari di gatti vaccinati eviterebbero di trasportare l’allergene diffondendolo nell’ambiente.

www.allergicamente.it

HypoPet-Sito

Proteina Fel d1

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