Elogio della noia nei bambini

Quando i giovani di un tempo si annoiavano, i genitori avevano la risposta pronta alle loro lamentele: “Arrangiati”, “Inventati un passatempo”, “Se vuoi ti trovo io qualcosa da fare”, e quel qualcosa erano sempre faccende domestiche o altre occupazioni poco divertenti…

Oggi invece, in molte famiglie, sembra essersi diffuso un certo timore della noia, anche quando non si tratta del sintomo di condizioni più preoccupanti quali solitudine e depressione. Bambini e ragazzi vengono sommersi di dispositivi, stimoli e attività organizzate. Anche nei momenti di inattività lo schermo del tablet o del televisore deve restare acceso. Questo sembra quasi riflettere la crescente frenesia cui sono sottoposti i genitori nel lavoro e nella vita in genere.

Naturalmente il gioco, lo sport, la musica, il teatro e perfino lo svago digitale sono essenziali per i più piccoli, ma importante è anche qualche breve momento di noia.

Quali sarebbero i benefici della noia?

  • Anzitutto essa insegna al bambino a tollerare la frustrazione correlata all’annoiarsi, e a non temere i periodi di “vuoto”.
  • Non aver nulla da fare stimola la creatività: il bambino è costretto a escogitare un passatempo, a lasciar spaziare l’immaginazione, a inventare storie ecc.
  • Durante questi momenti il bambino impara a guardarsi attorno, a interagire con l’ambiente, a scoprire cose che, quando è impegnato, non riesce a vedere.
  • Nei più grandicelli i momenti di noia incentivano l’introspezione. Permettono di fare il punto della situazione, di riconsiderare la vita familiare, le amicizie, gli obiettivi ecc. Non è raro, inoltre, che spingano a rivolgere verso gli altri l’attenzione che durante le varie attività è (giustamente) concentrata su di sé. Naturalmente non stiamo parlando del rimuginio costante tipico delle dinamiche depressive, bensì di momenti occasionali e positivi.
  • Qualche minuto di noia consente al cervello di riposarsi e di ricaricarsi, prima di ripartire con nuove attività.

La continua repressione della noia, invece, può condurre a due conseguenze negative:

  • I momenti di nulla diventano voragini che causano frustrazione e senso di inquietudine. Alcuni bambini reagiscono a questi stati con pianti o atteggiamenti aggressivi.
  • Quando a bambini e ragazzi sovrastimolati vengono impartite indicazioni generali sull’esecuzione di un compito (ad esempio “disegna quello che vuoi”, “inventa un gioco”), si sentono smarriti e non sanno cosa fare.

Ma perché, allora, si censura a tutti i costi la noia giovanile?

  • In primo luogo è normale che genitori stanchi e stressati dal superlavoro e dai mille impegni non abbiano la forza mentale per gestire anche le lamentele e le pretese di un bambino che si annoia.
  • Al giorno d’oggi c’è un eccesso di opportunità e si teme che i figli possano perdere qualche esperienza.
  • Gli adulti stessi temono la noia, poiché costringe a guardarsi dentro o a rispolverare un malessere represso con cui non si vuole avere a che fare.

Ecco un vademecum tratto dal sito PsichologyToday sulla gestione della noia nei bambini:

  • Anzitutto indaga sul significato che il bambino/ragazzo dà alla frase “mi annoio”, per verificare che non si tratti di altro, per esempio di solitudine o malinconia.
  • Quando il bambino si annoia, non fornirgli subito una soluzione impostata (videogioco, palestra, TV ecc.). Piuttosto crea uno spazio in cui possa esercitare la sua creatività, trovando da solo qualcosa da fare.
  • Se il bambino è a corto di idee, poni una domanda a proposito di un suo interesse, di una storia che ha letto ecc.
  • Resisti alla tentazione di impartire regole ai suoi giochi, anche se non rispettano gli standard (per esempio quelli degli sport con la palla come basket, calcio, pallavolo ecc.) Lascia che inventi la sua versione di gioco.

Esistono anche dei libri per bambini (ad esempio “Uffa, che noia!“) che raccontano in modo divertente la positività della noia e come fare per fronteggiarla.

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