Dedicato a Irene, Eugenia ed Erica

Mi sono imbattuta in un articolo interessante che mi è stato d’ispirazione: un’esplosione di scarafaggi. Ebbene sì, qualche mese fa, un brasiliano residente in un comune dello Stato del Paranà, ha deciso di porre fine all’infestazione di scarafaggi brulicanti nel proprio giardino, gettandovi un piccolo esplosivo. Il risultato non è stato quello sperato, anzi, un pezzo di terra è saltato in aria e si è creata una voragine. Per fortuna non ci sono stati feriti.
Questa lettura mi ha fatto ricordare quanto da piccola detestassi questi insetti; non che adesso li ami, ma crescendo ho cercato di cambiare prospettiva nell’osservarli e nel giudicarli. In che modo? Ovviamente rammentando le mie disavventure. 
Da bambina trascorrevo parte delle vacanze estive da mia nonna. La casa dove viveva è, ancora oggi, tra le più antiche del paese; le tubature erano piuttosto vecchie e capitava che si facesse vivo in bagno qualche amichetto dal dorso bruno e dalle antenne filiforme. Una sera, mentre mi lavavo i denti, mia sorella mi invitò a guardare vicino al piede scalzo… Lo scatto felino e la successiva corsa avrebbe destato l’invidia del miglior atleta e tralascio il discorso urla, che hanno spaventato la mia povera nonna che pensava fosse successa la peggio cosa. Calmatesi le acque e tornato lo scarafaggio nelle tubature per mano della Santa Donna, mi sono stesa a letto col mio bel pigiamino a pois neri… La mattina successiva mi sono svegliata di soprassalto per un incubo e ho visto quelli che credevo fossero scarafaggi, in realtà, inebetita e ancora mezza dormiente, mi sono resa conto che erano i pois neri del mio bel pigiamino. Ovviamente mi sono anche presa gli insulti di mia sorella, il cui sonno è stato disturbato dai movimenti continui e sospetti della sottoscritta.  
Continuo a pensare che gli scarafaggi non siano belli a vedersi ma chi lo sa che loro non pensino lo stesso di noi? E poi, consideriamo anche la frase che mi è stata ripetuta un’infinità di volte, ossia, siamo molto più grossi di loro, ed effettivamente mi domando cosa pensino quando si trovano davanti esseri così giganti…
Lo stesso discorso vale per le cimici, che oggi più che mai troviamo ovunque e sempre più spesso. Anche in questo caso non sono una fanatica però, nei miei incontri con i cari insettini, ho notato la varietà di colori che li caratterizzano. Il marrone si incontra con sfumature e piccoli puntini che disegnano il dorso di queste piccole creature; è incredibile il verde acceso tra cui mi è capitato di vedere anche qualche striatura gialla, insomma osserviamo con attenzione e potremo notare aspetti che non prendiamo in considerazione. Se poi venisse difficile osservarle aguzzate l’orecchio; ebbene sì, le cimici hanno un ronzio riconoscibile piuttosto pesante, quasi fosse “un elicottero in miniatura” o un “mini trattore”, come mi hanno suggerito. Quindi se avete difficoltà ad incontrarle, appena sentite uno svolazzare sospetto e non leggero, sono loro, almeno saprete di averne una in casa.
Anche la libellula in quanto a colori è intoccabile. Dal verde petrolio, al blu elettrico, al rosso. Quest’ultima è stata una scoperta, non ne avevo mai vista nessuna di questo colore. In più il loro volo è troppo simpatico, uno svolazzamento saltellato che si ferma quando l’animale si posa sulla pianta o come è successo a me, sulla fronte. 

Temo che gli insetti destino fastidio per il loro aspetto “poco gradevole”, antenne, a volte pelose, ali, occhi enormi, però se li si osserva è possibile far emergere il lato piacevole: osservate i colori accesi di molti di essi; non è semplice vederle ma le ali trasparenti spesso sono piene di venature rialzate che creano meravigliosi riflessi. Mi rendo conto possa essere difficile avvicinarvisi, se aveste problemi ricordate sempre che siete milioni di volte più grandi di loro.
Cercherò di essere il più clemente possibile, nonostante mi ritrovi durante l’estate con dei bubboni che diventano gonfi, rossi e duri senza nemmeno grattarli: le zanzare. Nell’osservarle mentre si posano sulla mia pelle estremamente delicata, mi stupiscono sempre. Trovo pazzesche le zampe bianche e nere della zanzara tigre ma soprattutto, non chiedetemi il motivo e non sono una vampira, mi affascina tantissimo vedere la sacca che si riempie di sangue, purtroppo quando ormai mi hanno già punta. Che dire, cercherò di mangiare meno zuccheri, cosa molto difficoltosa come si può comprendere dal mio articolo sull’assaggio del cibo, cosicché il mio sangue possa divenire più amaro e meno appetibile in vista di questo periodo. 
In realtà avrei pensato anche a un’alternativa che non andrebbe contro alla catena alimentare: i pipistrelli sono grandi nemici delle zanzare dato che se le mangiano, quindi potrei proporre in riunione di condominio l’acquisto di casette e pipistrelli. Dovrei considerare vari aspetti, però, dagli escrementi allo svolazzare notturno sui balconi nonostante lo trovi, anche in questo caso, simpatico. Il movimento delle ali e il saltellio di queste bestiole volanti mi fa pensare a un truc truc veloce, continuo e incalzante; un suono onomatopeico che li rappresenta a pieno e che, con la giusta intonazione, fa veramente sorridere.  
E ora concentriamoci sul saltello vero, la ranocchia. Un po’ viscida con occhi grandi, infiniti colori e spesso il sorriso sul muso a cui non si può non ricambiare. E il verso? Si provi a fare una camminata in riva ai fiumi durante la calda stagione al calar del sole, una sinfonia di gracidii. Attenzione a non avvicinarvi troppo perché ovviamente le cantanti si sentiranno disturbate, infastidite, o magari semplicemente intimidite e in un nano secondo, pluf, spariscono nell’acqua. Sono finalmente riuscita ad avere un incontro ravvicinato con l’animale canterino. Nonostante tutte le camminate serali, e i numerosi tentativi di ricerca, ho visto una piccola ranocchia a casa della collega Arianna. Non è mancato il saluto da parte della sottoscritta, non mi sono avvicinata perché non volevo spaventarla. Guardando la foto, però, mi ricollego a quello che ho detto sulle cimici: si osservino le striature, i puntini e i cambi netti di colore, dal marrone al senape della pelle oltre alla piccola fila di dentini lungo le parti laterali del corpo; poi gli occhietti sporgenti, che teneri!, e le zampe anteriori rivolte all’interno. 

Cambiamo completamente ambito, dal volo si passa allo strisciare e qui ricordo piacevolmente e nuovamente mia cugina traumatizzata da una pelle di biscia. Eh sì, spesso dove vado a passeggiare si incontrano, bisce, piccoli serpenti acquatici e anche vipere. Mi è capitato spesso di vederli, mi fanno un certo senso, soprattutto se sei con i piedi nell’acqua e ti passano vicino. Però non si riesce a non sorridere guardando la codina che forma tante S e la testolina che scruta attenta a destra e sinistra dove sta andando, sembra quasi voglia essere salutata; la parte del corpo fuori dall’acqua, come fosse il petto di un uomo palestrato, rende l’animale fiero e pronto all’avventura. 
È incredibile vederle quando escono ed entrano nelle fessure degli argini dei canali: sbucano all’improvviso, poi tornano indietro con una piroetta fatta solo con una parte del corpo poiché l’altra é rimasta, non so come, appesa al masso. Ovviamente di questi movimenti ne fanno cinque o sei di continuo.
Concludiamo con un esserino piccolo, ma allo stesso tempo spaventevole, ottavo segno zodiacale, velenoso e non: lo scorpione.
Dopo il risveglio mattutino, non ancora fatta colazione, durante una vacanza in montagna, sorpresa sorpresa: in attesa di riempire il mio stomaco di pane e marmellata montanara, entrai nel bagno e, senza occhiali, vidi una macchia nera nel piatto doccia bianco. Molto stranamente non ho avuto una reazione esagerata, come quella che ebbi per lo scarafaggio, per intenderci, ma è stata molto contenuta. Il mio compagno non ha i timpani usurati per le grida poiché lo shock era legato più al fatto di aver trovato una creatura un po’ inconsueta nel bagno…Eccolo qui, poi è stato spostato, non da me ovviamente, e portato all’aere.

Che dire tutte queste creaturine possono ispirare simpatia, basta guardarli con occhi diversi e non pensare subito alla sensazione spiacevole che ci trasmettono.

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