In questo periodo ognuno ha reagito in base alla propria personalità di base; c’è chi ha affrontato il problema con relativa serenità, chi meno, chi ha avuto ricadute in disturbi pregressi.

Un gruppo di psicoterapeuti REBT (una branca appartenente alla psicologia cognitivo-comportamentale) ha ideato durante la quarantena un progetto gratuito per aiutare a distanza tutte le persone che per varie motivazioni non possono intraprendere una terapia vis-à-vis. Hanno infatti realizzato che la particolarità del periodo ha imposto sconvolgimenti nella quotidianità e creato un picco nei disturbi ansiosi, di cui però viene rimandata la cura per via delle difficoltà economiche.

Il team ha perciò formulato una serie di video e moduli scaricabili, validi anche per questo post-quarantena ancora fonte di incertezze e più in generale nella vita quotidiana. Il percorso parte da un video iniziale, che illustra le basi della terapia REBT e le finalità del progetto; dopodiché si passa liberamente all’elenco di filmati che trattano ognuno una tematica specifica. I video e file scaricati danno suggerimenti di auto-aiuto su cui lavorare e, se si sceglie la seconda modalità di intervento (sempre gratuita), è previsto un monitoraggio a distanza in tre fasi. Esiste anche una terza modalità, stavolta a pagamento, che prevede sessioni online con un professionista via Skype, a cadenza settimanale.

L’approccio utilizzato (la “terapia razionale emotiva comportamentale”) segue principi altamente condivisibili e ormai classici, ad esempio il fatto che spesso ciò che proviamo è enfatizzato dai nostri pensieri. Ciò non significa che si debba minimizzare il problema, bensì affrontarlo accettando che qualcosa nella nostra vita non si possa controllare. In questo modo è possibile ridurre il disagio dell’ipercontrollo e accogliere una certa quota di incertezza, prendendosi comunque le proprie responsabilità e cercando soluzioni per quello che è possibile cambiare. Entrati in quest’ottica, si può iniziare a lavorare sulla propria percezione della realtà (rendendola più concreta: il mondo è fatto in un certo modo, non sempre piacevole), sull’eccessiva intransigenza di alcune nostre certezze e sulla resilienza nei momenti più duri.

In pratica bisogna puntare sulla sostituzione di giudizi irrazionali o eccessivi (che in questo caso possono girare intorno alla germofobia o alla morte), con pensieri e comportamenti più funzionali e flessibili, per esempio pensare che la situazione è spiacevole ma sopportabile, leggere le notizie una sola volta al giorno e da fonti affidabili, rispettare le norme senza ossessioni, tenersi in contatto con i propri cari (anche a distanza), fare qualcosa che allevii il rimuginio mentale ecc…

Detto così sembra banale e semplicistico, ma questi sono soltanto i principi cardine per porsi nell’ottica di un automiglioramento: guardando i video ci si rende conto che molte cose paiono scontate, eppure, pur sapendolo, non riusciamo a metterle in pratica. Nonostante questo è possibile lavorare su se stessi (con costanza e pazienza): il cervello è plastico e la tolleranza alle emozioni negative è migliorabile. Naturalmente non tutti i casi possono essere trattati in questo modo e richiederanno una terapia più approfondita.

Covid19rebt: il progetto

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