Dopo il fortunato articolo riguardante le ville di delizia, ho deciso di continuare ad esplorare questo storico canale. Partiamo da Abbiategrasso e più precisamente da Castelletto Mendosio, là dove il naviglio si biforca per continuare verso la provincia di Pavia, a Bereguardo. Quando si cercano informazioni su questo tratto, compaiono bellissime foto della chiesa di Sant’Antonio Abate il cui caratteristico campanile svetta sopra l’incile del Naviglio.

Fonte della foto: Wikipedia. Piccola curiosità sull’origine del nome Abbiategrasso: potrebbe derivare dal celtico Abia (acqua) + atis (desinenza toponomastica), che tradotto in un suggestivo “Luogo d’Acqua”, suggerisce la presenza di una terra colma di corsi d’acqua, oltre il Ticino, anche una linea di fontanili, che contribuiscono a rendere la terra di queste zone fertile, feconda e “grassa”.
In un documento medioevale si trova infatti il riferimento all’abitato come “Habiate qui dicitur Grassus“.

Voltando le spalle alla chiesetta però, possiamo dare un ultimo sguardo ad un’altra bellissima villa di delizia: il palazzo Cittadini Stampa.  Si pensa che il nucleo abitativo sia sorto alla fine del XIV secolo, attorno ad un “castellino”, vista la posizione strategica, di cui è rimasta solo una torre a pianta quadrata poi inglobata nella struttura del palazzo. Vero e proprio porto abbiatense, un tempo questo era un luogo di scambio, animato da barconi, mercanti e lavoratori. Non è un caso che qui sorsero due storiche osterie, quella di Sant’Antonio e quella dell’Angelo. Oggi il palazzo è un magnifico esempio di edificio di proprietà comunale, restaurato di recente le cui sale sono utilizzate per convegni o visite guidate in cui si possono ammirare affreschi di scene bucoliche e mitologiche, sale con camini originali, pavimenti in cotto, soffitti riportati allo splendore di un tempo. È visitabile anche il giardino nella parte posteriore della villa.

La foto è mia e mi da modo di far notare anche il caratteristico balcone in ferro battuto posto sopra il portone d’ingresso.

E ora gambe in spalla o bicicletta alla mano e seguiamo la comoda pista ciclo pedonale lunga quasi 20 km fino a Bereguardo. Attraverseremo prevalentemente campi e cascinali, incontrando ville, musei, un’abbazia e un castello.

Morimondo e la sua abbazia, un’oasi di verde non distante da Milano.

Fonte della foto giteinlombardia.it in cui si vede l’ampiezza dell’abbazia.

Le indicazioni ci portano a questo borgo storico, il cui nome si deve a un gruppo di dodici monaci cistercensi provenienti da Morimond, località della Borgogna. Qui fondarono l’Abbazia di Santa Maria di Morimondo e diedero inizio alla costruzione della chiesa abbaziale, conclusasi soltanto nei primi anni del Trecento. Bonifiche territoriali e intense attività agricole rilanciarono quell’area un po’ abbandonata a se stessa, espandendola fino ad arrivare a 24 km quadrati di campi coltivati, boschi, cascine, grange e mulini. Grazie a un intenso lavoro di restauro finito nel 2008, oggi possiamo trovare pace e tranquillità in questa oasi di verde. Morimondo si trova incastonato in un’ambiente con caratteristiche naturalistiche eccezionali, che il Comune ha saputo valorizzare creando una rete di piste ciclabili per favorire la percorrenza del territorio ricco di suggestioni non da poco: oltre alla ciclabile di cui stiamo parlando (volendo, il naviglio di Bereguardo si può navigare con la barca per apprezzare il paesaggio dall’acqua), c’è il Sentiero del Giubileo e il Sentiero delle Cinque Chiese. In lungo e in largo, si percepisce la vocazione agricola di Morimondo, poiché ovunque fioccano cascine e cascinale magari riconvertiti in agriturismi, orti, frutteti, fontanili e risaie.

Motta Visconti

Complesso del casino di caccia in una foto d’epoca. Www.lombardiabeniculturali.it

Una sosta a Motta Visconti ci permette di ammirare alcune chiese e i resti del castello in centro al paese. Spicca la Villa dei Maino a Casa di Caccia, ben conservata, di pianta settecentesca e con un grande giardino ben curato. Oggi è proprietà privata.

Per un turista più attento ed appassionato, vale la pena allungare di pochi chilometri il suo itinerario verso sud per visitare a Motta Visconti il Museo dedicato ad Ada Negri di piazza San Rocco, che testimonia in modo mirabile gli anni da maestrina trascorsi qui dalla Poetessa d’Italia Ada Negri.

Finalmente al castello di Bereguardo

Il naviglio sta per finire e buttarsi nel Ticino e noi siamo arrivati a un punto di interesse davvero particolare: il castello di Bereguardo.

Foto del Castello da www.ilpiedeverde.it

L’origine del nome Bereguardo potrebbe essere ricondotto allo splendido panorama che si poteva ammirare dalla posizione sopraelevata del territorio dove sorse questa località: ”Beauregard” in francese, italianizzato nel nostro Bereguardo.

Nella prima metà del 1300, la nobile e potente famiglia Visconti decise di costruire qui un castello che faceva parte della lunga serie di fortificazioni che da Bellinzona, passando per Locarno, Arona e Angera costituivano il sistema difensivo occidentale della signoria milanese, rendendo di fatto impossibile per il nemico varcare il Ticino e penetrare nel cuore dello stato.

Il Castello di Bereguardo sorge al centro del paese, su un terrazzo naturale che si affaccia sul Ticino, circondato dai resti dell’antico fossato che traeva l’acqua dal vicino Naviglio. Col passare del tempo la dimora perde la sua finalità difensiva, viene ampliata e diventa sempre più una residenza di caccia e feste per il signore e la sua corte. I territori attraversati dal Ticino erano ricoperti da una foltissima foresta in cui vivevano, cinghiali, cervi, caprioli, daini e ogni genere di selvaggina. Oggi il castello è di proprietà comunale, visitabile e con un calendario ricco di manifestazioni ed eventi.

In questa suggestiva foto di Daniele Falciola possiamo ammirare un’altra peculiarità di Bereguardo: il ponte delle Barche. Strada di collegamento tra Bereguardo e Zerbolò sul fiume Ticino, è uno degli ultimi esempi di ponte di chiatte in Italia. Costruito come opera provvisoria alla fine dell’Ottocento con barche di legno, è sopravvissuto alle due guerre mondiali ma le barche originali sono state sostituite. Caratteristica di questo tipo di ponte è quella di seguire la portata del fiume: quando il livello dell’acqua si alza si alzano anche le barche.

Fonti: ilpiedeverde.it giteinlombardia.it naviglilombardi.it

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