Il Covid-19 ha parlato, ha dato dei consigli (Intervista al Covid-19) e sono emersi i lati positivi di tutto questo periodo (Covid-19, cosa c’è di positivo?). Adesso la parola a Voi, ripercorriamo i punti dello scorso articolo iniziando con Alessia, il cui cognome Lanella è tutto un dire, visto che il suo mondo gira intorno alla lana e ai lavori manuali… 

ST Ciao Alessia, direi che ti presenti già col tuo cognome…
AL Ciao Sofia! È vero, in realtà ormai quasi tutti mi chiamano Nella, spesso mi viene detto che il mio futuro è già scritto nel mio cognome. Pensa che il mio soprannome alle elementari era proprio “Flanella”. 
ST Rimango in tema e dico che non fa una piega! Ora, dunque, parliamo di com’è nata la tua passione per la lana e per il lavoro manuale…
AL Certamente! Sin da piccolina affiancavo mia nonna durante i suoi lavori a maglia e uncinetto. Diciamo che con lei è scoccata la scintilla e ho mosso “i primi punti” e questo interesse mi ha accompagnata per tutta la crescita. Il “fai da te”, la creatività in generale mi hanno sempre incuriosita, creavo burattini in cartapesta, scrivevo favole e filastrocche, mi facevo da sola il burrocacao. La mia cucina era un laboratorio sempre attivo.
Finché poi mi sono iscritta all’università. Laurea in lingue, amore per la letteratura e corso di traduzione.
Poi un giorno ho partecipato a un workshop sul feltro artigianale, tenuto da una signora che oggi è diventata un mio punto di riferimento, che ha riacceso il mio vecchio interesse derivato dalla nonna e scatenato uno nuovo, su un materiale che non conoscevo. É stato amore a prima vista, col feltro crei l’oggetto e magia, questo nasce direttamente dalle tue mani, senza uno strumento. 
Così ho voluto approfondire, studiare, mi sono specializzata sulle lavorazioni del feltro e della lana cardata.
ST Puoi spiegare cosa sono, per chi non lo sapesse?
AL Il feltro è un tessuto non tessuto che si ricava dalla lana cardata, ossia, la lana che dopo la tosatura della pecora, viene trasformata attraverso il processo di cardatura; da quest’ultimo si eliminano le impurità del vello, si sciolgono i nodi e le fibre vengono disposte parallelamente in un’unica direzione; attraverso il processo di filatura si ottiene il gomitolo, pronto per essere lavorato.
ST Bene, riprendiamo, dopo la laurea cos’è successo?
AL Ho iniziato a lavorare presso una nota casa di moda e, per quanto non mi piacesse per nulla il lavoro, ho fatto emergere il lato positivo che mi ha riportata nell’ambito del tessuto: mi interessavo agli abiti, alla loro fabbricazione e al rapporto col prezzo. Mi piaceva l’idea di sapere cosa c’è dietro a un capo, leggerne l’etichetta e conoscerne i materiali, poiché come molti affermano “i vestiti sono la pelle che ci scegliamo”. 
ST E adesso?
AL Ho lasciato il lavoro nella casa di moda e ho cercato di unire tutte queste mie passioni che hanno la lana come “filo” conduttore. Inoltre ho appena terminato un percorso di formazione in Pedagogia steineriana che mi ha permesso di ampliare le mie conoscenze riguardo al lavoro manuale correlandole allo sviluppo pedagogico del bambino.
ST Quindi ancora una volta si riconferma il tuo interesse in quest’ambito…
AL Sì, interesse che vorrei continuare a coltivare. Mi piacerebbe in futuro avere un piccolo gregge di pecore, o comunque recuperare lana locale che altrimenti verrebbe gettata (rifiuto speciale), potermi occupare in toto del processo di lavorazione della lana, mantenendo gli antichi metodi, partendo dalla materia prima, dedicandomi alla produzione sino ad arrivare a ottenere il prodotto finito. Il tutto con materiale naturale.
ST Ecco, qual’è il prodotto finito, cosa nasce dalle tue mani?
AL Col feltro, lavorato sia ad acqua che a secco, è possibile creare vestiario di qualsiasi genere, dalle gonne e giacche alle ciabatte e i cappelli, ma anche oggetti tridimensionali come sculture, pupazzi, bambole e burattini…
ST A riguardo, c’è qualcuno che vorresti presentarmi?
AL Certamente, ecco Brando il bradipo, si sta adattando anche lui alla situazione odierna e come tutti cerca di ingegnarsi e occupare il tempo; negli ultimi giorni si è dedicato alla pittura, ha montato il suo cavalletto, inondato di colori la tavolozza e, compiaciuto delle sue tele, ha anche deciso di appenderne qualcuna. Vedremo prossimamente cosa deciderà di fare, ma nel frattempo di lui si dice…

Non che solitamente fosse un tipo molto attivo
Troppo pigro per palestra o aperitivo
Ma anche per lui è tempo di lasciare il divano
E scacciar la malinconia lontano
Tela, pennelli, un’astrazione di colori
Il suo mondo dentro, il mondo là fuori.

(A. Lanella)

ST Direi che in questo periodo l’immagine del bradipo “cade a pennello”…
AL Effettivamente Brando è l’animale emblema della lentezza per eccellenza, oggi si è abituati a ritmi smoderatamente frenetici, mentre in questo periodo di quarantena, si è passati ad avere tanto tempo a disposizione, ad allentare le nostre attività, proprio come fa lui abitualmente. Anche quando Brando è venuto alla luce è stata necessaria pazienza. I ritmi delle lavorazioni del feltro sono molto lenti.
ST Credi possa essere possibile fare un lavoro di questo tipo senza un’esperienza pregressa? In questo periodo di quarantena le mamme possono dedicarsi con i propri bambini a questo tipo di lavoro? I materiali sono facilmente reperibili?
AL Dunque, la lana in questione è quella che si può trovare in vecchi cuscini o materassi. Esistono varie tecniche di lavorazione del feltro, ad acqua, indispensabili lana, acqua calda e sapone; mentre per la lavorazione ad ago è necessario un ago specifico. Qualora si avessero in casa questi attrezzi, nulla vieta di seguire un tutorial e dilettarsi. Io stessa ho iniziato da autodidatta, interessandomi, poi, anche a fare corsi. 
Comunque sia possiamo sempre divertirci con i nostri bimbi a fare bracciali, corde, collane e, in questo caso, tutorial e gomitoli bastano.
ST Oggigiorno il lavoro manuale è sempre meno usato, a vantaggio di una tecnologia che ha un impatto non sempre positivo sulla crescita e sullo sviluppo. Cosa ne pensi?
AL Credo che il lavoro manuale abbia il grande potere di stimolare la mente, non si limita a un passatempo, ma è un vero e proprio aiuto: in ambito pedagogico ha un forte impatto sullo sviluppo, sulla crescita dei più piccoli; e poiché si apprende anche tramite il movimento, ridurre quest’ultimo a un trascinamento delle dita sullo schermo significa ostacolare la formazione di processi neurali. 
Inoltre amo il concetto di creatività che va di pari passo con quello di libertà. Un bambino col feltro è libero di creare con tutto quello che ne consegue: si fomenta la fantasia, l’immaginazione, si potenzia la motricità delle dita, c’è la trasmissione di calore derivato dalla lana e c’è il contatto diretto con il materiale. Questi discorsi in ambito tecnologico sono molto limitati se non inesistenti.
Non scordiamo, poi, gli adulti; anche per loro, il lavoro manuale, può essere un modo non solo di passere il tempo, ma di andare oltre, questo tipo di attività, ma l’arte in generale tocca e smuove le nostre parti interiori e nascoste.
ST Bene Lanella, concludo condividendo il link della tua pagina Instagram, https://www.instagram.com/la_nella_in_bottega/, e salutandoti col tuo cognome, che, ripeto, per me è tutto un dire visto quello che fai e visti i tuoi progetti futuri!
AL Grazie, vi saluto anch’io e vi saluta Brando, che voleva condividere con voi alcuni suoi pensieri.

Lontano dal suo amore è sempre più dura 
Un mese ormai tra queste quattro mura
Le scriverà allora una lettera ogni giorno
Finché la normalità farà ritorno
Scoccheranno dolci baci, di una freschezza ritrovata
Le sue lunghe braccia forte stringeranno l’amata
.

(A. Lanella)

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