L’insegnante serve davvero?

Eccoci con un nuovo ed interessante spunto di riflessione offerto dalla professoressa C., attiva da anni nel settore dell’istruzione.

Osservando oggi il mondo scolastico, in cui si muovono ragazzi iper tecnologici (ma altrettanto iper sprovveduti), figure educative che spaziano da vetusti avanzi di epoche passate a giovani invasati che si lasciano trasportare dall’entusiasmo per questa o quella innovativa metodologia, mentre nel mezzo cercano di sopravvivere esseri con spirito critico e cinismo alimentato da acuta capacità di osservazione, la domanda sull’utilità degli insegnanti può effettivamente sorgere.

“La funzione docente realizza il processo di insegnamento/apprendimento volto a promuovere lo sviluppo umano, culturale, civile e professionale degli alunni, sulla base delle finalità e degli obiettivi previsti dagli ordinamenti scolastici dei vari gradi di istruzione”: questa è la definizione che del lavoro dei docenti viene data dal Ministero.

Un impegno da nulla, non c’è che dire!

Se pensiamo alla facilità con cui oggi si può accedere alla conoscenza, alla vastità delle fonti cui attingere per creare un proprio percorso di formazione, nonché alla pluralità di figure che possono diventare parte integrante di tale processo, effettivamente un insegnante potrebbe risultare obsoleto e ridondante.

Pensiamoci: con un clic sul computer un ragazzo può raggiungere le pagine che gli interessano e approfondire quanto gli occorre, magari chiedendo ragguagli in un forum di studenti o direttamente in una pagina di domande/risposte in cui anche perfetti sconosciuti possono aiutare a chiarire dubbi.

Perfetto, di insegnanti non ho parlato.

Ma.

Ogni volta che vengo provocata su tale argomento, lasciati passare i primi minuti in cui mi imbufalisco (purtroppo cedo facilmente a certe provocazioni di bassa lega), inizio a lanciare degli spunti di riflessione: in che modo un giovane che accede al web può essere certo della validità delle informazioni che reperisce? In che modo può essere certo di aver compreso il messaggio cui accede,  di averne colto magari sottintesi o sottigliezze? In che modo può discriminare tra le risposte che ottiene ai propri dubbi? E anche: come può muoversi in modo sicuro nel mondo delle informazioni, rispettandone le regole, così come parimenti può muoversi in altri contesti, con la sicurezza di raggiungere ciò di cui ha bisogno, evitando malintesi?

Se fosse tutto così semplice, effettivamente noi Scuolasauri saremmo estinti da un bel pezzo, invece resistiamo al meteorite delle varie riforme e della inevitabile trasformazione della società, offrendo indefessi i nostri servigi.

Il trucco qual è? La trasmissione di conoscenze, lo stimolo di competenze e abilità passa dall’aspetto che nella definizione ufficiale era indicato come sviluppo umano, culturale, civile. Prima di sapere, occorre essere persone complete (anzi, nel caso dei nostri giovani pargoli, in via di costruzione), capaci di riconoscere le proprie passioni, capaci di gestire le emozioni, capaci di riconoscere i propri diritti e gli altrui, capaci innanzitutto di muoversi nella complessità del reale, ancor prima che trasformarlo in strumento per la propria evoluzione cognitiva.

Perché ciò accada, occorre che il processo si realizzi attraverso la mediazione di qualcuno più esperto, che fornisca qualche dritta, un po’ di coordinate e butti l’occhio ogni tanto per verificare che non si finisca diritti in pasto alla lonza invece che fuori dalla selva oscura.

Quelli bravi lo chiamano “scaffolding”, che tradotto brutalmente significa “impalcatura”, ma applicato a quanto stiamo testé affrontando descrive il lavoro quotidiano degli insegnanti, preposti non alla trasmissione di conoscenze più o meno interessanti, bensì impegnati a creare una relazione profonda, efficace, che consegni ai ragazzi qualcosa di meglio che elenchi di date e capoluoghi di provincia, cioè quell’imparare a imparare che è una delle otto competenze chiave europee (e tra tutte  quella che mi piace maggiormente – forse perché son un po’ pigra e se gli studenti son capaci di far da sé faccio meno fatica).

Come la concludiamo, a questo punto?

Che vi piaccia o no, gli insegnanti servono, trasformano le nozioni in sapere e, di questi tempi specialmente, non è poco.

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