Regali: Consigli per i NON acquisti

Quest’anno è arrivato un Natale decisamente anomalo per come siamo abituati: distanziamento sociale, poco lavoro, pochi soldi e quasi nessun cenone. Sicuramente la crisi sanitaria che ci ha colpiti nel 2020 non è un fattore da lasciare in secondo piano, e nemmeno la crisi economica che ne è conseguita, e tutto questo mi ha dato parecchio da pensare, pensieri che hanno trovato riscontro in alcune persone che mi stanno attorno, in ambiente lavorativo e familiare. Sono pensieri molto personali, più o meno condivisibili, ma che voglio proiettare verso di voi sperando che possano trovare un po di terreno fertile, non tanto per un cambiamento immediato, che comunque può essere sempre positivo per noi e per gli altri, ma per uno spunto di riflessione.

Niente luci, non siamo dell’umore…

Qui in Lombardia è tornata una situazione tale da permettere alla regione di settarsi sul profilo “Giallo” inerente alle restrizioni applicate: Riaprono molte attività commerciali, molti Bar e Ristornati, si ritorna ad avere la facoltà di muoversi liberamente in regione. Ma cominciando ad esplorare (quasi come un mondo nuovo) i paesi circostanti, ci si rende conto quasi immediatamente che in questo natale manca qualche cosa: le luminarie.

Come già accennato nell’articolo Caro Babbo Natale, la luce ha un valore molto importante in questo tipo di festività: si addobbano balconi, finestre e strade per rendere subito l’ambiente caldo, luminoso e accogliente; insomma, il classico ambiente festoso!
Quest’anno però qualcosa è andato storto: la maggior parte delle case sono disadorne, molti paesi non sfoggiano illuminazioni stradali ne le vetrine sono addobbate. Chiedendo qua e la, timidamente nascosto dalla mascherina, spesso la risposta più citata è: “quest’anno ci manca la voglia”.

Cari amici e lettori, ne sono sicuro. La voglia, o meglio, lo spunto per rimanere forti davanti all’avversità non è cosa di facile ispirazione. E’ un moto arduo e ostacolato, dalla fatica, dalla solitudine, dalle difficoltà di tante restrizioni più o meno “colorate”.

Ma

Non è di depressione che si ritorna a vedere la luce, e la storia dei (purtroppo) momenti più difficili del passato ci insegna che dalle difficoltà se ne esce ricavando un minimo di positività, di pro-positività, trovando dei piccoli momenti e spazi di benessere personale, giorno dopo giorno, lavorando un poco alla volta per arrivare all’uscita di questo labirinto intricato.

Ecco il primo (NON) acquisto che dovremmo donarci e donare a chi ci sta vicino: lo spunto (che spesso è anche contagioso) per ricavare un minimo di felicità anche in questi momento così difficili, nel massimo rispetto di tutti quanti noi.

Il valore della famiglia

La mia esperienza in questa pandemia si articola tra il lavorare molto a contatto con centinaia di persone, in due differenti entità lavorative, e il distacco forzato a singhiozzo dalle persone che più amo, l’amata, i familiari e gli amici. E’ uno sforzo che si affronta per un bene comune, in entrambi i casi, non privo di difficolta e rischi. Ma applicando il primo consiglio appena esposto, mi è capitato di elaborarne un secondo, grazie all’aiuto di una collega di lavoro, inerente al valore della famiglia, del tempo trascorso con i cari.

Per quanto il lavoro sia importante (soprattutto in un periodo burrascoso e problematico come questo) credo che sia dovere di tutti noi quello di valorizzare i nostri cari, passando del tempo con loro, da genitori, figli, fratelli o sorelle, da compagni o chissà che altro, anche quando questo significhi fare delle scelte importanti. Spesso questo è un aspetto che, travolti da mille ambizioni, sogni o progetti, ci lasciamo sfuggire perdendo di vista il vero valore della famiglia di cui facciamo parte. Quanto mai in questo periodo mi sono interrogato su quale sia il giusto limite, il giusto confine, il giusto risultato di questo complesso algoritmo.

Dal mio umile punto di vista, nel pieno rispetto di ogni scelta, le persone devono sempre essere messe al centro, per valorizzare noi e gli altri, formulando così la giusta equazione, tenendo ben presente quello di cui abbiamo fatto esperienza in questo periodo, e trovare la giusta via verso una vita giusta.

Ecco il secondo regalo che consiglio in questo natale.

Non sono gli oggetti che ci rendono felici

E questo è un concetto che, per il mio punto di vista, è ormai appurato, assodato e comprovato da anni !
Per quanto un oggetto che magari abbiamo desiderato moltissimo, possa venirci regalato, non avrà grandi risultati se attorno a noi non ci sono persone con cui condividerlo, con cui gioirne, o semplicemente (ma semplicemente è così riduttivo) rendono speciale e ricca la nostra vita.
Ecco perché per questo natale vi invito a non acquistare doni, regali o pensieri per le persone che vi stanno attorno

Donate qualcosa che può venire soltanto da voi: Amore, affetto e compagnia.

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