Tecnologia, social e scuola: un riepilogo

Ricapitoliamo gli ultimi discorsi fatti a proposito del digitale nella vita di oggi, che se da un lato ha rappresentato una sorta di “salvezza” in questi interminabili mesi di pandemia, dall’altro rischia di accentuare, nelle personalità sensibili, alcune dinamiche negative. Ho diviso l’articolo in due parti: le positività sono quelle caratteristiche da valorizzare per evitare di demonizzare la tecnologia “in toto”, le criticità sono le problematiche su cui porre l’accento per rendere l’uso del digitale più consapevole, soprattutto in quei contesti dove spesso è trattato molto alla leggera.

Positività

  • Il digitale permette di vedere con i propri occhi le nozioni imparate sui libri: documentari, immagini e grafici favoriscono l’apprendimento visuale. Questa ampia disponibilità evita il rischio di imparare a memoria i concetti testuali.
  • Può facilitare anche l’apprendimento delle lingue tramite video e cartoni animati in lingua originale.
  • A differenza della TV, la digitalizzazione offre anche occasioni di interazione e intrattenimento attivo (in cui cioè, bisogna mettere in campo la propria inventiva e le proprie conoscenze) e di cooperazione fra coetanei (giochi di collaborazione, chat di gruppo ecc.).
  • La tecnologia a scuola e a casa prepara i giovani al mondo del lavoro, ormai permeato dalla digitalizzazione.
  • Un tablet o un lettore digitale può contenere centinaia di libri, dispense ed elementi multimediali con risparmio di peso, carta e denaro.
  • Lo scambio di materiale, la condivisione e le comunicazioni casa-scuola sono più semplici e veloci.
  • Il digitale favorisce il sostegno agli studenti con disabilità, DSA e altre problematiche.
  • I social ampliano la condivisione e consentono di mantenere i contatti anche in momenti di isolamento forzato come questi.

Criticità

  • Problematiche serie in chi soffre di tendenze compulsive, che trova nel digitale una forma di gratificazione continua e sempre nuova, senza riuscire a staccarsene. La compulsività è spesso causata dalla necessità di avere continui stimoli che contrastino un umore perennemente basso, l’insoddisfazione cronica oppure livelli insufficienti di alcuni neurotrasmettitori cerebrali. Questo può condurre, nei giovani più sensibili, a vissuti di frustrazione insopportabile, che sfociano in comportamenti di rabbia esplosiva quando per qualche motivo non possono accedere al tablet o a internet.
  • Il digitale come antidoto all’isolamento sociale: può essere una condizione passeggera dovuta ai periodi di quarantena, oppure la risposta a una situazione esistenziale. La tecnologia diventa quindi il sostituto dei legami appaganti che mancano nella realtà, e dona sollievo alla solitudine.
  • Il bombardamento di stimoli può assuefare la mente di bambini e ragazzi alla frenesia, alla velocità e a una eccessiva varietà, che possono condurre a percepire con noia e angoscia i normali ritmi della scuola e della famiglia. Per contrastare questa assuefazione la quotidianità del giovane deve essere equilibrata.
  • In alcuni contesti familiari problematici, un bambino o adolescente che passa molto tempo davanti a videogiochi violenti può manifestare sia un’assuefazione alla violenza in sé, sia la tendenza a vedere ostilità in ogni sguardo e comportamento dei coetanei. Questo può innescare nel giovane condotte aggressive nei confronti di un compagno che, per esempio, l’ha soltanto urtato inavvertitamente.
  • Distrazione e mancanza di concentrazione causata dal continuo “brusio di fondo” dato dalla continua connessione: messaggi da controllare, social, e-mail, video ecc. Non riusciamo più ad attendere pazientemente: quando arriva un messaggio dobbiamo assolutamente controllare, perfino tra i banchi di scuola o alla guida…
  • Rischio di ricevere messaggi inopportuni da pedofili digitali (che si eccitano inviando oscenità e chattando con minorenni) e di accedere a contenuti inappropriati per l’età (pornografia, violenza, sfide estreme…) .
  • Cyberbullismo e revenge porn: oggi fare foto e diffonderle sul web è facilissimo, ed il bullismo, che prima era limitato all’ambito scolastico, si amplifica sui social, diventando insostenibile per la vittima che in alcuni casi viene condotta al suicidio.
  • Mancanza di educazione alla privacy che può abbassare le difese e condurre i giovani a condividere contenuti troppo personali in un universo vastissimo e iperconnesso.
  • Il divario culturale tra le giovani generazioni e quelle dei loro genitori continua ad accentuarsi in maniera esponenziale: diventa così più difficile, per un genitore magari anche stressato dai ritmi frenetici del lavoro, capire le nuove dinamiche digitali e guidare i figli nella giungla tecnologica.
  • Semplificazione eccessiva del mezzo con cui il giovane interagisce con il mondo, se tra casa e scuola utilizza soltanto il telefono o il tablet per l’apprendimento e lo svago. Parliamo ovviamente di situazioni estreme, in cui il bambino/adolescente ha in mano sempre l’oggetto tecnologico e non è più in grado di usare altri mezzi o di capirne il funzionamento (giochi, strumenti complessi, apparecchi analogici ecc.)
  • Immersività totale nel web, che può far perdere il senso del tempo.
  • Lo schermo diventa una barriera protettiva, che induce molti giovani (fra i più timidi, ansiosi, sensibili ecc.) a nascondersi evitando il mondo minaccioso della realtà. Questo può anche legittimare un contegno aggressivo, arrogante e irrispettoso nei confronti degli altri, molto più di quanto si farebbe in realtà. Anche noi adulti dobbiamo imparare a rapportarci con gli utenti del web immaginando di averli davanti in carne ed ossa: solo così si ridurrà l’ostilità che pervade i social e il fenomeno dei “leoni da tastiera”.
  • Eccesso di pubblicità, a volte sibillina, che non si può evitare cambiando canale come si faceva con la TV.
  • Problemi di vista legati alla connessione continua e all’eccessiva luminosità dello schermo.

La conclusione è sempre una: il digitale compenetrerà sempre di più ogni comparto della vita (pensiamo soprattutto alla medicina, con nuove tecnologie a supporto delle disabilità e delle terapie), bisogna quindi che la famiglia e le istituzioni vigilino sul corretto uso da parte dell’utenza (soprattutto giovanile o fragile), mettendo in guardia da potenziali rischi e insegnando un utilizzo consapevole ed equilibrato. Per fare questo è necessaria un’informazione puntuale, per rimanere al passo con questo “nuovo mondo” in continua evoluzione.

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