Caro Babbo Natale,

Caro Babbo Natale,
In primis vorrei ringraziarti per la tua continua pazienza e disponibilità, ogni anno voli nei nostri cieli e non mostri segni di stanchezza.
Quest’anno vorremmo fare richieste ancor più anomale rispetto allo scorso infatti, quanto chiediamo, dovrebbe essere esaudito un po’ prima della canonica consegna dei doni, mi spiego meglio: servirebbe tanta gioia e luce che illuminino e ci accompagnino nelle strade, nelle case e nelle città; ma non solo, l’inverno è una stagione affascinante e misteriosa, la natura si riposa, giunge il freddo e il buio. Viste le difficoltà del periodo dobbiamo, quindi, caricarci di quanta più luce e calore per affrontare i prossimi mesi.
Oltre che da tutti i tuoi folletti, fatti dare anche una mano dalla Befana, che invece di portar via le feste, potrebbe prolungare un pochino l’atmosfera di gioia tipica di questo periodo. Lei potrebbe anche rammentare che dopo i periodi duri torna sempre la luce.
Oltre che a godere dei raggi del Sole, quando il tempo ce lo concede, è importante portarsi dentro quanta più luce possibile rispetto al solito, e quindi passo ora la parola a Stefano che ti consiglierà modi più economici ed ecologici per fare in modo da diffondere tanta tanta luce in più rispetto a quella che la natura ci dona.

Luci, colori e tanta atmosfera natalizia!
Fin da quando ero piccolo, le notti di questo periodo natalizio erano ornate non soltanto da festoni, alberi sparsi nella notte, oggi sempre più rari, ma da una miriade di luci colorate lampeggianti, saltellanti e sgargianti.

Queste luci nacquero come la rappresentazione dei nostri sentimenti, della nostra gioia in un periodo in cui la religione, la famiglia e purtroppo il consumismo si riuniscono in un’unica cosa.
Ma anche in questi momenti, dobbiamo essere consapevoli che questa gioia, queste feste e quest’energia utilizzata debba essere il più corretta e rispettosa possibile di noi e dell’ambiente: anche in questo campo l’ingegno umano ha dato il meglio di se!
Negli ultimi anni, infatti, si è passati dal massimo della tecnologia anni 80, luci a incandescenza intermittenti a strisce di led dai più disparati effetti ottici e sonori, a bassissimo consumo e ad altissime prestazioni!
FANTASTICO!
Ma oltre a stare attenti che i led siano conformi agli standard di sicurezza, ossia non abbiano emissioni troppo violente in termini di luce visiva, si è pensato anche a come evitare sprechi elettrici in un mondo dove di elettricità se ne spreca già a bizzeffe, senza però rinunciare al calore emotivo che queste luci ci infondono nelle notti fredde di questi inverni pazzerelli.
Basta un piccolo pannello solare, grande poco più di uno smartphone, da legare ad un balcone, finestra o da piantare in un vaso ed il gioco è fatto. Questo aggeggino simpatico rimane lì, come un girasole, senza ruotare, a guardare il sole in faccia tutto il giorno, trasformando la luce in energia elettrica che immagazzina in una piccola batteria ricaricabile, molto spesso al litio, dentro di sè.
Dovete sapere che i pannelli solari, o meglio fotovoltaici, sono fatti di cristalli di silicio, la chiave di volta di questo oggetto “magico”. Ogni molecola di silicio possiede 14 elettroni, 4 dei quali hanno una natura anarchica, rivoluzionaria, libertina. Quando questi elettroni vengono “energizzati” gli sale la voglia di saltellare qua e là, passando da un atomo all’altro. Con l’aiuto di un po’ di boro e di fosforo, tanta luce solare che dà energia a questi elettroni, si riesce a far partire per la tangente il cervellino di tutti questi elettroni che hanno tanta voglia di viaggiare, creando quindi un flusso di corrente elettrica continua e controllata!
WOW!
Ma tornando alle nostre lucine, sfruttando un movimento di elettroni anarchico, il nostro pannellino immagazzina all’interno di questa batteria la corrente generata dalla luce solare durante al giorno, e appena si accorge che di luce non ce n’è più, quindi ideologicamente diventa notte, ecco che un piccolissimo chip al suo interno libera tutta questa energia elettrica immagazzinata di giorno e la manda diretta attraverso tutta una serie di luci colorate natalizie.
Il gioco è fatto.
Tutto questo ha un duplice insegnamento per noi:
Anche nel festeggiare possiamo sempre assumere un atteggiamento responsabile, pulito e corretto, scegliendo pure nelle banalità dei materiali e dei prodotti che siano il meno impattanti possibile sull’ambiente e sulla vita di tutti noi.
Ma soprattutto, così come succede per gli elettroni “anarchici”, che da una scelta controcorrente nasce qualche cosa di magico e di speciale, anche noi dobbiamo ponderare che dalle nostre scelte, anche se appaiono insolite e fuori luogo per chi ci sta attorno, se fatte correttamente e con etica, con controllo e con coscienza, possiamo creare qualche cosa di magico!
Ora sentiamo Annalisa e…Buon Natale a tutti quanti!

Caro Babbo Natale, io mi auguro che cresca la coscienza ecologica dei cittadini, perché purtroppo guanti e mascherine abbandonate per strada o addirittura appese agli alberi non fanno ben sperare. Il fenomeno era già conosciuto con altri tipi di rifiuti (addirittura speciali, come amianto, mobilia ecc.), ma il trend sembrava confermare una maggiore consapevolezza. Spero che non soltanto i cittadini comuni, ma anche le aziende capiscano che ogni piccolo orticello è inserito in un ecosistema più grosso che ne condiziona la salute.
A volte invece si tratta di poca conoscenza e carenza di informazione da parte delle istituzioni. Pochi sanno, per esempio, che i contenitori per pile esauste, lampadine o piccoli apparecchi elettrici (elettrodomestici, adattatori, spine, cavi ecc.) si trovano presso i municipi, oppure in alcuni negozi di tecnologia come Mediaworld. Intanto ne approfitto per segnalare questa bella iniziativa natalizia per chi è di Milano: “Scatole di Natale”, una raccolta di scatole regalo per i bisognosi con all’interno dolci, sciarpe, libri e biglietti d’auguri, che si terrà dal 4 all’11 di dicembre presso lo stadio San Siro.
Un’altra faccenda che dovrebbe stare a cuore a tutti (anche a te, che vivi tra le foreste del Nord!) è la cura del verde urbano da parte delle istituzioni territoriali, che purtroppo dispongono di budget ridotti. Vengono quindi eseguiti lavori al risparmio, con piante troppo fitte o potate in malo modo. Ma soprattutto non controllate. Esistono figure professionali, gli addetti alla valutazione della stabilità degli alberi, che si occupano di tali controlli con strumentazione adatta. Gli alberi urbani si ammalano spesso e, se non agiamo in fretta, rischiamo crolli deleteri non solo per la viabilità, ma a volte anche per la vita umana. Il verde porta salute e indirettamente riduce varie spese pubbliche, dovremmo quindi sopperire alla carenza di fondi prendendoci cura noi stessi dei nostri alberi e segnalando esemplari malati, in pessime condizioni o a rischio di crollo nei luoghi pubblici. Per tornare al discorso della luce, gli alberi ci proteggono dal sole cocente durante l’estate e lasciano passare quello caldo d’inverno, mentre i sempreverdi (pini, abeti ecc.) ci riparano dal vento. Ora passo la parola ad Arianna, per un altro spunto a cui potrai ispirarti.

Ok, ok, caro Babbo Natale, tutto bellissimo…ma le tradizioni natalizie dove sono? In questo anno triste e strambo, la cultura è stata uno dei settori più bistrattati tra cinema e teatri chiusi e librerie e biblioteche aperte a singhiozzo o chiuse del tutto. A Natale le tradizioni e le usanze sono tantissime, ogni paese o popolo ha la sua.

Prendiamo esempio da una delle usanze più particolari e più belle del mondo: quella islandese dell’alluvione di libri per Natale. In Islanda, infatti, è tradizione regalare libri e passare la notte della vigilia leggendo. Questo rito prende il nome di Jólabókaflóð, letteralmente “alluvione di libri per Natale”. Il Natale in Islanda non è tale se non c’è una valanga di libri sotto l’albero. Gli islandesi sono un popolo di grandi lettori, ma anche di scrittori. Difatti l’Islanda è il paese con più libri pubblicati pro capite: pare che un islandese su dieci ne abbia scritto e pubblicato almeno uno. D’altronde la stessa parola saga è islandese e significa “dichiarazione”, “storia”, “cronaca”, “narrazione”, probabilmente derivante dai racconti mitologici sulla dea Sága. Ha la stessa etimologia dell’inglese say e del tedesco sagen (che significano entrambi “dire”). Raccoglie storie che riguardano antichi popoli scandinavi, tribù germaniche, i primi viaggi vichinghi, le migrazioni verso l’Islanda, e le faide di dinastie islandesi. Pare che l’usanza di regalare libri a Natale risalga al periodo della Seconda Guerra Mondiale, quando le leggi in vigore imponevano restrizioni sull’importazione di molti beni dall’estero, ma non della carta.

Siamo convinti che la cultura sia cibo per la mente e l’anima. Quale modo migliore di regali di Natale ad hoc per aiutarla ed incentivarla?

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