Il digitale tra casa e scuola: aspetti positivi e negativi

Per i cosiddetti “nativi digitali” è naturale vedere il mondo reale interconnesso con quello virtuale, come per la generazione precedente era normale avere almeno un televisore in casa. La stessa generazione dei genitori è passata dalla TV al tablet: anche in famiglia, quindi, bambini e ragazzi sono in contatto con internet e con il mondo informatizzato. La scuola non può più eludere la tecnologia, potente coadiuvante dell’apprendimento. Ma quali sono le conseguenze della perenne connessione digitale, sia in casa che fuori? L’articolo tenta di rispondere alla domanda, e nasce da una serie di riflessioni e da spunti ricavati dal mondo genitoriale e dalla letteratura: si tratta però di un confronto aperto con chi volesse esporre il proprio punto di vista sulla questione.

Aspetti positivi

  • Il digitale permette di vedere con i propri occhi le nozioni imparate sui libri: documentari, immagini e grafici favoriscono l’apprendimento visuale. Questa ampia disponibilità evita il rischio di imparare a memoria i concetti testuali.
  • Può facilitare anche l’apprendimento delle lingue tramite video e cartoni animati in lingua originale.
  • A differenza della TV, la digitalizzazione offre anche occasioni di interazione e intrattenimento attivo (in cui cioè, bisogna mettere in campo la propria inventiva e le proprie conoscenze) e di cooperazione fra coetanei (giochi di collaborazione, chat di gruppo ecc.).
  • La tecnologia a scuola e a casa prepara i giovani al mondo del lavoro, ormai permeato dalla digitalizzazione.
  • Un tablet o un lettore digitale può contenere centinaia di libri, dispense ed elementi multimediali con risparmio di peso, carta e denaro.
  • Lo scambio di materiale, la condivisione e le comunicazioni casa-scuola sono più semplici e veloci.
  • Il digitale favorisce il sostegno agli studenti con disabilità, DSA e altre problematiche.
  • I social ampliano la condivisione e consentono di mantenere i contatti anche in momenti di isolamento forzato come questi.

Aspetti negativi

  • Il divario fra la generazione dei genitori e quella dei nativi digitali è molto profondo: questo acuisce le differenze, l’incomunicabilità e la difficoltà di trasmettere ai figli lo spirito critico necessario ad aver a che fare con qualcosa che non si conosce.
  • Aumento del rischio di imbattersi in fenomeni di cyberbullismo, contatti da parte di pedofili e visione di contenuti non adatti ai minorenni (violenti o pornografici): secondo una ricerca europea del 2013 (cit. I nuovi bambini, Paolo Ferri) la percentuale di giovani tra i 9 e i 16 anni che si è imbattuta in uno di questi problemi si attestava intorno al 50%. L’adescamento invece è molto raro rispetto a quello che avviene in contesti familiari o fuori casa; è più frequente la ricezione di messaggi a sfondo sessuale, anche da parte di adulti che si fingono coetanei.
  • Molti nativi digitali interagiscono con il mondo esclusivamente attraverso lo stesso mezzo tecnologico (ad esempio telefono o tablet): per imparare, per rilassarsi, per comunicare, per giocare ecc… Rischia di perdersi quella varietà che aiuta i giovani a interfacciarsi con ambiti e mezzi diversi, e la perdita di quell’unico mezzo può provocare profonda frustrazione e incapacità di gestire altro.
  • Rischio di immersività totale: tra social, videogiochi e Youtube non ci si accorge che le ore corrono, e spesso in attività di tipo passivo.
  • Distrazione, bombardamento di stimoli, utilizzo dei social come antidoto alla noia, al disagio e alla solitudine.
  • Dietro lo schermo ci si sente più protetti: questo induce alcuni (non soltanto giovani) ad abusarne riducendo la socializzazione reale, ma anche a sentirsi liberi di insultare, trasgredire ecc. Come sempre, ci vuole equilibrio tra interazione reale e virtuale.
  • Bisogna educare i giovani al concetto di privacy e al fatto che ogni contenuto postato o condiviso su internet resta per sempre, con le dovute conseguenze.
  • Grande esposizione ai messaggi pubblicitari (questo però avviene anche con la televisione).
  • Problemi di vista a seguito di lunga permanenza davanti allo schermo.

Dobbiamo imparare a nutrire i nostri figli con una dieta digitale equilibrata” suggerisce Paolo Ferri nel suo libro I nuovi bambini. In questo modo i giovani fruiscono della tecnologia senza abusarne a scapito di altre attività. Scrivere e disegnare un po’ a mano e un po’ a PC, giocare a pallone e ai videogame, chattare con gli amici e uscire in bicicletta, seguire i loro personaggi preferiti e parlare con persone in carne e ossa, guardare video e fare lavori manuali.

L’educazione familiare ha quindi un certo peso, ma, come sostiene Jean Twenge nel suo libro Iperconnessi, “non soltanto la famiglia, ma anche il progresso tecnologico, i mass media, il mondo delle imprese e il sistema educativo partecipano alla creazione di una nuova cultura che diverge radicalmente da quella in cui hanno vissuto i nostri genitori e i nostri nonni”. Non si possono attribuire colpe a chicchessia, ma la famiglia deve far fronte a questo cambiamento epocale in maniera attiva.

Utile sarebbe aggiornarsi continuamente sul digitale in modo da non trovarsi impreparati di fronte alle nuove dinamiche di questo mondo. Impartendo regole severe e conquistando la fiducia dei figli si evita infine il rischio di imbattersi in fenomeni spiacevoli come tentativi di adescamento, bullismo e visione di materiale inappropriato (possono aiutare gli strumenti di parental control come Family Link, di cui Stefano ha realizzato un tutorial).

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