🎶Ma dove vai/bellezza in bicicletta?🎶La storia di Annie Londonderry

Annie “Londonderry” Kopchovsky fu la prima donna a fare il giro del mondo in bicicletta, sfidando le proprie capacità fisiche, con esigue risorse economiche e affrontando e superando brillantemente molti pregiudizi dell’epoca vitoriana in cui le donne dovevano essere “tutte casa e famiglia” piuttosto che in sella a una bicicletta.

Ebrea lettone emigrata negli Stati Uniti, sposata e madre di tre bambini, Annie “Londonderry” Kopchovsky (nata Cohen) era già avanti per la sua epoca. Vendeva infatti spazi pubblicitari per guadagnare qualcosa ed essere indipendente. Un giorno viene a conoscenza di una delle scommesse più bizzarre mai formulate da due ricchi gentiluomini di Boston, i quali sostenevano che nessuna donna potesse ripetere l’impresa del ciclista Thomas Stevens che dieci anni prima aveva percorso 21.700 km in bicicletta attorno al globo, e decide di accettare la sfida diventando la protagonista di un’avventura che la renderà famosa di continente in continente.

“Devo completare il giro del mondo in quindici mesi, ritornando con 5000 dollari e partendo solo con i vestiti che indosso. Non posso accettare alcunché gratuitamente da nessuno” queste le parole che la giovane donna di 23 anni pronuncia, la mattina del 25 giugno 1894, davanti ad una folla di 500 persone riunitasi di fronte alla Massachusetts State House di Boston, per dare inizio ad una impresa mai tentata da nessun’altra donna prima di lei.

ANNIE VA IN BICICLETTA

L’avventura è ritenuta proibitiva per una ragazza, ricordiamoci che siamo a fine ottocento: ci rendiamo conto in fretta del perché. Le strade non sono certo come quelle odierne, ma attraversano fiumi e deserti, praterie incolte e sentieri polverosi, contorti e faticosissimi da percorrere. Le donne in bici sono più uniche che rare: l’abbigliamento è già un ostacolo, poi il ciclismo è sconsigliato come attività dannosa per la salute e gravosa per la corporatura fragile. Addirittura ci sono associazioni che lo proibiscono denunciando l’eccitazione sessuale che deriverebbe dalla posizione sul sellino combinata col movimento della pedalata.

Bazzecole, vero? Ebbene, la nostra Annie, travel blogger ante litteram, aveva anche cambiato il suo cognome prima di partire, per un contratto con il suo primo sponsor, la società di acque minerali Londonderry Lithia Spring Water Company. Strada facendo aveva poi conquistato gli altri sponsor, grazie alla sua capacità di autopromozione e ai racconti delle sue avventure abbellite con dettagli inventati di sana pianta.

Annie Londonderry era contesa dai giornali per interviste e dalle aziende dell’epoca per promuovere i loro prodotti grazie al personaggio che aveva costruito intorno a sé. Quando stava per arrivare a una delle tappe programmate, i ciclisti locali la raggiungevano e la affiancavano per chilometri, prima del suo ingresso nelle città, che avveniva sempre tra applausi della folla e lanci di fiori.

Per i giornalisti Annie Londonderry era una manna dal cielo, tutti volevano intervistarla perché le sue avventure erano così esotiche e stupefacenti al limite dell’assurdo.

Stava quasi per abbandonare la sua missione quando la Sterling Cycle Works, un’altra compagnia produttrice di biciclette, le diede una nuova bici più leggera e altri soldi.

Passò dalla gonna ai pantaloni  e proseguì il suo viaggio alla volta di New York dove si imbarcò per la Francia.

Riuscì presto a recuperare le sue cose e a ripartire e dopo due settimane arrivò a Marsiglia con un piede bendato appoggiato sul manubrio a causa di un incidente.

Ne ebbe diversi di incidenti nel suo lungo viaggio durato 15 mesi in giro per Nord Africa, Oceania, Asia e Stati Uniti. 

Dopo il viaggio, si trasferì a New York con la famiglia per continuare la sua carriera giornalistica. Le chiesero di scrivere le sue avventure come “nuova donna” e il suo primo articolo iniziò così: “Sono una giornalista e una ‘nuova donna’, se questo termine significa che credo di poter fare qualsiasi cosa un uomo possa fare”

Lascia un commento