Ministro De Michelis .

Mobilità dolce, ossia quella mobilità che, essendo per propria natura non motorizzata (pedonale, ciclabile) possiede al massimo i requisiti di sostenibilità, concorre a favorire lo sviluppo di nuove forme di turismo volte alla riscoperta di risorse naturalistiche e storico-culturali presenti sul territorio.

http://www.mobilitadolce.org/

E’ indubbio che la mobilità dolce porta ha sempre portato enormi vantaggi a chi l’ha pratica nella sua vita. Si passa da vari ambiti, quello della salute e dell’esercizio fisico, quello economico, d’impatto ambientale e psicologico. C’è chi addirittura ne attribuisce un valore mistico, animico spingendosi in veri e propri peregrinaggi su percorsi più o meno conosciuti.
Ma al giorno d’oggi si abbina un nuovo senso fino ad ora fortunatamente tralasciato: l’aspetto Pandemico legato al COVID-19.

Le problematiche Cittadine

Il pensiero si rafforza negli ultimi mesi nella rimodulazione “da COVID-19” di tutti i piani di mobilità di ogni genere: serve il distanziamento sociale, serve la mascherina, è necessario evitare gli ingorghi e le code di ogni genere.
E il problema maggiore nasce nelle cittadine sempre più affollate.
Capostipite: Milano.
Per chi ha frequentato Milano nel pre-COVID-19 sa le condizioni di affollamento di strade e mezzi di trasporto, già impegnativi negli orari di scarico, ma follemente pieni negli orari di punta. Più volte io stesso mi sono trovato a viaggiare su carrozze metropolitane a tetatet con la massa di persone compresse come sardine, che spingono, sudano, si accalcano e si pigiano l’un l’altro per tentare di entrare in una carrozza sovraccarica. Spesso le porte tentano di chiudersi più volte inutilmente, fino a che qualcuno non abbandona la malsana idea.
Lo stesso si presenta sui treni in ingresso e in uscita dalle metropoli, pendolari di mia conoscenza tra cui Sofia T. , nostra cara editor, più volte saltavano la corsa di rientro per evitare potenziali malesseri da mancanza d’aria o claustrofobia.

Problematiche di sedentarietà

Molto del traffico sia cittadino che extra cittadino nasce da un senso di sedentarietà: “Devo andare a prendere il pane a 1 Km, prendo la macchina e torno subito”.
E così altre 100 persone, e ci ritroviamo a girare attorno allo stesso isolato in cerca di un parcheggio arrabbiati, innervositi e frustrati. Tutti sono i malfattori che ci tolgono il nostro diritto di parcheggio, il diritto all’inquinamento e il diritto alla sedentarietà.
Certo, ognuno decide come meglio preferisce, ma è chiaro e limpido che tutto questo meccanismo non porta a nulla di buono.
In quel momento di rabbia e irrascibilità, dobbiamo ricordarci che noi siamo un ingranaggio del problema di cui ci stiamo lamentando. Noi siamo il traffico e noi siamo chi ruba il parcheggia ad un altro.
Partendo dal presupposto che già nella mia infanzia (anni 80-90) si veniva ripresi e scherniti davanti all’affermazione “Devo andare a prendere il pane a 1 Km, prendo la macchina e torno subito”, oggi lo scenario comportamentale si è ribaltato.
La domanda che dobbiamo porci è: Perchè? Quanto anche io faccio parte di questo processo?

Un incentivo alla soluzione

Il 29/04/2020 il ministro De Micheli, nel presentare le proposte al vaglio della fantomatica fase-2 di questo Lock-Down da COVID-19, ha anche annunciato una proposta di stanziare un “buono mobilità alternativa pari a 200 euro” per l’acquisto di biciclette elettriche e monopattini elettrici. Lo scopo di questa azione è proprio quello di rieducare e spingere le persone ad abbandonare l’automobile, cercando in parte di sfidare la radicata sedentarietà delle persone, in parte offrendo un aiuto “assistito”, sia nella pedalata che nell’uso del monopattino.
Ragioniamo un attimo, nonostante per centinaia di generazioni i nostri predecessori si sono fatti un po’ di sana attività fisica per andare a lavorare, a comprare il pane o anche per andare a farsi un sano giro, oggi si incentra il focus sull’evitare l’accalcamento, l’assembramento e cercare di abbassare il più possibile le emissioni da traffico automobilistico e simili.
In effetti, l’introduzione di questo incentivo potrebbe fare la differenza sotto molteplici aspetti, non solo quello del distanziamento sociale (si eviterebbero code, assembramenti nei mezzi pubblici), ma anche a quello sanitario (il nostro stato di salute e resistenza ai patogeni esterni migliora notevolmente grazie all’attività fisica), a quello ambientale (si stima che circa il 20%/30% dell’inquinamento odierno sia prodotto dalla mobilità individuale e pubblica), economico (esperienza personale, non avete minimamente idea di quanti soldi si risparmino a non utilizzare più la macchina) e molti altri ambiti che ognuno di noi può riscoprire lentamente.

E quindi?

E quindi ….. Pedala!

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