Chi ha dei figli lo sa bene, soprattutto se piccoli: i bambini si altalenano tra la realtà e la fantasia. Oggi sono pompieri, domani astronauti, dopodomani babbi o mamme, e noi i loro figli.
Non sono ne uno psicologo ne un terapeuta, ma possiamo ricordarci della nostra vita da fanciulli e fanciulle; noi stessi siamo stati bambini e se ci concentriamo sicuramente ricordiamo com’era.
Ma curiosamente noi adulti facciamo fatica a percepirlo, soprattutto facciamo fatica ad entrare in relazione con questa fantasia, non riusciamo facilmente ad immergerci nella fantasia, ne nostra, ne tantomeno quella degli altri.
Perché succede tutto ciò? Io posso solo fare delle supposizioni o pensieri personali, ma interpellando Sofia T., pedagogista, sono emersi fattori interessanti.

Solobari.it • 1983

Le forme delle nubi

Il modo di “fantasticare” tra l’adulto (non tutti, e poi vedremo perché) e il bambino appare fin da subito diverso, e questo è alla base di una difficoltà nostra nel porci sulla stessa lunghezza d’onda dei nostri piccoli, e quindi in gergo tecnico, entrarne in risonanza.
Sofia colpisce subito nel segno con un esempio importante che ci fa capire di cosa stiamo parlando: quante volte ci siamo sdraiati su un prato ad osservare il cielo e le nubi?
Quante volte da piccoli giocavamo con i nostri amici a vedere delle forme precise nelle nuvole che passavano?
E ancora, quante volte le facciamo oggi da adulti, magari con i nostri figli?
Spesso, se chiediamo a un bambino di dirci cosa vede in cielo, sarà molto facile che entri subito in uno stato immaginativo, parlandoci subito di svariati animali, alberi, mostri, dinosauri, extra-terresti… ma se lo chiediamo ad un genitore quasi sempre la risposta sarà “Nuvole”.
Anche se può sembrare banale, questo esempio ci pone di fronte subito ad un diverso modello di pensiero, nel caso del bambino molto più fantasioso e aperto al costruire qualcosa anche se non c’è; il caso dell’adulto è molto più pratico, atto a descrivere qualche cosa che si adatti a dei modelli ben precisi.

Schemi mentali: come cambiarli con questa semplice procedura

Più che modelli, schemi

Ed è il secondo Focus che ci porta ad osservare, gli schemi comportamentali.
Noi adulti, per uno stile di vita dettato sempre da agenti esterni e poco controllati (lavoro, mille impegni, la società…) ci troviamo sempre a doverci adattare a degli schemi comportamentali e quindi di pensiero che non sono sempre nostri. Ma, con il via via dei giorni, mesi e anni, qualora non siamo forti nel tenere uno spazio e un tempo dedicato a noi e a quelli che siamo veramente, siamo portati ad adeguarci a un comportamento che ci viene letteralmente dettato.
E questi comportamenti, variabili a seconda di luoghi e impegni, ci portano a cambiare, ad abituarci ad un altro modello di vita, e spesso a non allenare più la nostra immaginazione personale.
Così, poco allenati, quando ci si ritrova a confrontarci con qualcuno che invece ha un uso frequente ed importante dell’immaginazione, come un bambino, si fa esperienza di una forte difficoltà, e con quasi un senso di diniego.
Non per nulla, spesso, ci si accorge che i bambini, tra di loro, hanno una sintonia particolare.

“Mantenere il bambino che c’è in te: capacità immaginativa che ti fa sentire le cose non come te le fa vedere la società, ma come le senti dentro.”

Sofia T.
Il cielo di Pinarella si riempie di aquiloni (aspettando il sole ...)

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