Un anno di DAD…

In seguito alle interviste raccolte durante il lockdown e in vista dei prossimi incontri con esperti dell’ambito socio-scolastico, ho pensato che poteva essere utile farne un resoconto. Dopo un anno di chiusura cos’è emerso rispetto alla DAD? Quali sono stati i cambiamenti, le esigenze e i disagi derivati da essa? É stato molto interessante notare che, sebbene parlassi con persone che non si conoscono e di tutte le età, le tematiche si ripetevano, ovviamente con sfaccettature differenti:

indispensabile è la SOCIALITÁ, dai più piccini che giocano e interagiscono tra loro con un proprio linguaggio, agli adolescenti che sentono la mancanza dei propri compagni e vivono un “cambiamento nel cambiamento”, agli studenti universitari che vogliono fare gli esami in presenza, avendo così la possibilità di creare veri dialoghi e di portare avanti le modalità canoniche d’esame senza l’ansia che si interrompa la connessione.
Parliamo di connessione e quindi di TECNOLOGIA, considerata da tutti qualcosa che può essere utile, soprattutto in momenti come questi, ma di cui non si deve abusare. Date le tempistiche esagerate con cui vengono usati questi strumenti oggigiorno, non sarebbe male imparare a sfruttarli nel modo corretto, ma soprattutto cercando di gestirne i tempi di utilizzo.
Purtroppo c’è stato chi non ha per nulla ricevuto giovamento da questo tipo di didattica. La scuola potrebbe essere ritenuta, per chi ha disagi familiari o fisici, una “boccata d’aria” rispetto alla condizione in cui si trova. Il problema di non avere una linea funzionante o di non averla affatto, la mancanza della figura dell’insegnate di sostegno, l’impossibilità di avere relazioni sociali, ha portato a un peggioramento emotivo e magari anche fisico, delle situazioni di studenti con difficoltà.
Da non accantonare la sensazione di frustrazione e impotenza sperimentata da tutti: insegnanti che devono far funzionare piattaforme, radunare gli alunni e gestirli a distanza. Genitori che lavorano, seguono i figli e devono assicurarsi del funzionamento delle linee, soprattutto quando hanno bambini più piccoli e studenti che non possono relazionarsi coi compagni e vivono l’ambiente scuola tra le pareti domestiche con tutto quello che ne concerne.
In relazione al punto precedente non è da tralasciare il fatto che ogni studente è un mondo a sé e la possibilità di concentrarsi singolarmente su ognuno, con la didattica a distanza, è cosa impossibile. Niente osservazione su come si muove, niente sguardi e mimica, lettura tramite mail e non visione diretta dei compiti. Questo genere di comunicazione necessita dello strumento che si interpone tra alunno e insegnante, influenzando e modificando rapporto e dialoghi e non permettendo così l’approccio diretto tra le due parti; 
Di fronte all’uso del computer per la didattica, c’è chi, sia genitore che insegnante, ha voluto proporre attività alternative per fomentare e tenere in allenamento fantasia e manualità. Tante le proposte di lavori manuali con paste casalinghe, pittura, cucina, disegno e, chi ha la possibilità, camminate all’aria aperta o tempo trascorso in giardino. 

In una situazione in cui tutto si è fermato, i RITMI si sono allentati ed è stato indispensabile cercare di disegnare una nuova giornata, rispettando step ben precisi per evitare di ritornare alla vita quotidiana completamente disabituati e con orari e abitudini stravolte rispetto alla normale condizione.
Sicuramente gli smartphone hanno permesso di mantenere vive le comunicazioni a distanza, certo è che ci si è trovati di fronte alla necessità di dover parlare a quattr’occhi e quindi di fare a meno del cellulare, per un tempo maggiore, negli ambienti domestici. Molti legami inter familiari si sono rafforzati, migliorandone dialoghi e complicità e il cambio dei tempi lavorativi hanno determinato anche cambi di ruoli, gestioni diverse tra moglie e marito, insomma maggior tempo da dedicare alla famiglia. 
Mi sembra chiaro che la didattica a distanza non permetta di provare certe sensazioni o di vivere certe esperienze. Detto questo, posso affermare che la scuola online, in casi eccezionali come quello più recente che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, possa essere sfruttata in maniera proficua sia per gli studenti, ma non solo; smartphone, computer e tablet, oggigiorno, sono strumenti esageratamente utilizzati, quindi questo può essere uno spunto per cercare di educarci ad un più corretto tempo di utilizzo.

In conclusione mi sento di dare tre importanti suggerimenti:
mai dimenticare sentimenti ed emozioni scatenate da un incontro diretto, in qualsiasi tipo di situazione, dal racconto di un evento al litigio. Telefoni e quant’altro ci precludono la possibilità di captare gesti, sguardi, movimenti e tantissime altre cose tipiche e indispensabili nei rapporti sociali.
Non accantonare i lavori manuali di qualsiasi tipo, da quelli artistici, alla cucina, ma anche “fai da te” con ago e filo, il lavorare la terra, che arricchiscono, in modi diversi, i sensi di tutte le età, ma anche la nostra anima.
Ricordarsi sempre della Natura, dell’aria, dei verdi dei prati, della salsedine marina e del calore del Sole che riappacificano i nostri sensi.

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