Parliamo di Diritto alla disconnessione

Quando finisce effettivamente l’orario di lavoro? Considerando la facilità con cui si può esser raggiunti, via email, chat e smartphone, la risposta non è scontata. Per questo, sempre più spesso, si parla di Diritto alla disconnessione digitale. Ossia della possibilità fuori dal normale orario di ufficio di non essere reperibili. Di “staccare la spina” digitale.
Se infatti la tecnologia in questi anni ha rivoluzionato e continua a rivoluzionare in molti modi positivi il mondo del lavoro, questo non avviene senza conseguenze ed effetti collaterali. La presenza pervasiva di smartphone, tablet o pc portatili – spesso forniti dalle stesse aziende per cui si opera – ha reso immediate le comunicazioni professionali. Ma questa facilità non giustifica una pronta risposta, senza limiti di orario.

Un diritto fondamentale in tempi di Covid

L’utilizzo sempre maggiore degli strumenti digitali a scopi lavorativi ha comportato la nascita di una cultura del “sempre online”. Che influisce negativamente sull’equilibrio tra vita professionale e vita privata dei lavoratori. 

La nostra insegnante, C., a cui abbiamo già fatto un’intervista nello scorso articolo, fa il punto sul diritto alla disconnessione dal punto di vista scolastico, ecco le sue parole: “L’insegnamento a distanza ha acuito un problema di cui non ci eravamo davvero resi conto: non ci stacchiamo mai dai nostri dispositivi.

Buttiamo un’occhiata allo smartphone in continuazione, rispondiamo immediatamente a messaggi o email; molti portano il dispositivo anche a letto, per non perdersi l’ultima notizia prima di dormire (male) o la prima appena svegli (per farsi andare subito di traverso la giornata).

Resta inteso però che la nostra vita reale ci impone inevitabili (salvifiche) limitazioni.

Insegnare a distanza ha decuplicato l’iperconnessione. Accendevamo i computer alle 8 del mattino per spegnerli alle 23 e oltre. Sempre a disposizione per colleghi e alunni, questi ultimi campioni nell’inviare compiti a qualsiasi ora del giorno e della notte e in qualsiasi giorno della settimana.

Inizialmente era anche comprensibile, occorreva abituarsi al nuovo sistema, creare un ritmo alternativo alla propria quotidianità: il lavoro invece di restare in un luogo esterno, ha fatto irruzione in casa di ogni insegnante e alunno.

Ora basta però: va ribadito che la scuola (e il lavoro – a meno che uno non sia il segretario generale dell’ONU) deve avere tempi precisi in presenza e online. Perciò: disponibilità dalle 8 del mattino alle 16, dal lunedì al venerdì. Poi, sono sicura che non ci siano domande così fondamentali o emergenze di portata tale da non poter essere affrontate nei tempi debiti.

Rivendichiamo il diritto a spegnere il pc e a vivere la propria stimolante e analogica vita”.

L’argomento è senza dubbio poco affrontato, ma interessante. Meriterebbe un ulteriore approfondimento anche in altri ambiti lavorativi. Voi che ne pensate?Iscrivetevi alla newsletter per ricevere i nostri aggiornamenti!

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