La neve,

per molti è sinonimo di disagio, di freddo, strade ghiacciate, problemi e astensioni dal posto di lavoro. Le accezioni che si collegano alla neve sono tante, ma spesso si affronta in maniera troppo pratica. La società di oggi tende a rendere un po’ tutto oggetto: anche il meteo, ponendoci, se così si può definire, in un’ottica di disagio e disservizio.

Mentre una volta per noi adulti (tuttora per i bambini) la neve veniva vista sotto un’ottica di novità, con un’accezione quasi magica e speciale, soprattutto nelle zone non montane, oggi viene sempre più vista come un ostacolo ed un problema nell’effettuare le nostre azioni quotidiane, spesso frenetiche e senza tempo. Non ci si ricorda di cosa vuol dire passeggiare nella neve, non ci si ricorda di cosa significa passare ore alla finestra ad osservare i fiocchi che cadono, magari davanti al camino, a raccontare storie ai bambini. Non ci si ricorda cosa vuol dire giocare nella neve assieme ai propri figli, o assieme agli amici. Anche solo lo scherzare tra adulti è un concetto che non esiste più (oggi si tende a mascherare una sottile polemica sotto questo stesso nome). E tutto questo crea in noi un disagio sempre maggiore, in continua crescita. Fermiamoci un attimo, osserviamo, ascoltiamo le persone attorno a noi, e noteremo subito una sofferenza elevatissima legata (anche) alle intemperie.

Ma la domanda è: perché non riusciamo più a godere nemmeno dei lati positivi dell’inverno? Perchè non riusciamo più a godere di quella sensazione di calma, di quiete che può donare la neve, di quel silenzio quasi innaturale, di quel paesaggio totalmente rinnovato, fino a renderlo quasi un luogo nuovo. Non riusciamo più a godere di una passeggiata nelle campagne, nei boschi che coperti di neve guadagnano un’accezione totalmente diversa dalla solita che conosciamo.

Da cos’è dato questo cambiamento così feroce ed atroce?
Ma soprattutto, perché accettiamo di soffrire e di flagellarci in continuazione con un morale sempre a terra, nel quale vediamo sempre il lato negativo della medaglia, quello opaco, quello spinoso al tatto?

In questa mattina nevosa in cui sto scrivendo, osservo spesso dalle finestre la campagna innevata, osservo i fiocchi di neve che cadono lenti, il silenzio quasi innaturale che si crea in questo paesaggio nuovo, anche se già visto. E questa domanda mi rimbalza nella testa, finché mi rendo conto che col passare degli anni la società rifiuta sempre di più questo tipo di evento, ritrovandosi davanti ad un disagio smisurato. La mia modesta e personale considerazione ricade sui ritmi e i valori della nostra vita. Quanto mai nella società di oggi abbiamo sempre più ritmi sfrenati, sempre più appuntamenti incasellati, sempre più tendiamo a non avere tempi vuoti d’intramezzo. E piano piano, nella nostra mente, si è insinuata questa abitudine, l’abitudine che tutto deve sottostare ai nostri ritmi, spesso imposti dalla società, dal lavoro, da un’economia che non ci sostiene. Ma non ci accorgiamo, al tempo stesso, che continuiamo ad aggiungere sempre più impegni e doveri, pensando soltanto a massimizzarli, minimizzando i tempi morti e pensando sia sempre la cosa giusta, la cosa migliore da fare.

E così usciamo da tutti i ritmi naturali che contraddistinguono la vita umana. Non seguiamo più l’estate, l’inverno, s’ignora l’autunno e la primavera e tutto ciò che ne consegue. Pretendiamo sempre di essere in diritto di avere tutto nella migliore delle accezioni possibili. Dobbiamo sempre avere la TV disponibile, in ogni stanza, col miglior contenuto disponibile. Vogliamo sempre il meteo migliore per quello che stiamo facendo:

sole ma non troppo caldo. Non troppo , ma nemmeno umido. Non può piovere ,non può nevicare, ma al tempo stesso non vogliamo un clima secco.

La giornata è sempre troppo corta, o in altri casi è troppo lunga, bloccati in impegni noiosi e che proprio non vorremmo fare. Ma al contempo vorremmo sempre essere in vacanza, vorremmo guadagnare tanto, e quindi non possiamo. Il lavoro non è mai abbastanza buono e non è mai abbastanza gratificante e via di seguito.

In questa maniera ci distacchiamo sempre più dai ritmi della natura, ritmi tipici di una vita sana. E tutto sommato, sotto sotto, tutti noi lo percepiamo, tutti noi lo sappiamo. Ci rendiamo conto che non abbiamo mai il tempo necessario per sederci e passare un pomeriggio in famiglia, in compagnia, ci rendiamo conto che lo stress è sempre più alto, che lo stress non ci fa dormire, che quando usciamo anche a bere una birra con gli amici siamo sempre a pensare al lavoro. E si finisce di parlare anche solo di quello perché ci viene inculcato che il lavoro è la cosa fondamentale, più importanti di tutta la vita. Certo, dobbiamo guadagnarci tutti da vivere in maniera onesta ma non dobbiamo nemmeno esasperare fino alla morte il concetto di lavoro.

Ma non tutto è perso, tutti noi possiamo tornare nel ritmo nostro più intimo e naturale. Ed è tutto a portata di mano.

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