Leggendo stamattina le notizie mentre facevo colazione, ho scoperto che uno dei registi italiani più bravi e quotati del momento, Sydney Sibilia (La trilogia cult di Smetto quando voglio è merito suo), ha in progetto di girare un film sulla figura dell’imprenditore Giorgio Rosa e sull’Isola delle rose. Mai sentito nominare! Incuriosita, mi metto a cercare qualche informazione e trovo una storia incredibile e semi-sconosciuta ai più. Eccola.

Giorgio Rosa con i suoi collaboratori

Nel 1958 Giorgio Rosa comincia a studiare il progetto di un “sistema di costruzione di isole in acciaio e cemento armato per scopi industriali e civili”, cioè una struttura sospesa formata da un’ossatura di tubi d’acciaio. Il 15-16 luglio dello stesso anno, fino al 1960, con un piccolo natante modificato da Rosa col motore di una fiat 500, cominciano i sopralluoghi per trovare una zona idonea all’installazione. La scelta cade su una porzione di mare a undici chilometri e mezzo al largo delle coste di Rimini, poche centinaia di metri al di fuori del limite delle acque territoriali, dove la giurisdizione italiana non ha valore. Nel 1961 Rosa, che sino ad allora aveva agito sempre da solo, al più coadiuvato dalla moglie Gabriella, coinvolge il proprietario di un cantiere navale. La struttura dell’isola viene invece commissionata a una ditta di Bergamo. Si tratta di nove tubi di trentasei metri, che verranno poi assemblati a Pesaro il 14 luglio 1964.

Il 31 luglio i tubi vengono posizionati sul fondale marino e si comincia a montare la struttura che nei progetti dovrà sostenere una piattaforma dell’altezza di cinque piani, anche se poi ci si fermerà a uno solo. I lavori di ancoraggio si rivelano più complicati del previsto ma questo non ferma l’ingegnere che il 21 maggio 1966 vede finalmente compiersi il suo sogno, la costruzione della piattaforma è finalmente completata.

Nel frattempo la notizia dell’esistenza dell’Isola si diffonde e cominciano ad apparire i primi titoli sui giornali come “Sorrisi e canzoni”, “Epoca” e “Novella Duemila” e richiama flotte di visitatori. Dichiara l’ingegnere: “Venivano in barca. Eravamo un’attrazione turistica, molto apprezzata anche dagli amministratori e dagli operatori di Rimini. Tanto che quando cominciarono i guai vi fu chi organizzò una sfilata di protesta in città. Almeno 2 mila manifestanti”. Rosa dice che più che un sogno, al principio l’Isola fu un’iniziativa commerciale. “In Romagna stava sbocciando il turismo, avevano aperto l’autostrada Rimini-Bologna. Poteva funzionare. E magari oggi ne avremmo una con una superficie di un chilometro quadrato e ne avremmo costruite altre”.

Iniziano però a sorgere alcuni problemi: il colonnello Sanguinetti della capitaneria di porto di Rimini intima di cessare i lavori, perché la zona è stata affidata in concessione all’ENI, e anche DIGOS e la dogana cominciano ad interessarsi all’esistenza dell’Isola. Intanto questa apre al pubblico, e i pescatori di Rimini cominciano ad organizzare gite in barca per i turisti più curiosi e gli stessi riminesi, che accolgono con favore la novità. Nell’idea di Rosa il turismo, insieme a un’indipendenza fiscale a mo’ di novella San Marino (il che getta qualche ombra sulla nobiltà delle motivazioni dell’ingegnere) dovrà essere una delle fonti di sostentamento dell’isola. Per dichiararsi indipendente in 1° maggio 1968 questa adotta una bandiera, un vessillo triangolare arancione su cui campeggia lo stemma della nuova repubblica, tre rose rosse in campo bianco. La dichiarazione d’indipendenza viene redatta in esperanto grazie all’aiuto di Albino Ceccanti, frate francescano ed esperantista. La repubblica viene battezzata col nome di Esperanta Respubliko de la Insulo de la Rozoj.

Bandiera dell’Insulo de la Rozoj

Si cominciano a stampare francobolli e si pensa di aprire esercizi commerciali sull’Isola, un bar e un ufficio postale, di creare una banca e coniare monete. Idee che, a parte i francobolli, restano fantasie. Fantasie che fiorirono copiose intorno alla vera natura dell’Isola: chi pensava fosse un night club, un casinò, una stazione radio pirata o addirittura una base segreta russa (non dimentichiamo che siamo in piena guerra fredda ed è al governo la DC). Il clima di sospetto intorno all’Isola cresce e pone fine, dopo cinquantacinque giorni, alla sua indipendenza. Il 25 giungo 1968 le pilotine dei carabinieri e della Guardia di Finanza circondano e occupano militarmente l’isola. L’11 febbraio 1969 i sommozzatori della marina militare segano le giunzioni tra i pali e minano i piloni con 75 chili di esplosivo, ma la struttura resiste a ben due tentavi di demolizione, il secondo condotto con 120 chili per palo. Sarà solo una burrasca che la farà inabissare definitivamente. É la fine dell’Isola. Al suo posto venne costruita una piattaforma metanifera chiamata Azalea B. A noi resta la sua storia.

La mareggiata che ha travolto l’isola

Riguardo agli errori e al fallimento del progetto, Rosa dichiara: “La piattaforma mi costò 30-35 milioni di lire. Ma mi sono rifatto abbondantemente: ho esercitato la libera professione con molta fortuna, i miei clienti dopo tutta questa reclame crebbero del 100-140%. E poi, in un certo senso sono passato alla storia se dopo tutti questi anni se ne parla ancora”.

Lascio una mia opinione in proposito: ci vuole tanto coraggio ad andare fuori dagli schemi in una società che oggi ha perso spirito creativo e che scambia per felicità l’adeguarsi al modello più consueto e accettato, ovvero alla filosofia del “meno peggio”. La storia dei creativi è sempre stata avvolta da gioie e dolori. Il creativo è spesso considerato, nel bene e nel male, un “genio” perchè ha fatto qualcosa di straordinario non contemplabile nelle menti comuni.

La logica, l’abitudine e la consuetudine spengono la creatività e finiscono per generare paura e rifiuto verso chi, con mente libera e creativa, propone delle alternative. Credo che oggi ci sia sempre più bisogno di uomini coraggiosi che sappiano fare qualcosa di straordinario. Spero che il documentario su You tube, il romanzo ispirato alla sua storia di Walter Veltroni, un fumetto di Martin Mistère e ora il film di Sibilia con Elio Germano nel ruolo di Giorgio Rosa contribuiranno a far conoscere la storia di questa micronazione, a mio parere antenata delle moderne piattaforme artificiali extralusso costruite a Dubai, Hong Kong, Olanda e Miami, per essere abitate da turisti e non.

Palm Jumeirah, Dubai.
Fonti www.Wikipedia.it www.stampa.it www.bolognavox.it Groenlandia instagram page.

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