Docenti con l’interruttore

Dopo gli articoli sul diritto alla disconnessione e la DAD raccontata dall’interno, pubblichiamo un resoconto tragicomico della situazione lavorativa di un’insegnante in questo delicato periodo. Ecco le parole della nostra insegnante C.

“Ore 14.30, sabato 16 gennaio 2021: per la terza volta in 328 giorni avevano chiuso le scuole costringendo molti studenti all’istruzione a distanza. Per una volta ci avevano lasciato più di un giorno (ma non oltre le 42 ore, altrimenti poi si perdeva il brivido dell’improvvisazione) per riorganizzare tutte le nostre attività di insegnamento e passare dalla modalità in presenza a quella on-line.

In fondo i docenti sono avvezzi ai cambiamenti improvvisi, avendo a che fare notoriamente con animali selvatici da addomesticare e riportare alle regole… pueri feroces, direbbe Linneo.

Invece a noi piace organizzare l’insegnamento in modo organico, magari aiutando gli studenti a cogliere le relazioni tra le varie discipline cosicché in futuro siano in grado di leggere la complessità del mondo che li circonda e approcciarvisi in maniera critica: ecco servita la didattica, signori miei.

Aggiungerò un segreto: anche agli studenti piace imparare attraverso un progetto regolare.

Adesso siamo in presenza, ma ogni fine settimana siamo preda di una sindrome post traumatica da stress: seguiamo con ansia le notizie, verifichiamo che i dispositivi siano funzionanti, controlliamo di avere materiali per fare lezione anche da casa. In effetti abbiamo avuto la dimostrazione di quanto sia diffusa la convinzione che i docenti, dispensatori oziosi di saperi non necessariamente con finalità pratiche, possano essere attivati e disattivati con un interruttore.

Prometto che mi metterò alla sua ricerca, purché nessuno protesti se il risultato offenderà i più sensibili alle salacità… tralasciando la provocazione, vorrei però sottolineare come la IAD sminuisca in modo coordinato e continuativo una professione fondamentale per la comunità, poiché a noi è affidato il compito di creare cittadini consapevoli.

Ai grandi stimoli intellettuali di cui hanno bisogno i ragazzi durante la crescita si sostituisce una “situazione di plastica”. A noi docenti tocca resistere e ricordare che un sapere vivo e profondo esiste ancora. Al di là dello schermo”.

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