L’artigianato delle parole

Dopo aver parlato di arte manuale (Il potere dell’arte manuale) e della sua importanza in ambito pedagogico, apriamo le porte al discorso scuola.
Alunni, insegnanti e genitori sono in attesa del decreto riguardante la chiusura definitiva o la riapertura delle scuole. Nel frattempo ci si dedica all’insegnamento e all’apprendimento online. 
Come stanno procedendo le cose? Risulta difficile attuare un metodo mai utilizzato prima d’ora? Si è organizzati nel giusto modo per poterlo affrontare? Lo chiediamo a un’insegnante di una scuola steineriana.
Per chi non lo sapesse, la Pedagogia Steiner – Waldorf è stata introdotta a inizio ‘900 da Rudolf Steiner ed è basata sulle arti manuali e sullo studio dell’antroposofia. 
Cristina Battaglini è un’insegnante che lavora presso una scuola Waldorf in Svizzera, ma non solo. Ruota vorticosa tra le parole, le incontra, le intesse e crea. Il suo primo libro Psikiatria, in più occasioni presentato con performance di lettura, e il suo blog.  

ST Buongiorno Cristina, prima di affrontare il discorso scuola, raccontaci un po’ di te. Nello scorso articolo l’argomento era l’artigianato e il lavoro manuale, nel tuo caso, come tu stessa dici, parliamo di artigianato delle parole. 
CB Buongiorno Sofia. Effettivamente molti dei miei interessi girano intorno al mondo della parola, amo la scrittura, la poesia e sono laureata in Filologia Moderna. 
Ho partecipato a un progetto con una tesi sull’alchimia, in particolare su La committenza femminile delle opere alchemiche rinascimentali. È in questa occasione che ho incontrato Steiner, per la prima volta.
Successivamente, per trovare la mia strada nel mondo, mi sono trasferita a Graz, in Austria, e vi ho vissuto per quattro anni. Qui, nuovamente, ho incontrato Steiner, scoprendo che nella via parallela a casa mia, si trovava il Centro di Studi Antroposofico. Così, reduce dall’esperienza del progetto, ho ripreso gli studi steineriani che poi si sono concretizzati nella scuola dove per un anno ho insegnato. Grazie ad un’amica, infatti, ho saputo che nella scuola Steiner di Graz cercavano una madrelingua italiana, così ho pensato di farmi avanti.  
Nel frattempo ho iniziato a sentire in me il desiderio di tornare in Italia e di intraprendere la formazione per insegnanti Steiner. A questa si è aggiunta la richiesta di una maestra in una scuola Waldorf emiliana, così eccomi di ritorno verso il mio Paese, a iniziare una formazione e con un posto di maestra in una scuola italiana.
ST E ora?
CB Ho concluso il corso di formazione per insegnanti e adesso lavoro in una scuola Steiner in Svizzera, insegnando Religione alle elementari e facendo tirocinio in due classi del liceo, un mondo, per me, completamente nuovo. Sto continuando a studiare poiché vorrei proseguire per questa via, l’insegnamento della mia materia, l’Italiano al liceo; ho avuto più volte l’opportunità di fare lezione e anche in questo periodo porto avanti e propongo attività con la didattica online.
ST Ecco, hai introdotto tu stessa l’argomento. La Pedagogia steineriana è fortemente incentrata sul lavoro manuale e la tecnologia non è proprio di uso comune in quest’ambito. Come vi state organizzando?
CB Sino ad ora, nelle classi precedenti al liceo, sono stati inviati via posta o via mail, pochi materiali, canzoni, filastrocche e racconti, ma nulla di più.
Diversamente al liceo, si tengono lezioni via telematica, si danno i compiti cercando, però, di non appesantire i ragazzi. Dal momento che le spiegazioni avvengono tramite schermo, si è cercato di proporre attività manuali quali la pittura, la scultura o il disegno, ad esempio, per far bilanciare entrambe le cose.
ST E tu hai pensato a qualcosa in particolare da far fare?
CB Dunque, alle classi dei più piccoli ho inviato dei racconti, mentre con una delle due classi del liceo, ho avviato un blog.
Ho pensato di aprire e gestire questa piattaforma dove gli alunni pubblicano i loro progetti artistici. Ho proposto loro la frase di Fabrizio De André “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori” e da qui è partito tutto.
Devo dire che i ragazzi hanno ben accolto questo progetto, lo stanno portando avanti e sono molto attivi. Loro sono i protagonisti, pubblicano canzoni, poesie, realizzano opere utilizzando le tecniche che conoscono; il tutto in autonomia e senza lo stress del voto.
ST Il blog è nato in questo periodo, pensi si possa portare avanti?
CB Perché no, può essere un’opportunità di sviluppare un’idea partita in questo periodo di quarantena, quindi in una certa condizione, da portare poi avanti per vedere le evoluzioni nel corso del tempo; potrebbe essere interessante analizzarne i cambiamenti, dalle opere ai sentimenti dei ragazzi, provati durante e dopo la clausura. 
Consideriamo, inoltre, che in questo frangente, gli alunni studiano in autonomia e senza né compagni e professori, nell’ambiente casalingo e circondati dalle famiglie. Quanto viene fuori è la conseguenza di una condizione del tutto nuova e inusuale, a cui non siamo per nulla abituati.
ST Avendo parlato di studio indipendente e in solitaria, come la vedi la didattica online?
CB Diciamo che in questo momento sta tornando utile per portare avanti un minimo il programma; certo non è semplice, non tutti i ragazzi sono capaci di usare il computer e i professori ancora meno. Noi abbiamo cercato di adattarci e semplificare al meglio le cose, facendo lezioni online e assegnando compiti artistici agli alunni. Ovviamente il discorso cambia quando la materia in questione necessita di esercitazioni, in quel caso i compiti vanno dati, visti e corretti insieme, per quanto possibile.
Per evitare di utilizzare tanto il pc, torno a ripetere che vengono proposte attività artistiche e i ragazzi stessi si dilettano realizzando tanti lavori. É da loro che è anche partito il problema di stare troppo tempo davanti allo schermo quindi, il fare arte è una modalità per evitare di appesantirli e per cercare di farli esprimere in questo momento; chi poi ha l’opportunità e possiede un giardino non manca di fare attività all’aria aperta.
Direi che per adesso stiamo procedendo bene, mi sono confrontata con colleghe che lavorano nelle scuole pubbliche e stanno affrontando molte difficoltà, dalle piattaforme improvvisate non funzionanti, al problema dei ragazzi che non mandano i compiti o spariscono nel nulla.
ST Quindi possiamo dire che la didattica online va bene per questo periodo, ma non è un metodo da portare avanti, l’insegnamento frontale è imbattibile.
CB Ovviamente la lezione faccia a faccia non ha nulla a che fare con l’approccio attraverso lo schermo, ma non solo. Parliamo anche del gruppo classe, dell’ambiente scolastico, delle aule, ad oggi gli alunni si ritrovano a far lezione nella propria camera, affiancati da fratelli o genitori quindi l’atmosfera, oltre a non essere quella canonica, non è propriamente adatta, anzi tutt’altro.
I ragazzi vanno seguiti nel loro percorso scolastico e di crescita, la comunicazione diretta non si limita alla spiegazione di una materia, ma è anche un modo per conoscere più a fondo il proprio alunno.
La didattica online può supportare, a parte adesso, in momenti in cui i ragazzi si assentano per lungo tempo; fare lezione telematica può essere un modo per far recuperare chi, per motivi di salute magari, è rimasto assente.
Da tener sempre presente anche l’importanza dell’ambiente; la scuola è luogo di socialità, è il luogo della crescita e dello sviluppo del rapporto umano, al di fuori della famiglia. É fondamentale per il confronto dei ragazzi con i coetanei, ma anche con gli adulti. É un indispensabile centro d’incontro per creare amicizie e anche inimicizie e così resterà sempre.
ST Bene Cristina, vorrei concludere con parole tue. In quest’ultima parte dell’intervista hai parlato dell’importanza del luogo scolastico e visto che adesso siamo in casa in quarantena, vorrei ringraziarti e condividere il tuo scritto:

ho scoperto che dove abito fu un convento di suore, al centro della corte c’era il cimitero, poi vi era anche la chiesa e le zone adibite a dormitorio. Sarà per questo la calma che emana.

La prima volta che entrai in questo luogo respirai proprio una serenità senza tempo, una bellezza riservata e contenuta.

In questo delirio mondiale abitare in un luogo che trasmette questa serenità non è da poco. Sono grata alla vita per avermi dato questo posto. Appena vi entrai sentii che ci avrei potuto viver bene, che sarebbe potuto, a tutti gli effetti, diventare il nostro “nido d’amore”.

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