Lockdown e assistenti sociali…

Ormai un anno è trascorso e la DAD imperversa ancora nelle vite di studenti, insegnanti e genitori. Racconteremo nuovamente cosa sta accadendo nelle case, sentendo un punto di vista nuovo, per poter avere una migliore visione d’insieme: MP, assistente sociale che nello specifico si occupa degli affidamenti.
ST Ciao MP, immagino che il tuo lavoro abbia subito uno stravolgimento: com’è cambiato rispetto a prima?
MP Ciao Sofia, al momento sto lavorando sia in sede che da remoto.
Purtroppo nel mio lavoro, come in tanti altri, la presenza fisica è indispensabile quindi sto risentendo tantissimo della situazione poiché é difficile cogliere dal computer il lato del “non verbale” e della mimica, tutto arriva in modo indiretto tramite schermo; inoltre non sempre è possibile affrontare i temi più delicati che necessitano di un certo approccio e anche di capire come si comporta chi abbiamo di fronte.
Altra grande difficoltà sta nella strumentazione, non tutti hanno computer, tablet, telefoni e  connessione e questo non sempre permette di mantenere contatti costanti con le famiglie.
Da non tralasciare la dimestichezza con i mezzi che non è di tutti e la difficoltà di comprensione degli stranieri.
ST La tecnologia risulta essere il “tasto dolente”, riscontri anche tu questa cosa nei nuclei famigliari con cui hai avuto a che fare?
MP Dunque, prima vorrei fare una premessa, l nostro ente lavora seguendo il “Progetto P.I.P.P.I” ossia Programma di Intervento per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione, nato con lo scopo di creare una rete di collaborazione tra più enti come le scuole, i servizi sociali e le associazioni. L’obiettivo comune è quello di relazionarci e dialogare nel modo migliore, unendo più competenze, con le famiglie più fragili affinché loro stesse siano partecipi direttamente e intervengano per trovare soluzioni alle difficoltà che vivono.
Quindi alla luce di quanto detto, i disagi della strumentazione ci portano ad avere problematiche di dialogo con le famiglie, ma non solo: gli spazi, che spesso sono limitati e accolgono più persone creano grande confusione e risulta difficile seguire e rapportarsi con chi è al di là dello schermo.
I più piccoli, inoltre, necessitano di una presenza continua che spesso manca o si allontana e quando la linea salta si perde il contatto.
ST In questo progetto ogni ente ha collaborato e ha avuto un ruolo importante…
MP Sì, gli educatori domiciliari hanno fatto un grande lavoro cercando di tenere unite le famiglie; anche alcuni insegnanti, per volontà propria, si sono mobilitati andando personalmente casa per casa, imbucando i compiti nelle cassette delle lettere; ancora, associazioni e cooperative si sono messe in moto creando tanti progetti, dal portare alimenti alle famiglie più in difficoltà a radunare dispositivi per fornirli ai ragazzi.

ST Tutti sotto lo stesso tetto per un tempo indeterminato, bambini a casa da scuola, genitori in smart working o a casa da lavoro, cos’è accaduto alle relazioni famigliari?
MP Alcune famiglie sono esplose appunto per questi motivi, se già le dinamiche erano tese questo lockdown ha appesantito la situazione peggiorandola. In più, i bambini con difficoltà che vedevano nella scuola un cambiamento di dinamiche, uno stacco dalla loro condizione hanno, purtroppo, avuto un peggioramento fisico o psicologico. Con la distanza, la relazione, indispensabile per loro, è venuta meno.
I bambini figli di genitori separati purtroppo hanno subito tante pesantezze dovute ai difficili spostamenti, all’impossibilità di vedere padre o madre in altre regioni.
Un barlume di luce però, in questa brutta situazione, l’hanno vissuta i bimbi affidatari che hanno potuto stare con le loro famiglie uniti, insieme, rafforzando il legame.
Tante altre situazioni ho visto, questi sono solo alcuni esempi, necessarie sono le diverse competenze, che non sempre potevano esserci, per avere una visione d’insieme migliore.
ST Che ripercussioni pensi ci siano state e ci saranno?
MP In realtà credo andranno rivisti tutti i bisogni, anche quelli primari: tanta gente ha perso il lavoro, tanti non riuscivano a fare la spesa, quindi è stata necessaria una riprogrammazione dei bisogni essenziali. Oltre alla parentesi relazionale nel nucleo famigliare una gran fetta di attenzioni andranno rivolte all’assistenza per chi è disoccupato e alla distribuzione dei beni di prima necessità.
ST Nello scorso e anche durante questo mese, sulla piattaforma daremo ampio spazio all’argomento scuola. Come ti sembra si sia comportata?
MP Come ho detto prima, escludendo la questione strumenti, molto è dipeso dalla volontà degli insegnanti, c’è chi si mobilitava autonomamente e chi ha fatto il minimo indispensabile. Molti si sono relazionati con noi per migliorare quel dialogo di cui abbiamo parlato all’inizio, per unire le competenze e avere una visione d’insieme migliore.
Purtroppo però credo che in ambito scolastico siano stati trascurati gli adolescenti. Troppo spesso si vedono in giro a zonzo, diversamente dai più piccoli a cui è stata data una maggiore attenzione. Penso sia indispensabile trovare il modo giusto per stimolarli maggiormente dato che, a prescindere dalla pandemia, stanno vivendo un momento di cambiamento!

Vedremo come si evolverà la situazione e non escludiamo un altro intervento di MP che ringraziamo. Nel frattempo aspettiamo di sentire la voce di qualche insegnante…

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