Valeria Cagnina ha 18 anni, e nel 2017 ha fondato una scuola che insegna robotica a grandi e piccini utilizzando il gioco e la creatività

Aveva undici anni quando subì il fascino della robotica: presso un CoderDojo (club gratuito dove i bambini possono approcciarsi all’informatica e alla programmazione) Valeria ebbe l’opportunità di conoscere Arduino, la piattaforma hardware tutta italiana che permette di creare piccoli dispositivi elettronici per la comunicazione, il movimento e la rilevazione di parametri ambientali.

Con il suo primo kit, tramite tutorial scovati sul web, assemblò creazioni via via più complesse: dispositivi luminosi, sensori, robot in grado di schivare ostacoli… Dopodiché, affascinata dagli automi umanoidi congegnati al MIT (Massachusetts Institute of Technology), volle vedere da vicino come li costruivano: a 15 anni riuscì a ottenere una borsa di studio presso uno dei suoi dipartimenti come senior tester, con il compito di adattare a un livello di scuola superiore i tutorial universitari relativi alla creazione di robot “stradali”. Fu lì che scoprì un metodo di insegnamento diverso da quello classico, fondato più sulla pratica e sulla creatività che sul nozionismo.

Così a 16 anni ha fondato OFpassioON, un centro educativo con sede ad Alessandria che eroga corsi destinati non solo a bambini e ragazzi, ma anche a insegnanti, aziende e chi voglia sperimentare un nuovo metodo di apprendimento. La missione di questa scuola, infatti, non è soltanto insegnare la robotica, ma anche quelle che nel mondo del lavoro vengono definite soft skills (creatività, problem solving, cooperazione ecc.) La robotica diventa così un pretesto per lavorare sulla motivazione personale e sulla passione (il fulcro della scuola, come si può intuire dal nome), caratteristiche non così frequenti nel mondo del lavoro, dato che migliaia di persone vivono con angoscia la propria occupazione. Passione e motivazione costituiscono inoltre i veri stimoli del rendimento lavorativo: per questo è importante coltivarle. Uno degli slogan della scuola è, tra gli altri, “Fai ciò che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita”.

Gli allievi (a partire dai 3 anni d’età) vengono definiti Dreamers e partecipano al corso disposti in cerchio; gli educatori sono i Mentors, e non intervengono mai in sostituzione dell’allievo, ma solo in aiuto, rispettando i tempi di ognuno. Programmare e congegnare, secondo Valeria, sono efficaci tecniche per incentivare la creatività dei giovanissimi, in aggiunta alle usuali attività quali disegnare e colorare.

Con i bambini i Mentor si travestono da maghi, e operano in colorate sale senza banchi né cattedre, ma con moquette, cuscini e lavagne con pennarelli pronte per il brainstorming (tecnica creativa in cui le idee di ogni appartenente al gruppo vengono messe per iscritto e poi riconsiderate). Sono previsti perfino Summer Camp residenziali a contatto con la natura.

Valeria e soci propongono incontri anche nelle aziende, dove i laboratori sono finalizzati a lavorare su alcuni ambiti scelti (per esempio implementare la collaborazione tra colleghi e superiori).

Ovviamente Valeria è molto ottimista nei confronti della robotica. Questa branca della scienza può avere più risvolti positivi rispetto a quello che il sentire comune ci trasmette: anzitutto nello sviluppo di abilità e di soluzioni creative, e poi per il supporto che possono darci in ogni ambito, dall’industria (dove è vero che si sostituiranno all’uomo, ma soltanto relativamente alle mansioni più usuranti) alla medicina.

“Niente è impossibile” è un altro degli slogan preferiti di Valeria. Che in effetti, in soli 18 anni, ha già fatto di tutto: non soltanto ha costruito robot e collaborato con il MIT, ma ha anche intervistato Luca Parmitano nello spazio per la tesina di terza media, parlato al CNR e al Senato, partecipato a conferenze in giro per il mondo, vinto premi e fatto parte della classifica Inspiring Fifty sulle 50 donne italiane più influenti nel mondo della tecnologia.

Per il futuro Valeria auspica una diffusione radicale del suo metodo di insegnamento, che funga da parallelo all’istruzione classica, e spera che un numero sempre maggiore di bambini e ragazzi imparino che nel lavoro e nel raggiungimento dei propri obiettivi non è importante soltanto il “sapere” ma anche il “sentire”.

Nonostante la sua giovane età (che in alcune aziende viene ancora guardata con sospetto), Valeria può trasmettere un messaggio importante: raggiungere un obiettivo richiede impegno e una certa dose di fatica (“solo sul dizionario successo viene prima di sudore”, è solita dire) ma, senza un motore interiore che ci spinga a trovare qualcosa di piacevole nelle nostre attività, rischiamo di finire come migliaia di persone alienate e frustrate dal proprio lavoro.

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