200° Articolo: Duecento modi per essere felice


Dicono gli Editor…

ARIANNA
I primi due anni di liceo per me sono stati un dramma, insomma, avevo perso mia madre da poco…se ripenso a quel periodo ricordo solo un limbo nebbioso di giornate tutte uguali: poco studio e molte domande senza risposta.

Ma il tema non era la felicità?
Finalmente in terza liceo, una luce in fondo al tunnel: l’incontro con la filosofia greca prima e con gli autori latini stoici (Seneca su tutti) in un secondo momento. La religione non mi aveva particolarmente aiutato, anzi, ma l’incontro con questa disciplina avrebbe svoltato la mia vita. Un piccolo libro a forma di busta per lettera che costava solo 1000 lire: eccolo il primo passo per la mia personale ricerca della felicità

La base dell’epicureismo è molto semplice: ciò che è buono ci conduce al piacere; ciò che è cattivo ci conduce al dolore. La saggezza è equilibrio, assenza del soffrire, il piacere va inseguito con prudenza e consapevolezza.

Il termine epicureo, oggi, ha un’accezione negativa che lo assimila a edonista, gaudente, nichilista, ma in origine lo stesso Epicuro era l’opposto: fondatore di una sua scuola democratica, insegnava a tutti gli interessati nel suo giardino; egli credeva che non abbiamo bisogno di molte cose materiali per essere felici – abbiamo solo bisogno dell’essenziale. Oltre a queste necessità come cibo, acqua e un riparo, non abbiamo bisogno di nient’altro per avere una vita gratificante. La sua lettera, di poche pagine, dedicata all’amico Meneceo si apre con un punto fondamentale: la felicità è semplice, non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’animo nostro.

‘’Tutto ciò che facciamo è per il bene della libertà dal dolore e dall’ansia. Una volta raggiunto questo obbiettivo, i tormenti dell’anima saranno calmati. Nient’altro è necessario per perfezionare il benessere del corpo e dell’anima

Epicuro pensava che il problema principale per cui la gente è infelice fosse il fatto che si preoccupa troppo. Siamo tormentati da grandi domande sulla morte e su Dio. E sul piano quotidiano, ci preoccupiamo del lavoro, di cosa mangiare, di cosa guardare in tv, di quali vestiti indossare, di quale prossima auto acquistare ecc..quando capiremo che queste cose sono desideri vani, superflui, non fondamentali inizieremo a rilassarci e a lasciar andare le preoccupazioni.

In ultimo, l’importanza dell’amicizia, “Di tutte le cose che la saggezza fornisce per vivere la propria vita nella felicità, la più grande in assoluto è il possesso dell’ amicizia.” Epicuro pensava che l’amicizia fosse necessaria per la felicità. Le cose materiali possono solo allontanarci – Sono l’amicizia e la compagnia che ci portano una felicità tutta particolare

Ovviamente non ho ancora tutte le risposte, le cerco ancora adesso a quasi 40 anni. Questa citazione è dura da accettare e non è soddisfacente per “chi resta” e subisce un lutto…ma chissà, potrebbe essere un punto di partenza. Grazie a helloworld.it per lo spunto e pinterest per le foto.

SOFIA
Cosa faccio quando scrivo?
Aspetto l’illuminazione che puntualmente arriva in piena notte, in un momento che non mi aspetto o in una situazione in cui non posso assolutamente mettermi all’opera.
Posso scordarmi telefono, portafoglio, chiavi, ma due cose che in borsa non mancano mai sono carta e penna, così posso appuntarmi l’idea e qualsiasi altra cosa per evitare di dimenticare.
Quando poi mi trovo nella giusta condizione, mi siedo e l’articolo vien da sé.
La parola d’ordine, positività!
Cerco sempre di mantenere i miei ideali e di ragionare a mente aperta; indispensabile la visione poliedrica (quanto mi piacciono queste due parole!) della realtà che deriva dal confronto continuo con gli altri, quel confronto importante per imparare soprattutto da punti di vista completamente diversi dal mio.
Necessario è ricordare sempre le proprie esperienze, belle e brutte, anzi soprattutto quest’ultime perché è da queste che ci rialziamo maturati e più tosti di prima.
Per concludere, cerco di non scordarmi l’umiltà, “abbassare la cresta” e cercare di vivere nel modo più semplice possibile poiché è nella semplicità che si trova la felicità.

Grazie a People First per potermi dare la possibilità di scrivere lasciandomi libera di mantenere le mie idee e i miei principi.

Buon duecentesimo articolo!

ANNALISA
Vorrei condividere alcuni piccoli spunti che, da soggetto iperpensante e distimico, cerco di fare miei per “barcamenarmi nella vita”.

  • Innanzitutto, i principi della mindfulness. Per una pratica eseguita correttamente l’ideale sarebbe partecipare a un corso con insegnanti referenziati, oppure sottoporsi a un ciclo di psicoterapia basata sulla mindfulness. Ma questa può essere anche considerata un modus vivendi, e quindi applicata in ogni momento della vita. Non è semplice centrarsi sul “qui e ora” per chi è sempre rivolto al passato o al futuro, abituato a progettare e preoccuparsi; ma il solo fatto di recuperare l’attenzione quando ci si accorge che sta vagando è un notevole passo in avanti, soprattutto se ripetuto sempre più spesso. Purtroppo per le persone iperpensanti è ancora più difficile, per non dire impraticabile. Ma con un po’ di sforzo è possibile ritagliarsi alcuni brevi momenti di riposo mentale, concentrandosi sul respiro, oppure sulle sensazioni tattili, visive od olfattive del momento.
  • Le aspettative altrui. Quando gli altri (parenti, amici, conoscenti, società in genere) hanno eccessive aspettative sulla nostra persona, magari per un inconsapevole tornaconto personale, ci si sente in colpa a perseguire propri obiettivi, o anche solo a desiderarli. La nonna vuole che diventi infermiera in modo da essere utile alla famiglia, i genitori insistono perché ti iscriva a una facoltà che non ti piace, gli amici ti prendono in giro perché alla tua età non sei ancora fidanzato o sposato, non hai figli, un mutuo, una bella macchina… Abbiamo il coraggio di perseguire i nostri veri obiettivi senza sensi di colpa!
  • Non è detto che ciò che rende felici gli altri sia lo stesso per noi. Vediamo i nostri amici soddisfatti del loro lavoro, del loro nuovo vestito, delle vacanze al mare, delle serate per locali… Ti dicono “dovresti fare così e cosà, comportarti come faccio io, iscriverti a un corso di zumba come me, comprare questo oggetto”… Ma ognuno ha le proprie esigenze, che possono essere anche molto anticonformiste. D’altronde l’esperienza insegna che c’è chi è felice con il sole e chi preferisce lo scroscio della pioggia…
  • A volte si chiede troppo a noi stessi e si programmano obiettivi ravvicinati e impegnativi: “domani pulisco l’intera casa”, “il prossimo mese darò tre esami”, “entro due mesi devo dimagrire 20 kg”. Ci cadiamo tutti, illudendoci di portare avanti il lavoro e di dare una scossa alla nostra vita. In realtà questo produce uno stress notevole e continuo: non solo per l’impegno eccessivo preteso da noi stessi, ma per il senso di fallimento sperimentato quando non raggiungiamo gli obiettivi prefissati. Ci sentiamo inferiori agli altri che magari carburano più velocemente: ma gli altri hanno situazioni di vita diverse dalla nostra, magari più favorevoli… Dovremmo evitare di cedere a questa tentazione, e guardare al nostro percorso in modo diverso, spezzettandolo in tanti frammenti da perseguire un passo per volta, con calma, e con piccole gratificazioni a ogni traguardo.
  • La tristezza fa parte della felicità. È un’emozione appartenente al nostro bagaglio fisiologico, e soffocarla significa vederla poi riaffiorare in modo anomalo con conseguenze spiacevoli. La tristezza, che va assolutamente distinta da altre condizioni (per esempio il capriccio, o la ben più grave depressione), serve a darci un attimo di tregua, a riflettere su cosa ci crea disagio e a riconsiderare la nostra vita, a prenderci cura di noi stessi, a ricercare sfogo in attività creative, a chiedere conforto. Frasi come “non essere triste, pensa a chi sta peggio di te”, “non bisogna essere tristi”, “sorridi anche sei triste”, che sentiamo ripetere a destra e a manca, hanno poco senso.
  • Infine, una breve nota sull’abbigliamento. Dicono che per essere felici dobbiamo vestirci di colori sgargianti e vivaci, e abbandonare quell’orribile vestiario scuro, spento o vecchio che ci piace tanto. In realtà non è proprio così. Certo, la cromoterapia insegna che i colori esercitano un’azione psicologica, ma questo riguarda l’ambiente attorno a noi (un paesaggio, i colori delle pareti, un quadro ecc.) Alcune persone si sentono a disagio con un abbigliamento dai colori troppo accesi. Scegliamo i vestiti che ci mettono a nostro agio, scuri, usati o fuori moda che siano. E non sentiamoci costretti a rinnovare il guardaroba ogni anno!

Sono soltanto semplici spunti (che qualcuno potrebbe trovare perfino lapalissiani) con cui volevo suggerire che la vita è un continuo compromesso con i nostri doveri e con l’accettazione, senza però perdere troppo di vista la nostra personalità e i nostri desideri.

STEFANO
Ogni volta che ho perseguito un obiettivo in maniera elaborata e complessa, generalmente ho sempre fallito nel mio intento di essere felice. Molto spesso mi sono fermato a chiedermi il perché, e molto spesso la risposta fu da persone incontrate durante il mio cammino:

La felicità è una delle cose più semplici del mondo.

E mi ci arrovellavo, confrontando la mia vita con quella del mondo circostante. Osservavo personaggi famosi, saggi del passato, personalità di spicco come politici, filosofi o maestri. Ho scrutato centinaia di quadri alla ricerca di dettagli segreti, trafiletti appuntati a matita all’interno di libri intricati, ascoltato avidamente filmati di personaggi più o meno qualificati sul tema e sulla filosofia …
Ma più mi addentravo nell’argomento tracciando schemi comportamentali, modelli di vita complessi e meccanici, e chissà che altra congettura mentale, più rimanevo perplesso scontrandomi con vite piene di nevrosi, depressioni, crisi d’ansia e di panico, persone sfiancate.
Non ci siamo“, mi dissi spesso.
E man mano che proseguivo con questa mia personalissima ricerca del modello di vita perfetto, che mi avesse condotto alla felicità sicura, cominciai a sperimentarne alcune forme piene, che nascevano da cose molto semplici e pratiche. Da qui voglio portare alcuni piccoli spunti, nati da una mia esperienza personale più intima e non obbligatoriamente valida per chiunque altro legga:

  • Se non ti piace, difficilmente potrà renderti felice: scontata ma non banale, riscontrata spesso in situazioni dove gli ideologismi della società ci spingono a fare cose (Es.: lavoro, atteggiamenti o acquisti) che davvero non fanno parte di noi. Non cerchiamo una promozione al lavoro solo per dimostrare di valere, quando sappiamo benissimo che quel lavoro proprio non fa per noi. Non acquistiamo un macchinone solo per farci vedere se non possiamo permettercelo. Ma soprattutto, non facciamo scelte importanti nella vita solo perchè è così che si deve fare. Piuttosto che arrivare a scelte rimpiante per anni e anni, fermiamoci e affrontiamo quelli che siamo, e agiamo per come ci sentiamo noi davvero.
  • Se puzza, forse non è molto commestibile: regola molto funzionale nel mondo dell’alimentazione (tranne che per la ricotta forte), e altrettanto veritiera nel mondo dei valori, degli affetti e dei desideri personali. Ragazzi, siamo franchi, molto spesso nella vita ci troviamo a che fare con qualcosa che apparentemente può illuderci di sembrare appagante, bello e affascinante, ma che sotto sotto puzza di bistecca dimenticata al sole. Quando ci troviamo davanti ad una di queste “cose” accendiamo il cervello e chiediamoci, “cosa ci sarà subito dietro la curva?”. Diamo un annusatina, controlliamo l’etichetta e se dice qualcosa del tipo: “con questa crema ogni tuo male sparirà ORA!” probabilmente è una di quelle fregature stile televendita giapponese.
  • Alza quel culo di piombo dalla sedia: “AH, che bello! Con l’auto arrivo al lago in un oretta buona. E già che ci sono prendo una bella pizza pronta, e quasi quasi chiedo a mia madre di rassettarmi casa. Questa si che è vita!
    INVECE NO!
    Di sicuro non è così che diverrei felice! Anche se l’appagamento iniziale è sicuro, poco a poco comincerebbero a nascere attriti, necessità e dipendenze da qualcosa che perennemente rimandiamo o demandiamo infine a qualcun’altro. Qualche volta non fa male, ma il vizio diventa facilmente abitudine.
    E qui, ci vorrebbe proprio una nonna napoletana che con un maestoso anello d’oro del peso di 4Kg e 8, ci rimettesse sulla giustra strada con un sano e poderoso scappellotto.
    Butta le chiavi della macchina, prepara uno zaino con del cibo, inforca la bici e sudati ogni singolo centimetro di quei 90 Km di strada! Vedrai che la sera, quando ti coricherai a letto, sarai estremamente felice !
  • Non puntare ad arrivare in alto, ma lavora proprio li sotto, alle fondamenta: Come molte religioni e filoni filosofici orientali ci insegnano, meno si ha e meglio si sta. E in una certa misure delle cose è verissimo, almeno per me. Molto spesso sono più felice con uno zaino che con una casa intera, sopra una bici che dentro a una macchina, in una tenda che in un albergo. Perchè questo? Nel mio caso perchè nell’avere poco, apprezzo meglio il mondo circostante, non sono costantemente preoccupato di perdere, danneggiare o dover mantenere qualcosa. Avere poco mi permette di avere un maggior contatto con il mondo, con la realtà, e soprattutto con le persone. Proprio da quello ho imparato il significato di mettere in evidenza chi mi sta attorno da ciò che infine posseggo.
    Questo concetto si amplia anche alle nostre ambizioni. Non serve a nulla, se non a renderci infelici per ansia e stress, puntare a diventare Bill Gates, ma ci ripagherà con tanta gioia puntare a far bene il nostro lavoro attuale, purchè umile che sia .
  • Ama tanto: e questo lo si impara a fare solo quando impariamo a mettere le persone al primo posto, a volte prima di noi.

E infine, qualsiasi cosa tu stia facendo:

canta!

MARICLA
Ho pensato un po’ a cosa scrivere per quest’articolo. Magari avessi la formula segreta per la felicità! Poi mi sono resa conto che la felicità sta dentro di noi, e nei momenti. Non possiamo pretendere di essere sempre felici – possiamo essere sempre sereni, semmai – perché la felicità è fatta di attimi. E’ per questo che è così bella e intensa, non è qualcosa che possiamo avere sempre, altrimenti perderebbe il suo valore e la sua meraviglia.

Secondo me il segreto per essere felici è capire che la vita è il viaggio. Non dobbiamo vedere la vita come una sorta di corsa a ostacoli, pensando di dover affrontare un problema dopo l’altro, a volte a distanza ravvicinata. E’ così facile soffermarci su ciò che non va bene nelle nostre vite, cedere alla tristezza, perfino alla disperazione. Problemi sul lavoro, liti in famiglia, difficoltà finanziare, la fine di una relazione importante… ci sono tante avversità che possono crucciarci, ma i problemi davvero gravi, quelli dove non puoi far niente se non accettare quanto la vita ti ha dato e cercare di estrarne comunque il meglio, si contano sulle dita di una mano. La morte o la grave malattia di una persona cara; subire una violenza; perdere tutto, inclusi i propri basilari diritti umani… queste sono alcune delle gravi problematiche che, per fortuna, la maggior parte di noi non sperimenterà mai sulla propria pelle. Eppure, tanta gente si lamenta ogni giorno. Credo che la prospettiva sia fondamentale, il dare il giusto peso alle cose, sapere cosa conta davvero, prenderci la responsabilità per la nostra vita (invece di lamentarci, agiamo per cambiare una situazione che ci va stretta!), renderci conto che non siamo perfetti, accettare che possiamo dare il meglio di noi, eppure falliremo e ci feriremo lo stesso. Il che non significa che non siamo brave persone; stiamo dando il meglio di noi, e ciò dovrebbe essere abbastanza per renderci felici.

Il fatto è che la società spesso ci fa credere che la felicità sia una sorta di premio e che i beni materiali ci aiutino a vincerlo. Niente di più sbagliato! Pensate a un bambino africano che gioca con un vecchio pezzo di stoffa a mo’ di palla, e ride; pensate a un bambino malato di cancro, felice perché addenta il suo hamburger preferito dopo una settimana in cui stava troppo male per mangiare; pensate a una famiglia in Asia che sale in groppa a un elefante e, unita, ogni sera va a vedere il sole che tramonta dietro le colline… non si parla di soldi, auto di lusso, ampie case. Si parla di emozioni, di piccole cose, di essere in contatto con la parte più vera  e primitiva di noi.

Da qualche parte dentro ognuno di noi c’è ancora quel pezzo di cielo, quella parte dell’anima collegata a qualunque cosa ci sia prima della nostra nascita e dopo la nostra morte. La vita quotidiana la zittisce, ma lei rimane sempre lì. Quando sento persone chiedersi come “possono affrontare la vita” mi dispiace tanto per loro; la vita non è qualcosa da affrontare; non dobbiamo munirci di chissà quali armi in cui riporre una fiducia assoluta, quasi come se potessero darci la garanzia, se non della felicità, quantomeno di riuscire a superare indenni un altro giro di corsa. Sono sincero? Sono altruista? Educo bene i miei figli? Mi preoccupo degli altri? Bene; eppure non sono ugualmente felice. Perché la felicità non è là fuori, la felicità è dentro di noi. Puoi essere la persona più buona e altruista del mondo (e aiutare gli altri ti riempirà l’anima di un’emozione indescrivibile e incomparabile, tuttavia non sono sicura che si tratti di pura felicità) ma ciò non è comunque garanzia di una felicità personale.

Penso che per essere felici sia fondamentale essere gentili con noi stessi. Dobbiamo aspirare a crescere come anime, a vivere secondo i nostri valori, in onestà con noi stessi e con gli altri, anche a costo di andare contro alla società e alle persone che ci sono vicine. Dobbiamo aiutare gli altri, perché aiutarci a vicenda è uno degli scopi più importanti che possiamo avere in questa vita. E dobbiamo coccolarci. Dobbiamo mettere a tacere quella vocetta interiore che critica, che ci fa sentire di non fare mai abbastanza, perché così non saremo mai felici. La felicità è racchiusa nelle piccole cose; nel vedere il bicchiere mezzo vuoto. Fateci caso, da stasera stessa, prima di andare a letto pensate a tre cose che vi hanno resi felici oggi. Magari stasera sarà difficile trovarle, ma domani lo sarà un po’ meno, fino a quando non vi renderete conto di aver avuto più di un motivo per essere felici. Potete anche tenere una sorta di “diario della felicità”. E’ un po’ come quando decidiamo di andare in vacanza in Francia, e all’improvviso ci sembra di sentir parlare solo ed esclusivamente della Francia, perché in realtà ci concentriamo su ciò a cui prestiamo attenzione. Allora concentriamoci sulla felicità, diventiamone consapevoli, e ci renderemo conto che i momenti di felicità sono sempre stati intorno a noi. Eravamo solo un po’ ciechi, un po’ troppo presi dal tran-tran quotidiano, dai metri di paragone con gli altri, impegnati ad ascoltare quella vocetta dentro di noi che ci buttava giù ogni singola volta e ci faceva vedere il bicchiere sempre mezzo vuoto.

Ascoltati davvero; segui il tuo cuore; balla sotto la pioggia; prova qualcosa di nuovo; viaggia, sogna l’impossibile, lotta per cambiare il mondo, vivi secondo i tuoi valori; ama la gente. Ama il mondo. AMA TE STESSO.

“La vita non è una corsa a ostacoli da affrontare con chissà quali armi;

la vita in sé è il viaggio che regala la felicità”.

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