Digitale o reale?

La tecnologia viaggia e si sviluppa a una velocità tale che risulta difficile essere istruiti in maniera adeguata per poterla utilizzare senza incorrere in pericoli o problematiche; le migliorie e gli studi avvengono sempre più rapidamente e gli stessi informatici, ingegneri e tecnici non riescono a stare al passo.
Oltre alla disinformazione tecnica e virtuale non ci si sofferma per nulla sulla preparazione etica e questa mancanza si ripercuote in modo fortemente negativo su chi di tecnologia ne sa poco o niente.
Risultato, il cattivo ed esagerato utilizzo degli strumenti informatici.
Imperversa ancora la DAD, tanto computer, smartphone e tablet; abbiamo parlato di Maria Montessori e, prossimamente, di altri pedagoghi che incentrano i loro studi anche su attività basate sulle arti manuali e sullo sviluppo dei sensi. Il punto su cui vorrei focalizzarmi è proprio questo, l’importanza di migliorare e rendere più sensibili tatto, udito, vista, olfatto e gusto affinché, non solo bambini e ragazzi, ma tutti possano vivere esperienze complete e migliori rispetto allo scorrere del dito sul telefono. 
La mia non è una parata contro la tecnologia, visto la sua presenza e il suo celere sviluppo dobbiamo imparare a conviverci nel giusto modo, ma soprattutto non dimenticare che esiste ancora una realtà vera che non ha nulla di virtuale. 

Oggigiorno è difficile pensare che la cosa più semplice possa stimolare e far nascere piacevoli sensazioni. Sfruttando i nostri sensi e cercando di svincolarci dagli schermi, invece, questo è possibile.
Quante volte per strada ci si scontra perché la testa è china sullo smartphone e non si guarda davanti a sé? Pensare di guardare il cielo, coglierne colori e sfumature con o senza nubi, affatica meno gli occhi. Camminando, guardandomi in giro e davanti, mi sono anche resa conto di quante diverse facciate di palazzi esistono, stili, decorazioni, colori. Vie che frequento in continuazione che guardo sempre e che ogni giorno mi fanno scoprire un nuovo particolare.
E nell’ambiente naturale? Mare, montagna, collina, campagna, prati verdi, mai niente è uguale, tutto cambia. Colori, forme, sfumature, tutto sempre diverso.
Il rumore…starò invecchiando, ma sento la differenza e quanto mi fa bene godere del silenzio di un bosco o in mezzo a un campo rispetto al movimento cittadino. Durante un corso che ho seguito, l’insegnante ha acceso un piccolo falò e ha fatto ascoltare scoppiettii e movimenti. Aguzzando l’orecchio e concentrandosi, tanto si coglie e si assimila. Questi momenti mi hanno fatta pensare alla tonalità della voce di mia nonna quando mi chiamava, non ho nemmeno scordato l’accento che metteva alla fine del mio nome; ancora ho ben impresso in testa il passo, il movimento della ciabatta quando si avvicinava l’altra nonna dall’altra camera.
Mi diletto nelle attività manuali, lavorazione della lana, legno, modellaggio e queste sempre mi restituiscono qualcosa. Scartavetrare il legno per poi toccarlo, accarezzarlo, permette di cogliere cambiamenti conseguenti ai lavori che si stanno facendo. Modellare un pezzo di argilla, cercare di compattarlo a forma sferica, sentirne ruvidezza e levigatezza permette poi di migliorare sempre più il proprio tatto anche rispetto a materiali con cui quotidianamente entriamo in contatto.
In uno dei primi articoli che ho scritto “Elogio alla forchetta”, consigliavo di assaggiare prima di definire una pietanza immangiabile. Ecco, anche in questo caso non sarebbe male divertirsi a provare sapori vecchi e nuovi e cercare di indovinarli. Sempre durante il corso di cui ho accennato prima, il mio insegnante mise qualche goccia di limone e bicarbonato in bocca, per farci sentire il sapore e l’effetto frizzante… 
Chiudiamo con gli odori, ripropongo nuovamente un vecchio articolo intitolato “Che buona puzza a Vienna”, quante fragranze può captare il nostro naso, in cucina, in natura, in qualsiasi posto e momento. Sempre nei miei ricordi ben fissi i profumi di mia mamma e di mia nonna, ma non solo: ogni volta che torno in vacanza al mare e scendo dall’aereo l’aria diversa da quella a cui sono abituata mi avvolge e mi rinvigorisce. Ricordo persino l’odore delle montagne abruzzesi, ma in particolare di un fiore, di cui oggi non saprei dire il nome, ma saprei riconoscerne la fragranza proprio in un punto specifico dove avevo la casa.

Dunque perché questa carrellata che lega cinque sensi e tecnologia? Per riflettere e per porre domande: quest’ultima vi permette di cogliere quanto ho scritto fino a ora? La tecnologia permette di far rimanere impressi nella mente odori, rumori, gusti, sensazioni ben stampati e fissi nella nostra testa anche a distanza di anni? Quanto uno smartphone, un tablet o un computer sviluppano i nostri cinque sensi che ci permettono di mantenere vivo un ricordo anche molto lontano nel tempo? 

Aspetto notizie…

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