Cosa ci ha insegnato il 2020?

Siamo arrivati al 31 dicembre, se in un anno qualsiasi la preoccupazione principale è dove festeggiare il Capodanno, nel 2020 è tempo di fare bilanci. Complice l’hashtag che si è diffuso sui social, in particolare Twitter e Instagram, #2020iswild, vorrei fare una riflessione su cosa ci ha insegnato questo anno triste e “selvaggio”.

1. Ci ha insegnato a cambiare

Il cambiamento è stato inevitabile e necessario perché in questo anno abbiamo fronteggiato delle difficoltà, delle situazioni e delle esperienze che mai avremmo immaginato e a cui non eravamo assolutamente preparati o abituati. Cambiare è difficile, per natura siamo abitudinari e restii al cambiamento: la lezione che dobbiamo trarre potrebbe essere che il cambiamento può essere positivo, dobbiamo essere flessibili, aperti al futuro e fiduciosi.

2. Ha cambiato il nostro rapporto con il tempo

Siamo immersi in una realtà frenetica, fatta di appuntamenti, impegni, orari, scadenze, corse per incastrare tutto nelle 24 ore. E quando non abbiamo niente da fare ci sembra strano e quindi via ai viaggi, agli hobby per tenerci occupati, per fare sempre nuove esperienze. Siamo, insomma, bulimici di vita. L’altro lato della medaglia è che ci si gode troppo poco il presente e il momento che si sta vivendo proprio perché si pensa sempre al domani, al prossimo viaggio, scadenza, impegno, avventura o “cosa”da fare. Il 2020 ci ha imposto di rallentare, il lockdown ha messo un freno a tutto, abbiamo “DOVUTO” imparare ad aspettare, cambiare abitudini, lavorare e studiare da casa, uscire poco o niente, fare la fila per fare la spesa o entrare in un negozio. La lezione, quindi, potrebbe essere (oltre allenare la pazienza) rallentare per imparare a osservare non solo quello che sta accadendo, ma anche tutto quello che abbiamo raggiunto e ottenuto.

3. Ci ha reso più forti?

In questo anno abbiamo dovuto fare i conti con tante notizie negative che hanno fatto nascere in noi delle debolezze e delle paure che magari prima non avevamo. Mascherine, distanziamento, poco contatto sociale che hanno portato a solitudine e isolamento dai propri cari e amici. Ci sentiamo dei naufraghi, ma dobbiamo riuscire ad arrivare a riva e ad emergere da questa parte buia di noi stessi, magari esausti e sfiancati, ma consapevoli di poter essere più forti e resilienti.

My two cents

A me personalmente questo 2020 ha insegnato a non rimandare: se vuoi viaggiare, parti, se vuoi fare qualcosa, falla, senza rimandare. Chi si poteva immaginare un lockdown? Non si può uscire, non ci si può muovere liberamente, vedere parenti e amici, i piani già prestabiliti saltano e si ha quasi l’impresa di non avere il controllo della propria vita. Come diceva Orazio? Carpe diem, cogli l’attimo. Sembra banale, ma ora come ora non è più così scontato.

Con la speranza che la situazione migliori nel 2021, cerchiamo almeno di ricordare questo 2020 come l’anno in cui dalla difficoltà abbiamo imparato il vero significato della parola resilienza.

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