Il naviglio

Prende l’acqua del Ticino a Tornavento e dirigendosi verso sud fiancheggia la centrale elettrica di Turbigo, quindi prosegue verso Castelletto di Cuggiono, Bernate, Boffalora, Robecco, Cassinetta Gaggiano e giunge fino a Milano. E’ il Naviglio Grande, la cui costruzione iniziò nel 1177 ad opera dei Torriani, signori di Como in contesa con i Visconti di Milano per il possesso delle terre da Coira al Ticino. Col tempo divenne  la  più  frequentata via di comunicazione  fra Milano ed il territorio circostante. Il suo passaggio potenziò l’irrigazione delle campagne ed assicurò il  trasporto delle derrate in città. L’ acqua, inoltre, offriva sollievo dall’afa estiva ed una insolita scenografia nella statica pianura. Così, in gran parte dei paesi rivieraschi, tra il XVI ed il XVII sec. fiorì  l’edificazione delle residenze nobiliari, conciliando i piaceri della villeggiatura  con la gestione delle pertinenze agricole delle residenze.

Naviglio grande a Milano con la tipica imbarcazione per la navigazione fluviale.

La villa di delizia

La villa di delizia fu un genere architettonico particolarmente diffuso fra la nobiltà a partire dal XVI secolo. Si trattava di una residenza suburbana, posta lontano dalla città, in cui i nobili si ritiravano nei periodi di villeggiatura: nel milanese, tale fenomeno si sviluppò in particolar modo lungo il percorso dei due navigli, il Naviglio Grande e il Naviglio della Martesana. La definizione è quella assegnata nel XVIII secolo da Marc’Antonio Dal Re alla propria collezione di incisioni ritraenti diverse ville suburbane milanesi. Elemento imprescindibile di ciascuna villa era quello del proprio giardino, sempre presente e ben curato. Famiglie prestigiose tra cui i Trivulzio, i Visconti, i Mantegazza e i Castiglioni costruirono queste dimore in cui rigenerare il corpo e la mente dalla vita cittadina. Grazie a una bellissima e agevole pista ciclopedonale che corre lungo tutto il Naviglio e a una ripristinata navigazione fluviale con base a Boffalora sopra Ticino, si può dedicare una piacevole e istruttiva giornata alla scoperta di questi gioielli antichi.

Villa Clerici, Castelletto di Cuggiono. Villa abbandonata n.1

A circa tre chilometri da Cuggiono, si trova la frazione di Castelletto, un tempo borgo indipendente e poi aggregata al comune di Cuggiono, adagiata sulla riva destra del Naviglio Grande.
Il nome “Castelletto” deriva dal castello di proprietà della famiglia Clerici, oggi denominato Villa Clerici, che si trova in posizione strategica su di un’altura adiacente alle sponde del Naviglio.
Il complesso, nasce come casa nobiliare verso la fine del Seicento, inglobando edifici precedenti tra cui alcune strutture difensive.

Villa Clerici

Al XVIII secolo risale la progettazione del parco che circonda l’edificio, nel quale spicca la grandiosa scalinata barocca che scende dalla Villa sino alle acque del Naviglio e che un tempo veniva utilizzata come imbarcadero dove erano soliti attraccare gli ospiti. Pare che i Clerici, ricca famiglia di banchieri, vollero per la loro Villa la costruzione di ben 365 finestre, una per ogni giorno dell’anno, dodici balconi per i mesi e quattro torri per le stagioni (ne sopravvivono due). La famiglia, caduta infine in rovina, fu costretta a vendere la villa, che fu così trasformata prima in una filanda e poi ridotta in stato di abbandono. 

Villa Giulini, Boffalora sopra Ticino. Villa abbandonata n.2

Costruita su una collina naturale a ridosso del Naviglio Grande, villa Giulini è circondata ancora oggi da un grande parco ombreggiato che quasi ne nasconde la struttura. La villa così come oggi la vediamo venne fatta costruire da Giorgio come sua residenza di campagna e già era pronta nel 1746 se apprendiamo che in quell’anno, il 12 ottobre, vi si celebrarono le nozze della sorella del conte, Laura. Morto lo storico Giulini, la famiglia si disinteressò quasi della proprietà e per questo fu facile per le truppe napoleoniche occupare la casa nel 1796 nell’ambito della conquista dell’Italia settentrionale sulla scia dei fatti della Rivoluzione francese. I soldati utilizzarono la villa come punto strategico a guardia del passaggio sul ponte ed essa servì dapprima come caserma e poi come ospedale. Nel 1866 la villa venne acquistata dal possidente Giuseppe Belloli che la abitò per alcuni anni, trascurandola però completamente dati gli alti costi per le riparazioni necessarie. All’inizio del Novecento, una componente della famiglia Belloli sposò il dottor Pietro Pavesi e gli portò in eredità l’abitazione. La famiglia Pavesi prese la villa come propria abitazione, restaurandola e riportandola al suo antico splendore. Nel 1944 la villa venne occupata dai nazisti che vi istituirono il locale comando tedesco. Nel 1948, alla morte dell’ultimo membro della famiglia Pavesi, la villa venne donata all’Istituto della Fanciullezza Abbandonata di Milano che la utilizzò per un decennio come colonia estiva per i bambini assistiti.

Villa Giulini

Dagli anni ’80 la villa venne affidata all’amministrazione comunale sino al 2009, venendo utilizzata come luogo di manifestazioni culturali e ritrovo, ma attualmente si trova in stato di abbandono. La struttura presenta un corpo centrale a pianta rettangolare su due piani orientato verso il Naviglio Grande con una facciata arricchita da un portico a tre campate, sorretto da colonne neoclassiche di granito rosa di Baveno. La villa è stata dichiarata monumento nazionale.

Villa Castiglioni, Pontevecchio di Magenta. La sede del parco del Ticino.

Villa Castiglioni venne eretta nel primo Seicento su terreni di proprietà della famiglia Crivelli, che qui stabilì una delle proprie residenze magentine. L’erezione della costruzione avvenne in un punto strategico per la famiglia, ovvero vicino all’importantissimo ponte costruito sul Naviglio Grande e risalente al 1612 (quello attualmente visibile risale al 1859 e venne ricostruito dopo la famosa Battaglia di Magenta, che coinvolse anche questi luoghi) La villa passò nel 1799 alla famiglia Castiglioni, e fu protagonista anche dei tragici eventi della Battaglia di Magenta, ospitando Napoleone III che dalla torretta della villa osservò lo svolgersi dello scontro il 4 giugno 1859.

Villa Castiglioni

La Villa appare oggi dunque come un complesso di edifici dominato da una torretta slanciata, simmetrica rispetto al fronte sul giardino interno, la cui facciata, molto semplice, presenta due ordini di finestre continue con due porte finestre allineate, che sottolineano gli ambienti di maggior prestigio. All’interno, a piano terreno, si trovano due saloni con pregiate tappezzerie, con motivi naturalistici in stile orientale e con vedute delle città e dei costumi italici, di bella fattura ed in buono stato di conservazione. Acquistata nel 1876 da Gaetano Castiglioni la Villa conobbe un lento e continuo declino fino all’ acquisizione da parte del Comune di Magenta. Dopo importanti opere di ristrutturazione è divenuta sede del Parco Lombardo della Valle del Ticino.

Tra Robecco sul Naviglio e Cassinetta di Lugagnano: due chilometri davvero “deliziosi”

Partendo dal Comune di Robecco sul Naviglio, si percorre l’alzaia verso il vicino Comune di Cassinetta di Lugagnano. Subito dopo pochi metri, ci si imbatte nelle prime ville di delizia presenti sul territorio, ovvero: Villa Sironi Marelli, Villa Dugnani e Palazzo Archinto. Una particolarità di VIlla Sironi Marelli è sicuramente la creazione di scuderie in stile arabo-moresco, che legava la passione del proprietario per i cavalli arabi con l’affermazione in architettura dell’eclettismo. Mentre, passando alla villa successiva, sono da evidenziare i saloni interni di Villa Dugnani che presentano ancora l’aspetto cinquecentesco, con soffitti a cassettoni e grande camino in pietra di molera.

Palazzo Archinto, Robecco sul Naviglio

Si raggiunge la sponda opposta tramite il bellissimo “ponte degli scalini”, raggiungendo così il maestoso Palazzo Archinto: oggi sede della biblioteca Comunale, detto anche “Il Castello” per la presenza delle due torri ed il coronamento merlato. Di fianco al Palazzo si estende la prima villa di delizia: Villa Gaia Gandini, edificata nella seconda metà del ‘400 e molto nota nella nobiltà milanese per via delle numerose feste che si organizzavano al suo interno. Ha un imbarcadero privato che si affaccia su un grande giardino con statue. Sembra proprio di sentire la musica da ballo provenire dai saloni e di vedere i nobili passeggiare in giardino o arrivare con le proprie imbarcazioni direttamente dal naviglio! Subito dopo la Villa Gaia è presente Villa Gromo di Ternengo, un’antica dimora del ‘600, ancora di proprietà degli eredi della nobile famiglia dei Casati.

Proseguendo ora la passeggiata, circondati da campi coltivati e villette più moderne rispetto alle precedenti, dopo circa 2 km, si giunge a Cassinetta di Lugagnano, comune anch’esso interessato dalla presenza di numerose ville private e cascine antiche, dovute principalmente al fatto che questa zona era considerata luogo di villeggiatura e territorio di caccia delle famiglie nobili dell’epoca. Tra queste le più importanti sono: Villa Visconti Maineri, Villa Cattaneo Krentzlin e Villa Castiglioni Bossi.

Villa Cattaneo Krentzlin

In ordine di successione si incontrano prima Villa Castiglioni Bossi, edificata nella seconda metà del XVIII secolo su progetto del suo stesso proprietario, l’architetto Carlo Federico Castiglioni. Subito dopo è presente Villa Cattaneo Krentzlin, situata in una posizione strategica, in quanto posta all’incrocio dell’ex via commerciale per Corbetta e l’alzaia del Naviglio.

Villa Visconti

Infine si arriva alla più grande e maestosa villa: Villa Visconti Maineri. La villa è colorata del giallo della Milano settecentesca e neoclassica, tuttavia l’origine è probabilmente precedente. L’edificio ha una pianta ad H, su tre piani ed è frutto di una serie di modifiche che hanno interessato la costruzione nel corso dei secoli; particolare è il doppio giardino disposto su due piani: il primo, all’italiana, termina con una nicchia centrale, davanti alla quale pare si svolgessero recite teatrali, il secondo, all’inglese, con un grande prato centrale con alberi e frutteti. Vi sono inoltre una cappella con due ambienti, una per il pubblico con ingresso dalla strada, ed una, separata da un piccolo vano nel quale, attraverso due grate, i signori potevano assistere alle funzioni religiose, mentre nel lato sud-ovest si trovano i fabbricati civili e rustici. All’interno del borgo una piacevole passeggiata ci fa scoprire altre ville divenute tutte abitazioni private. Piccola curiosità: Sulla riva del naviglio è presente una quercia storica, che ha ottenuto grande importanza dopo il 16 giugno del 2011 quando è stata inclusa nel novero degli alberi monumentali della zona.

Villa Marino, Gaggiano. Villa con leggenda.

Lungo le sponde del Naviglio Grande nel comune di Gaggiano si trova Villa Marino, edificio storico cinquecentesco dalla storia misteriosa quanto travagliata. Un accesso ad esedra introduce al lungo viale che porta alla villa.

Villa Marino

Sulla storia della villa regna una gran confusione e alla già complicata realtà storica si mischiano leggende e delitti sanguinosi. La versione più accreditata della storia vorrebbe che Villa Marino sia stata costruita nel secondo ‘500 da quegli stessi Marino che commissionarono il palazzo milanese sede del comune e che poi a causa di problemi economici dovuti all’ingente progetto abbiano dovuto venderla. La leggenda narra poi che Tommaso Marino, ormai ottantenne, abbia rapito la giovane nobile veneziana Ara Cornaro per farne sua moglie e che l’abbia tremendamente uccisa nella villa lungo il Naviglio. Altre voci invece parlano sempre di Ara costretta a sposare il vecchio Tommaso, ma che poi fu lei a impiccarsi al baldacchino per la disperazione o ancora che una volta offertale la libertà dall’odiato marito, scappando sia caduta in una trappola nel pavimento della villa che la ridusse a brandelli. Da questo momento si narra che il fantasma di Ara Cornaro vaga per le stanze e per il giardino della villa terrorizzando chiunque vi si trovi nelle notti di luna piena.

Un’altra versione della storia racconta invece una vicenda ben diversa! L’attribuzione a Tommaso Marino sarebbe infatti un errore dovuto alla mala interpretazione delle cronache dello storico del ‘700 Serviliano Lattuada e il reale committente della villa sarebbe Massimiliano Stampa, altro nobile milanese dalle vicende personali decisamente meno tormentate e macabre. Purtroppo l’umidità del vicino Naviglio ha reso la sopravvivenza della villa e del suo ricco apparato decorativo piuttosto difficile. Un censimento del 1991 ne riporta il pessimo stato di conservazione partendo dall’intonaco scrostato in più punti che lasciava vedere ampie porzioni dei sottostanti mattoni fino ai solai in veloce cedimento.Un recente restauro ha ridato all’esterno della villa il suo antico splendore, purtroppo godibile da pochi dal momento che rimane di proprietà privata e che viene solo raramente aperta al pubblico.

Fonti. Il germoglio del Ticino, guideticino.it parcodelticino.it naviglilombardi.it robeccoturismo.it le foto di Robecco e di Cassinetta sono mie, la foto della villa è di M. Costanzo da Gaggiano News le altre sono prese da Pinterest.

6 Commenti

  1. Sono stata spesso ad Abbiategrasso , fraz. Castelletto, a visitare i navigli. Questo articolo ha però stimolato la mia curiosità. Ma tutte queste ville sono visitabili?

  2. Articolo Eccezionale.
    Sono un amante delle escursioni e gite in bicicletta e spesso sono passata per le vie dei navigli. Avere questo articolo mi ha fatto ritornare la voglia di ri-passeggiarvi accanto.
    Sono felice di leggere la preparazione di nuovi articoli, magari soffermati di piu suiu dettagli e sui particolari.

    Complimenti!

  3. Buongiorno, vedo che nell’articolo è stata saltata la città di Abbiategrasso, posta sulle alzaie del Naviglio Grande e città portuale fino al 1960 quando il naviglio entrava in città fino al Castello Visconteo. Un ramo oggi scomparso ma dal quale si creò il naviglio di Bereguardo. Anche questa città ha molte ville e palazzi di delizia, tra i quali, sul naviglio Grande, spicca PALAZZO STAMPA, oggi sede di Fondazione per Leggere, che conserva un piano nobile pregevolemnete affrescato. Tra le sue sale la “sala della musica” è quella più particolare, ma la sala da ballo è sicuramente quella più ammirata. Spero che anche questa città venga presto nominata in un vs articolo. Grazie. Mauro

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