Di solito scrivo articoli su questo blog prendendo spunto da argomenti o temi che mi piacciono o che mi colpiscono. Questa volta vorrei scrivere di un’esperienza che ho vissuto.

Qualche giorno fa ho partecipato, insieme con mio marito, a una serata a tema “educativo”. La serata è stata abilmente condotta dalla dott.ssa Paganini, assistente sociale specializzata in tutela dei minori con esperienza decennale, nonché grande e storica amica.

Il tema dell’incontro riguardava gli stili educativi dei genitori e il rapporto genitori – figli. Noi non siamo ancora genitori ma, come ha ben detto la dottoressa nell’introduzione alla serata, siamo innanzitutto figli e le tematiche affrontate sono state un ottimo spunto di riflessione.

La dottoressa ha scelto di iniziare leggendo una bellissima e commovente storia intitolata “Un giorno“, il racconto di una lunga storia d’amore che vede protagoniste una mamma e la sua bambina.

La mamma pettina i capelli della figlia

Le illustrazioni sono delle magnifiche tavole ad acquerello dell’inconfondibile mano di Peter H. Reynolds ed esprimono tutta la dolcezza dei caldi momenti familiari narrati. Le parole, poche ed essenziali, sono dell’autrice Alison McGhee e pongono in rilievo l’intensa ed esclusiva relazione tra la mamma e la figlia a partire dalla nascita fino alla vecchiaia di quest’ultima. Un amore che va al di là della morte, poiché vive nei ricordi e si riaccende osservando le foto che ripercorrono gli attimi passati insieme.

La bellezza sta nel racconto universale e profondo, un intreccio di parole e immagini che emozionano e sanno parlare a tutte noi. Quella che viene narrata, infatti, è la storia di tutte le famiglie, di tutte le mamme che amano i propri bimbi.
Una storia che spesso commuove le mamme e le fa piangere a dirotto… ma di cui, probabilmente, le figlie e i figli (perché no?!) comprenderanno a pieno il valore solo una volta cresciuti. Proprio come accade in queste pagine.

La scelta di iniziare con questo libro serve a ricordare ai partecipanti l’immensa importanza della lettura come strumento per creare e rafforzare le relazioni, in primis all’interno della famiglia. Per un bimbo e la sua mamma (o il suo papà) leggere assieme è un’occasione di crescita per lo sviluppo cognitivo e linguistico del piccolo, ma anche e soprattutto un’esperienza piacevole ed intima che tocca le corde più profonde dell’emotività di entrambi.

I partecipanti sono stati poi stimolati ad intervenire con esperienze personali su cosa deve fare o non fare un buon genitore e cosa deve dire ai figli. Ovviamente non esiste il genitore perfetto, ma dalle diverse risposte è emerso che il genitore non solo deve saper ascoltare, incoraggiare, giocare, far vivere esperienze e trovare il tempo per stare con i figli, ma deve anche saper dire no, educare, porre dei limiti, non viziare troppo e chiedere scusa.

Il confronto tra esperienze è fondamentale e lo snodo principale di questo punto della serata è stato che il genitore DEVE essere coerente tra quello che dice e quello che fa, così da essere una guida affidabile ed autorevole per il bambino.

Dopo aver mostrato un breve montaggio di spezzoni tratti da diversi lungometraggi Disney, dove venivano mostrate varie modalità di rapporti genitori/figli (dal padre autoritario a quello apprensivo, passando per la madre manipolatrice e una “normale” cena in famiglia) la dottoressa ha illustrato i quattro stili educativi, elaborati nel 1971 dalla psicologa Diana Baumrind ma ancora oggi alla base dello studio dei diversi modelli di genitorialità.

Un padre autoritario

1) Lo stile autoritario: fondato sul potere dell’adulto con una dimensione emozionale distaccata e severa. I genitori cercano di controllare il comportamento dei figli per ottenere l’obbedienza alle regole imposte senza la possibilità di una discussione o mediazione della norma; raramente sollecitano l’opinione del bambino impedendo lo sviluppo di qualsiasi forma di dialogo; non apprezzano o mostrano piacere per i risultati che ottiene; sono direttivi ed esigenti e puniscono i figli in caso di trasgressioni, senza dar loro spiegazioni.

Un padre leggermente ansioso

2) Lo stile permissivo: si caratterizza per un basso livello di controllo dei genitori, nella convinzione che i bambini debbano imparare a comportarsi sulla base della propria esperienza, con una deresponsabilizzazione dell’adulto dal compito di prendere decisioni disciplinari. I genitori permissivi esprimono affetto, ma chiedono pochi risultati ai loro figli, sono meno rigidi rispetto all’obbedienza delle regole, sono poco coerenti nella disciplina, e generalmente lasciano ai bambini grande libertà nell’organizzare la propria giornata, consultandoli sulle strategie di conduzione familiare.

Una famiglia quasi normale, con tutti i pregi e difetti

3) Lo stile autorevole: i genitori riconoscono i desideri dei loro bambini, esercitano responsabilmente un costante controllo nei loro confronti con l’uso di tecniche non punitive, incoraggiando la comunicazione e gli scambi verbali e rispettando le opinioni dei bambini. Questi genitori non estremizzano l’obbedienza all’autorità come una virtù in sé ma spiegano i criteri delle loro regole di condotta, utilizzando sia modalità di potere che di ragionamento, ed accettano che i bambini possano esprimere il proprio punto di vista. La relazione che si instaura è caratterizzata da un affetto manifestato in modo caldo e intenso, da molto dialogo e senso di protezione trasmesso al bambino.

Affettuosa si, ma manipolatrice.

4) Lo stile trascurante e di rifiuto: si contraddistingue per il disimpegno sia sul fronte del controllo che su quello affettivo. Questi genitori non sono né ricettivi né esigenti, non guidano né controllano le attività dei bambini, non forniscono un sostegno limitandosi ad offrire loro pochi strumenti di comprensione del mondo o delle regole sociali.

Un padre orgoglioso.

Se si considerano le correlazioni tra i comportamenti dei figli e gli stili genitoriali (autoritario, permissivo, autorevole e trascurante), si può osservare che i bambini con i genitori autoritari mancano di competenza sociale in particolare nei confronti degli altri bambini; raramente prendono iniziative; mancano di curiosità e di spontaneità; possono manifestare aggressività per identificazione della figura parentale autoritaria.

Il rapporto madre/figlia

I figli di genitori permissivi mostrano una certa immaturità, difficoltà a controllare i loro impulsi, ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni, sono poco assertivi e generalmente poco interessati ai risultati dei propri comportamenti.

I figli di genitori che rifiutano tendono ad essere i meno maturi per quanto concerne sia la sfera cognitiva che la sfera sociale, e sono spesso caratterizzati da un sentimento di insicurezza nelle relazioni sociali.

I bambini cresciuti in un clima autorevole mostrano fiducia in se stessi, autocontrollo, curiosità e competenza sul piano sociale. I genitori chiedono loro di impegnarsi per raggiungere mete elevate, favoriscono la comprensione nei bambini delle regole sociali, producono sentimenti di autostima, sicurezza, indipendenza, altruismo, motivazione all’impegno per ottenere il successo.

Lo stile autorevole sembra dare risposte ai genitori che sentono il conflitto fra le dimensioni del controllo e dell’affetto: l’elemento cruciale che li lega può essere solo la comunicazione e la cooperazione, che consentono ad un genitore di mantenere la relazione con il figlio, sia comunicando l’affetto, sia prendendo posizioni di autorità.

La dottoressa Paganini ha però specificato che questi schemi sono piuttosto rigidi e che nella realtà le famiglie sono più variegate, frutto della mescolanza tra i diversi stili del singolo genitore. L’importante è la coerenza tra i genitori, che non devono avere contrasti davanti ai bambini ed arrivare a decisione importanti attraverso il dialogo, il compromesso e la negoziazione.

Da qualche anno si sta facendo strada un nuovo modello educativo che mette al centro il bambino. Nell’ultima parte della serata la dottoressa Paganini si è concentrata su questo, indicato come “Il mondo del bambino”

Lo schema elaborato dal P.I.P.P.I., Programma di Intervento per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione, che nasce a fine 2010, risultato di una collaborazione tra Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Laboratorio di Ricerca e Intervento in Educazione Familiare dell’Università di Padova.

Il centro dello schema è il bambino, intorno a lui gravitano tre dimensioni:

A. I bisogni del bambino, le sue emozioni, i suoi giochi, la sua autonomia, autostima, identità e relazioni familiari.

B. I genitori, con la loro guida, i valori e l’affetto creano una base sicura e sono un punto di riferimento

C. L’ambiente, il contesto socio-culturale, le amicizie, la scuola, gli insegnanti e gli educatori creano una rete fitta e solida di inclusione.

Il benessere del bambino si ha quando queste tre dimensioni sono positive ed equilibrate così da avere in futuro un adulto sano, che sta bene e ben inserito nella società.

La bella serata si è conclusa in modo divertente e positivo con la lettura della “Filastrocca del bambino futuro”, in cui si ribadisce l’importanza dell’affetto e degli abbracci.

OTTIMO LAVORO, DOTT.SSA PAGANINI!
Fonti www.minori.it Diana Baumrind, Stili genitoriali.

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