Nella sua canzone del 1972 “Why Must The Show Go On?” il commediografo inglese Noel Coward si chiedeva: “Perché lo spettacolo deve continuare?”

Gli rispose, indirettamente, Ruggero Leoncavallo nell’aria “Vesti La Giubba” 80 anni prima: “La gente paga”.

Entrambe le canzoni alludono all’obbligo dell’attore di mettere da parte i propri problemi e dedicarsi anima e corpo al sollazzo di sconosciuti paganti.

Ma allora, cosa spinge migliaia di persone ad intraprendere la carriera attoriale? Cosa li porta in alcuni casi persino ad umiliarsi?

Nella mia esperienza ventennale ho conosciuto dozzine di attori o aspiranti tali e li ho divisi in tre categorie:

  • Vanitosi;
  • Esibizionisti;
  • Timidi.

“Un momento! Va bene i primi due, ma i timidi? Non dovrebbero essere spaventati a morte all’idea di esibirsi davanti al pubblico?”

Ebbene, un corso di teatro è l’ideale se si vuole vincere la timidezza, che spesso è legata alle nostre ansie o paure. Innanzitutto, si impara a stare a contatto con la gente. Non solo il pubblico, anche i compagni di scena, il regista, i tecnici, perché uno spettacolo, qualunque spettacolo, fosse anche un monologo, non si prepara da soli.

All’inizio delle prove può sembrare dura, soprattutto se non si conosce nessuno, ma gli esercizi (assurdi se visti dall’esterno) per riscaldare voce e corpo sono un ottimo modo di rompere il ghiaccio e pian piano si scoprirà che anche gli altri, persino quelli che appaiono più sicuri e spavaldi, potrebbero avere le stesse ansie e paure.

L’esempio più famoso dell’efficacia di questa “terapia” non è una personalità dello spettacolo ma una figura storica reale (in tutti i sensi): Sua Maestà Re Giorgio VI d’Inghilterra che, prima di salire al trono, si rivolse al logopedista Lionel Logue per guarire dalla balbuzie.
Come mostrato nel film <b>”Il Discorso Del Re”</b> (basato sul libro scritto da Mark Logue e Peter Conradi) oltre ad aiutarlo nella preparazione dei discorsi, Logue gli infuse la fiducia necessaria per affrontare la carica di Re della Gran Bretagna.*

Vincere la timidezza è solo uno degli effetti positivi della recitazione.
Anche se non sembra, recitare richiede un notevole sforzo fisico e soprattutto mentale. Una buona memoria è fondamentale per andare in scena, anche se magari dovete dire solo: “Perbacco che gran botto!” all’inizio del secondo atto.

Un bravo attore non solo conosce le proprie battute, deve sapere anche quelle degli altri, ma soprattutto deve stare attento a ciò che gli accade intorno. In teatro l’imprevisto è sempre in agguato e bisogna essere pronti a reagire di conseguenza ed eventualmente salvare la situazione. Come se non bastasse, oltre alle battute proprie ed altrui, bisogna anche ricordarsi i movimenti, le posizioni, i movimenti, le posizioni, i cambi costume, stare attenti a non accavallarsi con gli altri e non lasciarsi distrarre dalle reazioni del pubblico, siano esse positive (applausi, risate) oppure negative (mormorii, fischi, ancora risate) che siano.

Tutto ciò permette di tenere la mente allenata, il che si riflette positivamente sulla vita di tutti i giorni.

Non vi vedo convinti e avete ragione: ciò che ho scritto è molto bello ma non risponde alla domanda iniziale. Perché gli attori recitano? Perché sobbarcarsi questo sforzo? Si potrebbe porre la stessa domanda riguardo gli sportivi e la risposta sarebbe la stessa.

Che sia uno spettacolo o una gara se affrontato con lo spirito giusto e senza eccessiva competitività, sia che vada bene o male, la soddisfazione che si ha alla fine, vedendo che tutti i propri sforzi non sono stati vani, è una sensazione bellissima!

*Piccola curiosità: anche suo nipote Carlo (che fece una discreta esperienza teatrale ai tempi della scuola) visse un’esperienza simile quando, nel 1969, passò un trimestre nel Galles per imparare la lingua gallese, in occasione della sua investitura a Principe Del Galles.

L’episodio di The Crown dedicato a questo momento della vita di Carlo d’Inghilterra.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui