In un mondo caotico, tecnologico e veloce come il nostro ci sono delle cose estremamente facili da capire. Basta ritagliarsi degli attimi per scavare dentro noi stessi e ci rendiamo conto di cosa conta davvero. La maggior parte delle persone sa benissimo che gli esseri umani sono nati tutti uguali. Sa benissimo che abbiamo tutti gli stessi diritti, non importa dove siamo nati, dove viviamo, il colore della nostra pelle, quali brutture siamo stati costretti ad affrontare, in quale religione crediamo, che lavoro facciamo, cosa studiamo…

Per ricordarci che davvero siamo nati tutti uguali – con gli stessi diritti – noi come razza umana abbiamo pure scritto la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Questa dichiarazione è stata adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1948, ovvero 72 anni fa. Questo fa sì che la maggior parte di voi lettori, e pure io, siamo nati e cresciuti con un documento legale, firmato da ben 58 Paesi del mondo, a tutelarci. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani non dice niente che noi, nei nostri cuori, non sappiamo già. Va da sé che tutti dobbiamo godere del diritto alla salute, all’istruzione, alla protezione, al cibo, all’acqua pulita, a una casa, a un’identità, a uno Stato cui appartenere, alla protezione, alla libertà. Questo documento difatti ce lo ricorda nero su bianco con ben trenta articoli che ci dicono ciò che ci spetta di diritto alla nascita. E cominciamo dal primo.

Articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Già qui c’è qualcosa che non quadra. Forse sono io che non ho capito. Perché se è vero che ben 58 Paesi nel mondo hanno sottoscritto questa Dichiarazione, non mi è chiaro come mai, se fossi nata in India, in Afghanistan, in Iraq, in Iran, in Venezuela, in Etiopia (tutti Paesi firmatari della Dichiarazione), solo per citarne alcuni, non avrei avuto il diritto di andare a scuola, avrei dovuto camminare per chilometri ogni giorno per cercare acqua che probabilmente non sarebbe stata pulita; avrei corso il rischio di essere data in sposa da bambina, di subire mutilazioni genitali, di essere orfana, di avere l’AIDS, di non avere medicine con cui curarmi, di dover lasciare il mio Paese, di scappare dalla guerra, di essere ignorata, maltrattata, usata come un oggetto in quanto donna.

Parliamo poi degli Stati Uniti; se fossi nata là, in un Paese che sembra così bello e opulento quando guardiamo le serie televisive, e fossi stata povera, non avrei avuto di che pagare un’assicurazione e ciò avrebbe fatto la differenza fra la vita e la morte in caso di malattia. Parliamo anche dell’oncologia pediatrica (per chi non lo sapesse, nel 2014 ho fondato la mia Associazione di volontariato, Adolescenti e cancro) che riceve pochissimi fondi per la ricerca sia negli Stati Uniti sia in Europa perché il cancro infantile è considerato “raro” dunque i governi e le case farmaceutiche investono pochissimo in questi bambini e ragazzi perché non vedono in loro possibilità di guadagno. Dove sta, quindi, il diritto alla salute? E non dimentichiamo che in Europa ci sono disparità di diagnosi e accesso alla cura da un Paese all’altro. Mi sembrava di aver letto, in quell’articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che tutti gli esseri umani nascono eguali in dignità e diritti.

L’argomento sarebbe così ampio, se analizzato in dettaglio; l’articolo 2, ad esempio, ci dice che non ci sono differenze fra gli esseri umani e l’articolo 3 parla di diritto alla vita, alla libertà, alla sicurezza della propria persona. Mi sembra logico citare i numerosi migranti (le Nazioni Unite calcolano circa 80 milioni di rifugiati e persone internamente disperse nel mondo; il numero più alto mai registrato) e farvi venire in mente le immagini di gente disperata sui barconi, in attesa che qualcun altro decida cosa fare delle loro vite, come se avessero deciso di lasciare i propri Paesi e non fossero stati costretti a scappare a causa della guerra o delle persecuzioni che, stando alla Dichiarazione dei Diritti Umani, non dovrebbero neanche esistere, visto che gli esseri umani sono tutti uguali. E, se vogliamo rimanere in Italia e citare un caso su tutti, pensiamo a Taranto, dove le persone si ammalano regolarmente e molte muoiono (inclusi bambini e ragazzi) per via dell’inquinamento e con il benestare di chi dovrebbe proteggerli e tutelarli, ovvero lo Stato italiano che, lo ricordo, ha firmato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

A volte penso a quanto sarebbero semplici le cose, se davvero ascoltassimo i nostri cuori e mettessimo da parte la sete di successo, soldi, potete, arrivismo. Dentro, sappiamo benissimo che non sono queste le cose importanti della vita. Sappiamo benissimo che, quando moriremo, non porteremo con noi il denaro, le belle case, le macchine lussuose, ma solo quello che abbiamo dato durante la nostra vita, e possiamo scegliere di far sì che sia aiuto e amore piuttosto che violenza, paura, sofferenza e morte inflitti agli altri.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dovrebbe aiutarci a punire chi sgarra, chi ignora queste basilari leggi a tutela di ogni essere umano, eppure spesso semplicemente fingiamo che quegli articoli non esistano, perchè ci torna più comodo così. Non dovremmo neanche aver bisogno di un pezzo di carta per ricordarci il valore di ogni essere umano e come tutti siamo nati con gli stessi diritti.

E, mentre guardo un mondo sempre più alla deriva, mi dico che le cose sono talmente semplici e chiare e davvero (forse) non ho capito come sia possibile complicarle, ignorarle e far sì che così tante persone nel mondo, in questo preciso momento, stiano soffrendo per le cause più disparate, tutte causate o ingigantite dall’Uomo. Se non ho capito come sia possibile tutto ciò, però, voglio capire come farlo smettere. E spero che saremo sempre di più, nel mondo, ad ascoltare il nostro cuore e fare la scelta giusta.   

Articolo a cura di Maricla Pannocchia, fondatrice e Presidente dell’Associazione di volontariato Adolescenti e cancro, scrittrice e articolista.

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