Partiamo dalle basi. Un luogo si definisce infestato quando “si pensa che sia abitato da entità non meglio definite. Oggi questi luoghi sono accomunati da un passato che si pensa segnato da una morte tragica. Nel Medioevo, invece, le infestazioni potevano derivare dalla mancata sepoltura di uno degli abitanti della casa”.

Fantasmi e fatti occulti vari sembrano godere di un vivo interesse. “Si è risvegliata la curiosità per i fantasmi, grazie soprattutto ai cellulari. Questo perché si sono moltiplicate le presunte prove fotografiche che in realtà altro non sono che il risultato di coincidenze come l’immortalare una nuvola di polvere che assume una forma antropomorfa”.

Ecco cinque luoghi misteriosi, spaventosi e avventurosi in pieno stile Halloween.

1. Villa de Vecchi. La casa rossa, Cortenova (Lecco)

La più inquietante!

La casa più infestata d’Italia si trova in Valsassina, ed è molto nota agli appassionati del mistero ed agli speleologi urbani italiani. L’edificio fu costruito alla fine del ‘800 perché il padrone, avendo la figlia malata, pensò che l’ambiente di montagna fosse più salutare per la giovane. Un giorno l’uomo tornò a casa e trovò la moglie morta misteriosamente col volto sfigurato, e la figlia altrettanto misteriosamente scomparsa.
La ricerca andò avanti per settimane, ma senza risultati e, distrutto dal dolore, l’uomo si suicidò. La casa da allora fu abbandonata ed iniziò il lento ma inesorabile decadimento, situazione in cui verte ancora oggi.

Pare che la casa sia stata sede di riunioni di satanisti, come si potrebbe dedurre dai numerosi graffiti sui muri dell’edificio, e che siano stati rilevati forti campi magnetici ed elettromagnetici nella zona circostante. Inoltre, quando anni fa ci fu una grande frana che devastò completamente alcuni paesi della zona, la casa fu risparmiata poiché i massi passarono ai lati senza sfiorarla.
I ricercatori del gruppo Crop, durante alcuni sopralluoghi, hanno udito uno strano rumore provenire dall’interno, simile a quello prodotto da qualcuno che, camminando, strisciasse i piedi sul legno. Durante le notti del solstizio d’estate o quello d’inverno si sentono lamenti femminili provenire dall’interno, oppure un suono di pianoforte proveniente dalla sala, dove tuttora è presente un vecchio piano ormai distrutto.

La villa in una rara foto d’epoca.

Il Castello di Montebello (Rimini)

La più turistica!

Guendalina, figlia di un certo Ugolinuccio o Uguccione, feudatario di Montebello nel 1375, fu la protagonista di un triste fatto di cronaca.
Era il 21 giugno di quel lontano anno quando, nel nevaio della vecchia Fortezza, la bimba scomparve e non venne mai più ritrovata.
Questa in breve è la sua storia che, tramandandosi oralmente per circa 3 secoli, si arricchì di elementi di fantasia. Ma perché se ne parlò tanto? Il motivo lo apprendiamo da una Miscellanea di racconti della bassa Val Marecchia, frutto di un gusto seicentesco per le fabulae popolari. La penna di un raccoglitore di storie del XVII secolo fermò così, su carta, il lungo volo di quella che, ormai, era già una leggenda: Azzurrina.

“… aveva gli occhi color del cielo e i capelli chiari coi riflessi azzurrini …”

Guendalina Malatesta

Da qui dunque deriva il soprannome di Guendalina e la sua suggestione, da un ‘vero’ fenomeno che, se visto più da vicino, si scopre risultato di una tinta venuta male, perché la bambina nacque, in realtà, con capelli bianchi: albina.

Fu allora, per difendere (o nascondere) la figlia che i genitori le tinsero i capelli, ma il bianco dell’albinismo non trattiene il colore, reagisce al pigmento diventando azzurro. Ecco spiegato lo ‘strano’ caso e l’appellativo ad esso legato.

“… e si narra che, allo scadere del solstizio estivo di ogni lustro, un suono proveniente da quel sotterraneo cunicolo si faccia ancora sentire.”

Siamo nel 1990, il Castello è aperto a Museo da appena un anno, ciononostante, la leggenda è già di dominio pubblico. C’è chi si schiera subito a sostenerla ciecamente, chi la contesta, molti la temono, altri la deridono, ma tutti ne parlano. Allora, il 21 giugno di quell’anno, tecnici del suono interessati a tali episodi effettuano le prime registrazioni. Le apparecchiature sono sofisticate. Tutte le frequenze vengono incise. In sede di studio si procede all’ascolto: tuoni, uno scrosciare violento di pioggia, poi… un suono.
Anno 1995. Sempre 21 giugno. Nuove registrazioni. Stesso suono.
Anno 2000. Ancora 21 giugno. Ancora il solstizio estivo e, ancora, quel suono che si ripete.
Anno 2005… e la leggenda continua a stupire studiosi e ricercatori, si aggiungono immagini negli anni successivi e le ricerche continuano…
Ai turisti in visita alla Rocca vengono fatte ascoltare tutte le registrazioni. Le reazioni rimangono tuttora le più diverse, se non addirittura contrastanti. Ad alcuni sembra un pianto di bambina, ad altri una risata, molti dicono di sentirci una voce, di distinguerci una parola, tanti altri sostengono di non sentirci né più né meno che vento e pioggia nel temporale.

3. L’Isola infestata di Poveglia (Venezia)

Famosa in tutto il mondo!

Di fronte a Malamocco, nella laguna sud di Venezia, c’è un’isola disabitata di sette ettari considerata uno dei luoghi più infestati del mondo.

Parliamo di Poveglia, anticamente un centro florido e popoloso e oggi disseminata di rovine sepolte nel verde, abbandonata all’erosione e chiusa al turismo.

La sua decadenza coincise con la guerra di Chioggia, quando venne sfruttata come avamposto militare per la sua posizione strategica. Al termine del conflitto, l’isola era completamente devastata e la popolazione era ormai ridotta a poche decine di abitanti.

La sua storia macabra ha però inizio nel 1700, quando Poveglia divenne luogo di quarantena per uomini e merci, ma anche lazzaretto dove furono confinati i malati di peste che, una volta deceduti, venivano bruciati e sepolti sull’isola stessa. Proprio nel corso di quegli anni, cominciarono a fiorire diverse leggende e storie inquietanti sui fantasmi delle persone colpite dalla terribile epidemia.

Racconti ammantati di mistero che aumentarono quando, tra il 1922 e il 1946, l’isola fu sede di uno strano edificio, la cui funzione è ancora oggi oggetto di dibattito, tanto che qualcuno è persino arrivato a negarne l’esistenza. Stando ad alcuni archivi storici, la struttura avrebbe ospitato una casa di riposo per anziani, tuttavia molti elementi inducono a pensare che si fosse trattato in realtà di un ospedale psichiatrico. Ipotesi avvalorata dalla presenza di una pietra recante la scritta “reparto psichiatria”, tuttora presente tre le rovine dell’isola.

La leggenda narra che all’interno del manicomio sarebbero state praticate terribili torture sugli ospiti ricoverati. Tra i racconti più inquietanti, circola quello sul responsabile del reparto di psichiatria che, dopo aver condotto brutali esperimenti sui pazienti, sarebbe infine impazzito, poiché tormentato dagli spiriti di Poveglia, e si sarebbe gettato dal campanile dell’antica pieve di San Vitale. L’infermiera che assistette all’accaduto sostenne che l’uomo non morì con l’impatto al suolo, bensì soffocato da una strana nebbia che si era propagata dal terreno.

Interno del manicomio.

Nel 1968, l’isola venne ceduta al Demanio, ma alcuni visitatori curiosi che l’hanno esplorata negli ultimi decenni raccontano di aver visto le anime erranti degli ospiti dell’edificio vagare tra i corridoi ormai deserti o giurerebbero di aver sentito voci e lamenti provenire da questi luoghi spettrali.

Benché l’isola di Poveglia sia inaccessibile al pubblico, i turisti più audaci possono comunque visitarla, richiedendo particolari autorizzazioni al comune di Venezia almeno 10 mesi prima o, in alternativa, rivolgendosi a qualche imbarcazione privata.

4. Il monastero maledetto in provincia di Salerno.

Il più abbandonato!

Nella provincia di Salerno, nei pressi di Sicignano degli Alburni, c’è un vecchio monastero abbandonato ormai da tempo. Fu costruito nel 1600 ed era abitato dai frati benedettini, che in quel luogo, conducevano una vita serena, fino a quando qualcosa turbò il quieto vivere dei frati, qualcosa di talmente orrendo da far si che l’edificio venisse ricordato come il “Monastero dei monaci maledetti”

Si racconta, che all’interno del monastero iniziarono a sparire molte persone, compresi i frati, e che molti abitanti delle zone vicine vennero trovati morti o mutilati nei campi vicini. Tutto ebbe inizio nei primi anni del XVIII secolo, quando un giorno al portone del monastero si presentò un povero mendicante.

L’uomo non era di quelle parti, era ridotto abbastanza male, era malnutrito e camminava a fatica. I frati lo accolsero al monastero e lo rifocillarono, il mendicante, chiese hai frati la possibilità di restare con loro, in cambio di aiuto nei lavori di tutti i giorni.

I monaci decisero di tenerlo con loro all’interno del monastero, l’uomo lavorava sodo, divenne un tuttofare all’interno del monastero e addirittura dopo qualche tempo prese anche i voti diventando a tutti gli effetti uno di loro.

L’uomo però, non era molto portato alla vita da frate, non riusciva a sopportare la castità rigorosa dei frati, così avvenne che, si innamorò di una giovane contadina del posto. I loro incontri avvenivano in segreto, nascosti nei sotterranei del monastero o nei campi con favore delle tenebre. Sbocciò una vera e propria storia d’amore che durò fino ad una loro disattenzione.

Una notte durante un loro incontro, vennero scoperti da un monaco, i due vennero condotti dinnanzi all’abate che decretò per loro una punizione durissima: l’uomo venne rinchiuso nelle segrete in espiazione delle sue colpe e la donna, nell’intenzione di farle confessare di essere un strega ed aver ammaliato un uomo di fede, fu uccisa sotto le atroci torture inflittele.

Dopo diversi anni, l’uomo venne liberato e tornò a svolgere i suoi vecchi compiti. Fu proprio in quel momento che il male s’insediò nel monastero. L’uomo cominciò a vendicarsi sugli uomini che anni prima l’aveva salvato da morte certa, ma che poco dopo avevano ucciso il suo grande amore. Nel monastero iniziarono ad accadere morti misteriose, come annegamenti nel pozzo, impalamenti nelle pertiche dell’orto, cadute dai camminamenti e strani incidenti con il camino.

Dopo che tutti gli aguzzini della donna morirono in circostanza misteriose, le morti non cessarono: l’uomo era intenzionato ad una vendetta più vasta, continuo ad uccidere i suo compagni con l’intento di scalare le cariche fino a divenire il priore del monastero. Ebbene, egli ottenne ciò che voleva.

Da quel momento i pochi monaci sopravvissuti alla “mattanza”, dovettero sottostare alla supremazia del monaco maledetto e assecondarlo nelle sue decisioni, oppure scomparire come tutti gli altri.

La notizia di quanto accadeva all’interno del monastero si diffuse tra gli abitanti dei villaggi vicini, che chiesero al re di intervenire per far luce sulla scomparsa dei monaci. Il re intervenne e l’uomo fu scoperto: venne condannato ed impiccato nella quercia davanti al monastero.

La leggenda del monastero dei monaci maledetti si tramanda da secoli, molti abitanti del luogo e avventori del monastero, sostengono di aver visto il monaco maledetto aggirarsi tra le mura dell’edificio.

5. Castello della Rotta a Moncalieri (Torino)

A pochi chilometri da Moncalieri, in provincia di Torino, si trova il castello della Rotta, considerato come il più infestato da fantasmi in tutta l’Italia.

Il più infestato!

L’antico edificio di epoca medievale venne costruito nel IV secolo per difendere il ponte sul torrente Banna, sopra il quale passava la strada romana che proveniva da Pollenzo. Solo successivamente assunse il nome di “Rotta”, anche se esistono due versioni contrastanti sulla sua origine. Per alcuni, il nome viene inteso in senso di “sconfitta”, e deriva dalla disfatta subita da Tommaso di Savoia nel 1639 contro francesi. Per altri, invece, deriverebbe dalla parola “Rotha” che significa “luogo aperto” e andrebbe ad indicare la posizione del castello che si affaccia su una vasta pianura.

La proprietà del castello, nel corso dei secoli, è stata di romani, longobardi e templari: a loro sono legate tante leggende e storie di fantasmi che hanno alimentato l’alone di mistero attorno all’edificio. Una delle più celebri è la leggenda del bambino e della nutrice. Si racconta che nel palazzo vivesse un bambino molto dispettoso che rappresentava una vera e propria croce per la sua nutrice, costretta a rincorrerlo ore ed ore per evitare guai. Un giorno, esausta dall’ennesima rincorsa, la nutrice si lasciò sfuggire un colorito rimprovero verso il bambino. Subito dopo, comparve nel cortile una carrozza trainata da cavalli che travolse il bambino e la nutrice, sconvolta, si tolse la vita. Da quel giorno nefasto, si narra che i fantasmi del bambino e della nutrice vaghino per le sale del castello, lasciando dietro di loro lamenti ed un profumo di rose e gigli.

Suggestiva anche la leggenda del frate della rotta che racconta di un nobile, proprietario del castello che si innamorò perdutamente di un’affascinante nobildonna. Proprio nel giorno in cui si celebrava la loro festa di fidanzamento a corte, il palazzo venne assediato dai saraceni. Alcuni di loro inseguirono la donna fino in cima alla torre, dalla quale decise di buttarsi pur di non cadere nelle mani del nemico. Il signore del castello, ancora ignaro dell’accaduto, si batté valorosamente tutta la notte, riuscendo a cacciare i saraceni. Solo all’alba si accorse della scomparsa della sua amata, rinvenuta senza vita sul ponte levatoio. Il dolore e la rabbia portarono il nobile a partire per la Terra Santa e a divenire un monaco guerriero templare per vendicarsi degli infedeli che erano i responsabili della morte della sua futura sposa.

Tra le innumerevoli storie e leggende sui fantasmi c’è anche quella di un uomo decapitato che vagherebbe nel cortile interno del palazzo portando ancora in mano la propria testa, oppure quella di una bellissima donna che si tolse la vita a causa delle angherie del marito e da allora vaga per la pianura attorno alla tenuta. Secondo la credenza popolare, inoltre, tutti gli spettri del castello si riunirebbero ogni anno nella notte tra il 12 e il 13 di giugno per dare vita ad una processione in direzione del maniero. Sfortunatamente, il castello della Rotta di Moncalieri, in provincia di Torino, appartiene ad un privato e non può essere visitato, ma chi si trova da quelle parti, può provare a scorgere alcuni degli spiriti narrati dalle leggende direttamente dalla pianura circostante.

E chi chiamerai?

Fonti: www.siviaggia.it www.fantasmi.it www.travel365.it www.castellodimontebello.it www.cicap.it

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui