Due grandi classici (che molti avranno già letto) e una piccola scoperta: tre romanzi letti nell’ultimo periodo che inducono qualche riflessione sull’esistenza e sui suoi momenti difficili.

Momo – Michael Ende

Un giorno, in una cittadina appartenente a un mondo che somiglia molto al nostro, compare un’orfana di circa una decina d’anni di nome Momo. Nemmeno lei sa dire esattamente da dove viene, e pare che quel nome se lo sia appioppata da sola. Malgrado le perplessità degli adulti, che tentano di aiutarla come possono, Momo decide di stabilirsi dentro una specie di anfratto in un antico anfiteatro diroccato, e da subito ci si rende conto che la bambina possiede un dono speciale: il dono di ascoltare le persone, le quali, dopo averle raccontato le proprie grane, si sentono meglio senza che lei abbia risposto chissà che.

Momo è una bambina semplice, non chiede niente di più che un letto e del cibo; non ha nemmeno bisogno di giocattoli, poiché è molto brava a raccontare storie e a far sì che i suoi piccoli amici si divertano solamente grazie all’immaginazione.

Un giorno, però, ecco approdare nell’anonima città la Società dei Signori Grigi, misteriose entità dalla forma umana ma dall’aspetto cinerino, che si nutrono del tempo degli uomini. Sono grandi persuasori, e riescono a convincere tutti dell’utilità di risparmiare il loro tempo mettendolo in una “cassa di risparmio” per poi riaverlo indietro, con gli interessi, dopo il sessantaduesimo anno…

Si presentano ai giusti “candidati”, cogliendoli in quei momenti di riflessione che capitano a tutti almeno una volta nella vita e in cui si ricapitola ciò che si è fatto, e li stordiscono con i loro calcoli sullo spreco di tempo. In fondo il sonno, il lavoro, i pasti, le attività ludiche (e quindi improduttive) e il tempo dedicato a familiari e amici non sono uno spreco di secondi? E quanto ci rimane, tolti questi secondi? Nulla! Se invece il candidato imparasse a risparmiare una o più ore al giorno, dedicando meno tempo a ogni cliente, consumando i pasti più in fretta, evitando passatempi inutili e riducendo le visite a parenti e amici, tutte quelle ore frutterebbero interessi notevoli.

Paradossalmente per risparmiare tempo bisogna lavorare di più e in serie, senza alcuna passione né motivazione, mirando soltanto a produrre sempre più, guadagnare sempre più, avere sempre più clienti. E questo continuo affannarsi non dà benessere, al contrario, rende tutti più scontenti, scostanti e frettolosi. Perché il tempo risparmiato non si può godere, anzi, non si capisce proprio dove sia finito e le giornate diventano sempre più corte e frenetiche.

Solo Momo e i suoi strampalati amici capiscono che qualcosa non va, e iniziano a manifestare contro l’invasione dei Signori Grigi, suscitando la loro preoccupazione. Ma ognuno dei manifestanti ha un punto debole su cui far leva. Con Momo sono invece costretti a ricorrere a un altro trucchetto: la paura di perdere gli amici. Sarà lei a dover compiere un viaggio verso la casa del Tempo, seguendo un’anziana testuggine…

Questo romanzo per ragazzi di Michael Ende, autore della più celebre Storia Infinita, non è come si potrebbe pensare un’allegoria del lavoro, ma del modo in cui noi impieghiamo il tempo. È facile associarla a contesti lavorativi impersonali fondati sul guadagno e sullo sfruttamento del personale, ma anche, semplicemente, alla vita di chi non riesce a godersi il presente, teso com’è verso il passato e il futuro. Spesso affannandosi per raggiungere traguardi o possedere cose che non sono semplici desideri, ma condizioni senza cui ci si ritiene infelici. E nel frattempo questo futuro migliore tanto agognato non arriva mai.

Non si può mai pensare alla strada tutta in una volta, tutta intera, capisci? Si deve soltanto pensare al prossimo passo, al prossimo respiro. Sempre soltanto al gesto che viene dopo…

Il tulipano nero – Alexandre Dumas

Uno dei romanzi meno celebri di Alexandre Dumas, Il tulipano nero racconta di un dramma combattuto con la tenacia. Il ventottenne olandese Cornelius è innamorato dei tulipani e vuole vincere il concorso per la creazione del ricercatissimo tulipano nero. Cornelius incarna il giovane idealista ricco ma non ambizioso (se non con i fiori, per cui spende tutto il suo patrimonio). È anche vittima di un’ingiusta condanna per colpa di inimicizie politiche e dell’invidia del vicino, anch’egli coltivatore di tulipani. La storia sviluppa quindi una delle tematiche tanto care a Dumas: la reclusione, che il protagonista affronta in modo caparbio non solo grazie all’amore della figlia del carceriere, ma anche alla speranza di poter vedere un giorno il suo bulbo trasformarsi nell’agognato tulipano nero. Particolare affascinante della storia è la coltivazione del bulbo a cui lui non può assistere direttamente, ma che dirige a distanza grazie alla sua amata, una ragazza analfabeta eppure tanto intelligente da seguire alla lettera le sue direttive e imparare a leggere e scrivere grazie a lui. Un libro avventuroso e a tratti commovente che ci mostra come la sorte può infuriare anche sulle persone più integre e innocenti, che fanno di tutto per tenersi alla larga dai guai (Cornelius, infatti, non ne vuole sapere di intrighi politici, eppure ne è tirato in ballo suo malgrado tramite il defunto padrino); ma anche quanto una passione, un obiettivo o l’amore possano aiutarci ad affrontare momenti davvero bui. In questo caso il giovane, maltrattato e privato della libertà e del suo bel giardino, riuscirà a non farsi sopraffare psicologicamente grazie al pensiero dell’amata e del nascente tulipano.

Mario Vergine – Giuseppe Velasco

E infine una chicca scovata nel catalogo di una casa editrice digitale. Titolo e sottotitolo fanno già sorridere, e in effetti la storia è raccontata con un pizzico di ironia che però non nasconde il dramma di una vita trascinata senza motivazione, alla mercé degli altri. Mario Vergine (sì, si chiama proprio così) per quarant’anni subisce le scelte di genitori, fidanzata, parenti e colleghi come un corpo morto abbandonato alla corrente. Non ha mai preso iniziative, indossa una maschera accondiscendente e conduce un’esistenza incolore, senza però poter scongiurare le critiche di moglie, parenti e capi. Forse sono proprio il bisogno di sicurezza e il senso di inadeguatezza a renderlo così succube, ma questo non gli risparmia delle belle batoste. Un incontro speciale (e un po’ surreale) cerca di convincerlo che deve accettare i fallimenti e gli imprevisti della vita, iniziando a buttarsi, a prendersi qualche responsabilità e a mostrarsi al mondo così com’è. Il tutto senza pretendere un’esistenza comoda e floreale, bensì realistica, libera e viva, con tutto il pacchetto di momenti belli e brutti. Ci riuscirà?

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