Il termine microflora si riferisce alla variegata popolazione batterica che risiede, in simbiosi, nel nostro intestino e che partecipa a diverse funzioni:

  • intestinali (peristalsi, produzione di enzimi digestivi intestinali, ecc…),
  • immunitarie (contrasto competitivo degli agenti patogeni, stimolazione dei linfociti, degradazione delle sostanze tossiche),
  • nutritive (concorrono alla sintesi di enzimi e vitamine K e B).

Negli ultimi decenni la microflora ha assunto importanza notevole in ambito salutistico, fino a venire quasi banalizzata dalla pubblicità e da alcune pubblicazioni femminili. L’integrazione con fermenti lattici è diventata una moda, ma la perturbazione del delicato equilibrio del microbioma è effettivamente deleteria per il nostro organismo (gonfiore, meteorismo, stitichezza, colite, ma anche problematiche del sistema immunitario, a cui è strettamente collegato).

L’equilibrio della flora batterica può essere alterato da diversi fattori:

  • un’alimentazione errata (es. diete troppo drastiche, oppure sbilanciate per un eccessivo consumo di proteine animali, zuccheri semplici, cibi conservati, abuso di bevande alcoliche, cattiva masticazione…),
  • cambiamenti climatici improvvisi,
  • infezioni o patologie che alterano l’ecosistema intestinale,
  • alcuni farmaci (es. antibiotici, corticosteroidi, estroprogestinici),
  • stress prolungato (che influisce sull’equilibrio ormonale necessario alla produzione del muco, substrato di alcune specie batteriche).

I probiotici sono comunemente definiti “fermenti lattici” perché metabolizzano i substrati zuccherini producendo acidi organici (tra cui quello lattico), i quali mantengono il pH intestinale a bassi valori favorevoli alla mucosa del colon, alla proliferazione dei batteri utili e al contrasto di quelli patogeni.

Un po’ di storia

Verso la fine dell’Ottocento già si sapeva della presenza di batteri intestinali in soggetti sani. Nel 1908 il biologo russo Metchnikoff correlò la maggiore presenza di centenari tra i pastori bulgari e caucasici al loro massiccio consumo di yogurt. In realtà i fermenti contenuti nello yogurt non sono probiotici, poiché fra le altre cose non riescono ad attecchire alla mucosa intestinale, ma la conclusione del biologo ebbe se non altro la conseguenza di attirare l’attenzione del mondo scientifico sulla microflora intestinale. Negli anni Novanta crebbe la notorietà dei cosiddetti “probiotici”, cioè microrganismi che, introdotti tramite integratori o alimenti arricchiti, possono rafforzare il microbioma intestinale.

L’evoluzione della microflora nel corpo umano

La colonizzazione dell’intestino umano da parte della microflora avviene dopo qualche giorno di vita (prima esso è sterile), tramite l’allattamento e il contatto con l’ambiente esterno. I primi batteri colonizzatori sono soprattutto Bifidobatteridurante lo svezzamento la microflora inizia a diversificarsi, con aumento dei batteri Gram negativi e Lattobacilli (principalmente L. acidophilus) e diminuzione dei Bifidobatteri, che raggiungono il minimo nell’anziano in cui parallelamente si osserva un aumento di Clostridi, funghi e batteri coliformi (es. E. coli).

All’interno della popolazione dei fermenti lattici (cioè dei batteri che producono acido lattico e appartengono alla schiera dei Gram positivi) si riconoscono soprattutto i generi  Bifidobacterium (anaerobi obbligati, cioè incapaci di vivere in presenza di ossigeno) e  Lactobacillus (anaerobi facoltativi).

Composizione dei vari tratti gastrointestinali

Nell’adulto sano, in media (tralasciando la varianza individuale, la dieta ecc…) sono state identificate circa 400 specie batteriche, ma di queste il 30-40% prevale su tutte le altre, e in questa percentuale si trovano appunto Lattobacilli e Bifidobatteri. Nello stomaco, per via del pH acido, le concentrazioni batteriche (rigorosamente Gram positive e aerobie, vi troviamo l’Helicobacter pylori) non raggiungono i mille batteri per grammo di contenuto gastrico. Nell’intestino tenue la concentrazione aumenta progressivamente avvicinandosi al colon, pur in modo limitato per la presenza delle secrezioni biliari e pancreatiche, e la tipologia di colonie batteriche passa da una simile a quella dello stomaco a una più ricca in Gram negativi e Lattobacilli. Il colon è il tratto intestinale che ospita più batteri in assoluto (si ha un aumento di un milione di volte rispetto a quelli presenti nel tenue), grazie alle favorevoli condizioni di pH, substrati nutritivi e alla lentezza del transito intestinale. In prevalenza sono Gram negativi e anaerobi, e vi troviamo Bifidobatteri, Clostridii, Streptococci, Lactobacilli Enterobatteri, Metanogeni ecc…

La microflora non è composta interamente da batteri ad azione benefica per il nostro organismo: vi albergano anche specie potenzialmente nocive nel caso avessero il sopravvento sulle altre, oppure specie “indifferenti”, che possono esercitare sia effetti benefici che dannosi. In un individuo sano, però, dovrebbero prevalere le specie utili (per quanto riguarda sia l’aspetto nutrizionale che quello preventivo).

Il substrato nutritivo della microflora

Lattobacilli e Bifidobatteri sono nutrizionalmente molto esigenti: per la loro crescita sono necessari substrati ricchi di glucosio, aminoacidi, acidi grassi, vitamine (soprattutto del gruppo B, malgrado siano anche capaci di favorire la loro sintesi) e sali minerali (soprattutto ferro, magnesio e manganese). Si sviluppano meglio in ambiente debolmente acido e sono sensibili alla maggior parte degli antibiotici (specialmente quelli ad ampio spettro o quelli contro le infezioni provocate da Gram positivi). La dieta è già in grado di per se stessa di modificare la composizione della microflora: chi si nutre di molte fibre presenta una popolazione molto ricca in Bifidobatteri e Lactobacilli; ciò può risultare utile nell’anziano, dove la diminuzione dei primi seguita a un aumento dei Clostridii diventa evidente. 

Esistono poi substrati alimentari definiti prebiotici (come i fruttooligosaccaridi o FOS, fibre solubili a corta catena) che stimolano selettivamente un particolare ceppo batterico; nel caso dei FOS o dell’inulina il ceppo dei Bifidobatteri. Chi invece consuma eccessivamente carne e grassi avrà uno sviluppo preponderante di quella componente batterica aggressiva che normalmente viene tenuta a bada dalla microflora utile e che produce enzimi potenzialmente cancerogeni.

Recenti scoperte: microflora e obesità

Un gruppo di ricerca americano ha scovato un’altra correlazione tra microflora e salute: quella con il metabolismo.

Spesso si tende a dare la colpa dell’aumento di peso a cause che esulano dalla nostra responsabilità, ad esempio la corporatura, la tiroide pigra, la genetica. A volte le differenze tra gli individui sono davvero dovute a cause genetiche, disfunzioni ormonali o all’età; altre volte invece l’amento di peso scaturisce da un’alimentazione o uno stile di vita che riteniamo corretti e che invece non sono sufficienti a regolare il nostro metabolismo.

Una recente scoperta aggiunge un tassello alle cause che provocano aumento ponderale. In effetti la nostra microflora è deputata all’elaborazione dei nutrienti, non deve quindi stupire che questo possa influenzare l’assimilazione del grasso.

Pare che siano in particolare i batteri appartenenti alla classe dei Clostridia (che comprende i patogeni del tetano e del botulino, ma anche tante altre specie innocue o benefiche per l’uomo) i responsabili di questa correlazione. Essi impediscono l’assimilazione delle molecole lipidiche da parte della mucosa intestinale, tramite la produzione di sostanze ora al vaglio dei ricercatori. La loro caratterizzazione potrebbe condurre alla definizione di terapie più efficaci nel caso di obesità, diabete di tipo 2 e altri disturbi metabolici.

La presenza dei Clostridia è condizionata anche dal sistema immunitario: se questo è compromesso, la concentrazione di tali batteri diminuisce, e perfino una dieta sana può facilitare un discreto aumento di peso. Il sistema immunitario controlla la composizione del microbioma, evitando la predominanza di una specie batterica sull’altra tramite produzione di anticorpi. In caso contrario, l’ambiente intestinale diventa inospitale per alcuni batteri, compresi quelli appartenenti alla classe dei Clostridia. La correlazione immunità-aumento di peso dovrebbe godere di maggiore attenzione. Ovviamente non si può considerare la questione soltanto da tale punto di vista: tanti sono i fattori che concorrono all’aumento di peso. Ma già da più parti si è osservata una minor presenza di Clostridia in persone obese e diabetiche rispetto alla media, oltre a una minore risposta immunitaria.

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui