L’uomo ha sempre amato le storie. Questa frase si legge un po’ ovunque nel web, specialmente da chi parla di storytelling per promuovere aziende e prodotti (anche se quasi sempre quelli creati sotto il nome di storytelling sono banali spot pubblicitari).

In realtà è vero, se pensiamo ai dipinti ritrovati nelle caverne o anche alle incisioni rupestri: erano una forma primitiva di giornalismo, perché raccontavano scene di vita vissuta.

Possiamo anche spingerci a definire quei dipinti e quelle incisioni gli antesignani dei nostri blog: erano una sorta di diario, in cui il blogger dell’epoca, vestito di pelli di animali, scriveva di ciò che aveva vissuto in prima persona o osservato da lontano.

Grotte di Lascaux, Francia.

A chi servivano quelle prime storie lasciate sulla roccia?

Possiamo fare delle supposizioni, oggi, ma non possiamo certo avere la certezza dei motivi che hanno spinto quegli uomini preistorici a raccontare le proprie esperienze. Ci sono delle teorie al riguardo: le pitture su roccia potevano rappresentare qualcosa di veramente importante per loro o avere un significato religioso o magico.

In ogni caso possiamo asserire che quelle storie primitive soddisfacessero il desiderio di comunicare, di tramandare qualcosa agli altri, di preservare esperienze e avvenimenti.

L’uomo, quindi, ha iniziato a sentire l’esigenza di comunicare, di narrare, e lo ha fatto, almeno a quell’epoca, attraverso le immagini, che, per quanto noi possiamo amare la scrittura, restano comunque il modo più veloce e naturale di trasmettere informazioni.

Omero, il narratore più famoso

Le storie servono al lettore?

Sì, potremmo rispondere come lettori e amanti dei libri e della lettura. Le storie ci servono, se davvero amiamo così tanto leggerle. Altrimenti non avrebbe senso comprare libri, parlarne, scriverne perfino.

Troubadours medioevali, Bardi, cantori. Parole e musica per narrare e ascoltare.

Le storie servono ai lettori, ma servono perché una storia, sotto forma di racconto o romanzo, rappresenta un prodotto di consumo: non ne sminuisco il valore, ma un libro, anche se è un classico, anche se non viene considerato propriamente letteratura di consumo, è comunque un prodotto che si consuma: è innegabile questo.

I lettori, se torniamo indietro nel tempo, quando tutto cominciò, non sarebbero mai esistiti se non fossero nati gli scrittori. Gli scrittori per immagini. L’Iliade, l’Odissea, la Bibbia, la Divina Commedia, i trovatori che giravano le corti per narrare storie, canti e poesie. Dove non arrivava l’istruzione c’era la possibilità se non di leggerle in prima persona, almeno di ascoltarle. Anche a puntate (antesignani delle moderne serie tv?)

Un genitore che ci legge una fiaba, o noi stessi che ci ritagliamo un momento di relax e leggiamo un libro. Leggere aiuta la nostra immaginazione.

L’uomo iniziò a raccontare e allora nacquero i primi lettori, i lettori per immagini. Forse in questo caso possiamo dare una risposta alla fatidica domanda “è nato prima l’uovo o la gallina?”. È nato prima il lettore o lo scrittore? È nato prima lo scrittore, non c’è dubbio.

Il lettore ha solo trovato un prodotto finito e ne ha beneficiato.

Oppure servono allo scrittore?

Le storie servono anche allo scrittore. L’arte nasce da un’esigenza: l’esigenza di comunicare, di esprimere le nostre emozioni, le nostre sensazioni, le nostre esperienze.

Piccola riflessione: si scrive per se stessi o per gli altri?

Attraverso l’arte ogni artista comunica ciò che ha dentro, ciò che magari non riesce a esprimere a voce o con le azioni. Forse comunica ciò che non vuole esprimere in altro modo. E allora lo fa attraverso le storie.

Lo scrittore sente l’esigenza di raccontare qualcosa: dentro le sue storie c’è parte della sua vita, magari in piccole dosi, magari l’autore neanche si rende conto di ciò che ha inserito di sé nelle storie che scrive, ma quel qualcosa, quella parte di sé, è presente. Sempre. E in ogni storia che scrive.

A chi servono le storie?

Sì, l’uomo ha sempre amato le storie. Ma le ha amate perché un giorno è nato qualcuno che dentro di sé ha sentito il bisogno di raccontare e ha trovato il modo di farlo: dipingendo e incidendo le rocce.

Un divano, una coperta, una tazza di thè, magari un cane o un gatto da coccolare. E il moderno cantore: la TV. Attraverso di lei, con film e serie tv colmiamo ancora oggi il nostro desiderio di ascoltare storie.

Da quel giorno il racconto si è evoluto. Ma una cosa è rimasta tale e quale come allora: questa irrefrenabile necessità di narrare, di creare storie, di tramandare noi stessi attraverso i racconti che scriviamo.

Fonte: focus.it stateofmind.it

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