Il campo di Tulipani Italiani, nella provincia nord di Milano, quest’anno inaugura a livello virtuale

Sappiamo tutti che in questo triste frangente l’assoluta priorità è la nostra salute e quella dei nostri cari, e le gravi notizie che ci giungono mettono a dura prova la nostra serenità. Eppure dispiace contemplare le immagini del campo di Edwin Koeman e Nitsuhe Wolanios sapendo che nessuno potrà godere dal vivo di tanto lavoro e tanto splendore.

Perché ciò non vada sprecato, e consapevoli dei benefici sulla salute psicologica che una passeggiata virtuale nella natura può offrire in momenti come questi, i proprietari si sono adoperati per consentire visite virtuali, sperando di poter aprire prima che il campo sfiorisca.

Tulipani Italiani è il progetto di una coppia olandese trasferitasi in Italia nel 2016, dopo aver notato il grande amore dei nostri connazionali nei confronti di questo fiore, allo scopo di costituire un campo u-pick dove ammirare, fotografare e raccogliere i tulipani. Acquistando un biglietto in loco o su internet si aveva diritto alla raccolta di due o tre tulipani e alla passeggiata nei due ettari di distesa fiorita, che quest’anno avrebbe contato quasi 560000 esemplari e 450 varietà con diversi tempi di fioritura, in modo da garantire continuità. Quest’anno però, proprio durante la fioritura, le misure di quarantena hanno reso impossibile la visita al campo.

Così è stato predisposto un meccanismo virtuale: acquistando uno dei biglietti online sul sito Tulipani Italiani è possibile registrarsi al gruppo facebook “Tulipani Italiani FanPage esclusiva” e godere di foto, video, tour 3D e live in diretta. Il biglietto sarà comunque valido per una visita vera e propria nel caso si riuscisse ad aprire l’attività durante l’ultimo periodo, oppure, se ciò non sarà possibile, l’anno prossimo. Inoltre parte del ricavato verrà donato all’ospedale di Garbagnate Milanese.

Dal loro sito è anche possibile acquistare splendidi mazzi di tulipani a partire da 10 euro, che vengono consegnati dalla zona di Arese fino a Milano.

Storia di un fiore ambito

Come tutti sanno l’Olanda è la maggior produttrice di tulipani, con più di 11 mila ettari di terreno dedicati a questo fiore (in pratica il 50% del terreno dedicato alle bulbose). Il tulipano, originario della Persia (dove veniva chiamato Tholypen), venne poi coltivato in Turchia, dove compare nelle “Mille e una notte” e, per la similitudine della corolla con un turbante, era appellato Tul-Ban. Importato in Europa da un ambasciatore viennese, si diffuse in Olanda grazie a un botanico austriaco che voleva coltivarlo a fini scientifici nell’Orto Botanico di Leida, città dove si trasferì. Ma la sua bellezza non passò inosservata in quei tempi bui in cui la peste imperversava, così l’Orto fu saccheggiato e i bulbi rubati cominciarono a germogliare qua e là: il tulipano aveva trovato in quelle terre la combinazione perfetta tra terreno sabbioso e umido ed esposizione al sole.

Nel corso del XVII secolo, nel Vecchio Continente e soprattutto in Olanda esplose la “tulipomania”, una sorta di bolla finanziaria in cui i bulbi, specialmente quelli dei tulipani screziati, valevano somme da capogiro (anche più di mille fiorini) ed erano considerati un proficuo investimento e uno status symbol presso ogni classe sociale. Questo alimentò la speculazione e gonfiò i prezzi così tanto da raggiungere il massimo nel 1637, anno in cui la bolla speculativa scoppiò; dapprima con una catena di vendite frettolose, poi scatenando il panico e mandando sul lastrico centinaia di investitori. Al tempo i tulipani variegati erano quasi sempre frutto di una virosi, chiamata anche “rottura di colore” e dovuta al Virus del Mosaico del Tulipano (che colpisce anche i gigli, appartenenti alla stessa famiglia botanica). Esso altera la distribuzione dei pigmenti nelle cellule fiorali e, anche se tale effetto estetico è stato molto ricercato nel corso dei secoli, può causare perdite economiche per via della delicatezza estrema e della minor produttività delle piante. Oggi la screziatura è ottenuta prevalentemente tramite selezione genetica.

I dipinti fiamminghi, ornati di tulipani di ogni colore e screziatura, testimoniano ancora oggi questa passione che non si è ancora esaurita. Anche Il tulipano nero di Alexandre Dumas è ispirato alla mania dei tulipani. Nel libro un medico appassionato di questi magnifici fiori (e poco interessato al loro valore economico) spende tutti i suoi averi per coltivarli e creare nuove varietà, tra cui il mitico “tulipano nero” (che ad oggi esiste, benché in realtà il suo colore sia un viola molto scuro). Ma un vicino di casa, invidioso del suo splendido giardino, lo fa arrestare con accuse politiche prima che il fiore possa sbocciare…

Continuò i suoi esperimenti, e di conseguenza le sue vittorie, e in due anni rivestì le sue aiuole di soggetti tanto meravigliosi che mai nessuno, eccettuati forse Shakespeare e Rubens, aveva creato meraviglie così grandi, dopo Dio stesso.

Alexandre Dumas, Il Tulipano Nero

Coltivare i tulipani

Il tulipano (genere Tulipa, che comprende circa 150 specie spontanee) appartiene alla famiglia delle Liliaceae, che ospita anche giglio, mughetto, aglio, cipolla e altre bulbose. I costituenti della sua variopinta corolla non sono i petali, bensì i “tepali”, derivanti dalla unificazione di corolla e calice (la parte verde sottostante), e sono sei; i colori e le variegature sono migliaia grazie al proliferare di nuovi ibridi e cultivar, così come la morfologia (globosa o aperta, a margine liscio o frastagliato ecc.).

Il tulipano è una pianta a ciclo annuale, ma il bulbo la rende perennante; dopo un anno il bulbo muore e genera un altro bulbo con bulbetti. Questo organo è un fusto sotterraneo modificato, in cui l’embrione è avvolto da foglie carnose (catafilli) ricche di sostanze di riserva; i catafilli e più esterni e più coriacei costituiscono la tunica.

La loro coltivazione non è difficoltosa e può dare soddisfazione anche per 3-4 anni consecutivi.

L’impianto avviene da settembre a dicembre (in genere entro la fine di ottobre o comunque prima delle gelate invernali), in terreni sciolti, ben drenati ma non troppo secchi, ricchi di sostanza organica e ben esposti al sole; la fioritura si ha tra marzo e maggio a seconda della varietà (precoce o tardiva). La profondità di semina è di circa un paio di volte l’altezza del bulbo (anche tre, se molto piccolo), ed esistono degli attrezzi chiamati “piantabulbi” che ne facilitano la messa a dimora. Dopodiché si innaffia una sola volta e si attende l’emergenza della piantina: a questo punto le innaffiature devono essere regolari ma non eccessive, pena il rischio di far marcire il bulbo.

Dopo la fioritura le foglie rimangono verdi per permettere al bulbo di immagazzinare sostanze nutritive in vista dell’inverno. È possibile comunque somministrare del concime specifico in fase di fioritura, non solo per accelerare questo processo ma anche per rendere i fiori ancora più belli.

I tulipani recisi durano da 3 a 7 giorni: è necessario cambiare l’acqua ogni giorno e pulire il recipiente per evitare la comparsa di parassiti.

È possibile coltivarli in vaso avendo cura di apporre uno strato drenante sul fondo (argilla espansa, cocci, ghiaino); esistono anche terricci appositi per bulbose con struttura e pH specifici. Il vaso va comunque lasciato all’aperto dopo la semina: il freddo disattiva la dormienza del bulbo che poi, alla fine dell’inverno, emetterà la plantula. Senza dover ricorrere a cure particolari è possibile vederli rifiorire di anno in anno.

(Foto scattate dall’autrice – aprile 2019)

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