Foto di Jan Vašek da Pixabay

Insegnanti nella storia: da Aristotele alle lezioni sul web.

         
Gli allievi non sono vasi da riempire, ma fiaccole da accendere.” la massima di Plutarco di Cheronea introduce perfettamente l’excursus che vorrei fare dedicato all’evoluzione della figura dell’insegnante nella storia attraverso qualche esempio. La massima plutarchea presuppone che l’insegnante non sia per lo studente un semplice dispensatore di concetti e nozioni, ma che sia per lui un costante punto di riferimento per la formazione, la crescita e lo sviluppo. Una frase del genere implica dunque un rapporto molto intenso, di scambio e di devozione, tra chi insegna e chi riceve l’insegnamento.

Il precettore da Aristotele a Parini

La figura del precettore era molto diffusa in passato. In mancanza di scuole e istruzione organizzate, le famiglie, soprattutto quelle di buona estrazione sociale o nobili, ricorrevano a questi maestri per l’educazione dei loro rampolli. Si creava così, nei casi più fortuiti, uno stretto rapporto docente-discepolo che andava al di là dell’istruzione. Il precettore diventava un mentore, una guida, a volte addirittura una figura più importante di quella del genitore. Possiamo citare esempi famosi di precettori, su un arco di tempo che va dall’antica Grecia fino al Settecento. Abbiamo, infatti, Aristotele precettore di Alessandro Magno, Seneca precettore e mentore di Nerone, Poliziano precettore della famiglia Medici, Erasmo da Rotterdam per re Carlo V, fino a Giuseppe Parini, precettore di famiglie nobili, dalla cui esperienza ha tratto l’opera “Il giovin signore”, compendio satirico di vizi, virtù e stramberie della nobiltà leziosa dell’epoca.

Foto di Couleur da Pixabay
Il maestro da Perboni a Manzi

Con l’istituzione di scuole, collegi e istituti privati e pubblici, la figura del precettore perde importanza, a favore di quella del Maestro. Arriviamo al periodo risorgimentale e all’unità d’Italia (Ottocento) in cui il Maestro per antonomasia è la figura letteraria di Giulio Perboni, nato dalla penna di Edmondo de Amicis nel libro per ragazzi “Cuore”. Perboni è quel maestro in apparenza burbero e autoritario (o autorevole?) che in realtà nasconde un buon cuore e un affetto per i propri ragazzi a cui insegna non solo lezioni scolastiche, ma anche lezioni di vita.

Devo dire che, facendo un parallelismo con i tempi moderni, l’autorità del professore è andata un po’ scemando in favore di professori più carismatici e “alla mano”, più vicini ai ragazzi e più moderni. (Avete presente il professor Keating del film L’attimo fuggente?)

Foto di Wikipedia

A mio parere l’antesignano di questo modello educativo è stato Alberto Manzi, professore colto che ha capito che l’istruzione di massa era la chiave per modernizzare la società. Dopo anni come insegnante e pedagogista viene scelto per condurre il programma “Non è mai troppo tardi” nel 1960, in onda sul Programma Nazionale, concepito come strumento di ausilio nella lotta all’analfabetismo. Il programma ebbe grande successo e lo rese famoso; riproduceva in televisione delle vere e proprie lezioni di scuola primaria, con metodologie didattiche innovative (Manzi al suo “provino” strappò il copione che gli era stato dato e improvvisò una lezione alla sua maniera), dinanzi a classi composte di adulti analfabeti o quasi. La trasmissione andò in onda per otto anni e fu di grande interesse e di grande rilevanza sociale: si stima che quasi un milione e mezzo di persone abbiano conseguito la licenza elementare grazie a queste lezioni a distanza, svolte di fatto secondo un vero e proprio corso di scuola serale. Manzi utilizzava un grosso blocco di carta montato su cavalletto sul quale scriveva, con l’ausilio di un carboncino, semplici parole o lettere, accompagnate da un accattivante disegnino di riferimento. Usava anche una lavagna luminosa, per quei tempi assai suggestiva.

Il ritorno del precettore è sul Web? Dalle conferenze di Alessandro Barbero alle microlezioni di Norma’s Teaching.

Dalla televisione al web il passo è breve. Internet è tante cose, positive e negative; istruttive e diseducative. Come in tutte le cose, è questione di farne buon uso. Gli studenti (ma anche semplici appassionati) hanno una vastissima scelta tra Youtube, Spotify, Instagram e persino TikTok (ebbene sì, non è solo sfide, gossip e balletti!) per approfondire materie scolastiche ed avere ausili, non solo cartacei, per studiare. Sono un caso recente le conferenze di Storia del medievista piemontese Alessandro Barbero, diventato di culto su Youtube.

Ma non è da solo. Molti professori hanno un proprio canale su cui si possono seguire lezioni di Matematica, (Elia Bombardelli) chimica con Dario Bressanini, fisica con Vincenzo Schettini (La fisica che ci piace), ma anche lezioni di inglese e tedesco con Sandro Marenco (che durante la pandemia ha lanciato l’hashtag #ripassiamoinsieme) o addirittura lezioni di latino fatte in lingua latina da Irene Regini, alias Satura Lanx (forse più famosa all’estero che in Italia). La chiave del successo è la passione per la materia che questi professori trasmettono attraverso aneddoti, esperimenti, creatività, ironia, capacità di parlare e coinvolgere i ragazzi.

Foto di Geralt di Pixabay

La recente pandemia ha contrubuito al proliferare di questi professori-influencer tramite canali ancora più moderni come Instagram e TikTok che necessitano di un linguaggio ancora più veloce e moderno. Via libera quindi a micro lezioni, contenuti e corsi ad personam online, balletti, canzoni, foto, quiz, stories, dirette live con gli studenti. E’ il caso per esempio di Norma Cerletti, 28 anni, in arte Norma’s Teaching, attiva sulle due piattaforme sopra citate. Personalmente, sono mesi che la seguo e posso dire che il suo è un esempio di uso intelligente dei social. Insegnante ritrovatasi senza lavoro nel periodo difficile della quarantena, Norma si è reinventata ed è riuscita a creare una vera e propria community da più di 500mila followers interattiva e attiva, per cui attraverso i commenti ai filmati di Instagram e alle ricondivisioni delle stories, si possono comunicare direttamente all’insegnante i propri progressi, fare delle richieste su una regola grammaticale o sull’uso di un modo di dire, esprimere i propri dubbi e imparare dai propri errori. Ogni giorno della settimana è organizzato in una micro lezione di pronuncia, grammatica, uso di idiom o contenuti a sopresa o a tema (Natale o San Valentino) con tanto di ripasso settimanale con live interattivi alla domenica. Insomma, non ci si annoia mai!

Ci sarebbero mille altri profili di precettori 2.0 da segnalare, anche all’estero (penso ad un’altra professoressa di spagnolo che seguo, che si chiama Prof. Alicia, con uno stile molto simile a quello di Norma), che hanno saputo sfruttare al meglio le piattaforme social, ma in conclusione mi sento di affermare che il proverbio “di necessità (in questo caso la pandemia di Coronavirus), virtù (lo sfruttamento dei social)” è quanto mai calzante nel saper reinventare creativamente la professione del docente, spesso bistrattata o addirittura bullizzata, fatta di passione e capacità di coinvolgimento.

Fonti: wikipedia, ilsole 24ore.

Please follow and like us:
Pin Share

Lascia un commento