Il valore dei nostri dati in internet: la privacy

La consapevolezza digitale è il tema di un ciclo d’incontri che People First sta svolgendo in un paio di scuole per sensibilizzare su un uso più consapevole (e quindi sereno) della tecnologia. Una delle tematiche trattate è la privacy, questione sottovalutata (se non a parole) soprattutto da alcune fasce d’età.

Il cybercrime, cioè l’insieme dei reati compiuti sul web (tra cui furto di dati sensibili, hackeraggio di siti, diffusione di immagini senza autorizzazione, cyberbullismo ecc.)  sta aumentando perché:

1. è aumentata moltissimo la quantità di utenti e di dispositivi digitali collegati alla rete;

2. non è aumentata in proporzione la consapevolezza degli utenti dell’entità del rischio.

Intendiamoci: non esiste alcun sistema completamente sicuro, infatti si parla sempre di “sicurezza ragionevole”: un livello di sicurezza non gravoso, ma che comunque garantisca un costo maggiore rispetto ai vantaggi nel bypassarlo.

Una parte del problema è di nostra responsabilità: password troppo semplici, foto condivise con troppa disinvoltura…

Molti non sanno, per esempio, che la normativa vieta di condividere senza autorizzazione immagini o video che coinvolgono altre persone, e in pochi si preoccupano di oscurare i volti o le targhe delle auto. Il fatto che ormai tutti possediamo uno smartphone con camera integrata rende difficile far rispettare la legge, ma basterebbe che ognuno facesse uso del buon senso: un conto è scattare fotografie di un paesaggio o di un luogo che stiamo visitando, dove non si può fare a meno di inquadrare altre persone; un altro è riprendere uno sconosciuto che fa qualcosa di divertente e poi condividerlo su internet rischiando di sottoporre la vittima a un’involontaria gogna mediatica, con eventuali conseguenze psicologiche. Questo perché si ritiene internet un mondo diverso, che non ha ripercussioni in quello reale. Anche essere testimoni di un’ingiustizia, in realtà, non autorizza a condividere il filmato se non con le forze dell’ordine.

Quando l’immagine riguarda noi, dobbiamo ricordare che una volta condivisa è molto difficile cancellarla dal web, poiché rimane negli archivi delle piattaforme. Questo non significa smettere per sempre di condividere foto, ma almeno evitare quelle che ci ritraggono in atteggiamenti poco consoni, anche per scherzo (es. ubriachi, nudi, nell’atto di vandalizzare qualcosa, ecc.). Potrebbero arrivare nelle mani di malintenzionati, ricattatori, oppure di persone che avranno a che fare con noi per il lavoro ecc.

La storia di Lindsey Stone è emblematica da questo punto di vista (anche se estrema): insieme alle amiche si divertì a scattare una serie di foto in cui faceva il contrario di ciò che recitavano i cartelli che trovava per strada, e le condivise sul suo profilo privato. Un giorno però qualcuno trovò una sua foto che la ritraeva davanti a un monumento in un atteggiamento giudicato poco rispettoso, e la diffuse indignato, generando una gogna mediatica di notevoli proporzioni. Questa gogna provocò il licenziamento della ragazza e diverse ricadute psicologiche. Un semplice gioco, forse stupido ma innocente, fu la causa di mille problemi. Come già detto si tratta di un estremismo: basta davvero usare il buon senso. Comunque esiste un modo per cancellare da Google foto o notizie del passato che non ci rispecchiano o violano la nostra privacy, tramite la “Rimozione informazioni da Google” e l’inoltro di domanda apposita.

Altre cose importanti sono selezionare chi può vedere ciò che postiamo sul nostro profilo, e non accettare tutte le richieste di contatto. Controlliamo sempre l’accesso alla telecamera e al microfono da parte, per esempio, dei giochi online. Non cedere dati e immagini personali a soggetti appena conosciuti online dovrebbe essere una regola sottintesa.

Sembra banale, ma quante persone (uomini e donne, ragazzi e adulti) si fidano di sconosciuti online e inviano foto intime, col rischio di cadere preda di adescatori o ricattatori. Certo, purtroppo questo accade anche con persone di cui ci fidiamo, ma su internet capita più spesso di quanto si immagina, forse perché ci si sente al sicuro. Questo può accadere con le cosiddette “truffe sentimentali online” e nelle chat dove si è invitati a fare “giochi” con la telecamera, anche se in questo caso il ricatto è spesso un bluff che fa leva sulla paura di chi ha inviato la foto in un momento di disattenzione. Altri invece potrebbero diffondere le immagini per vendetta (revenge porn) o per bullizzare la vittima, oppure minacciare di farlo per ottenere favori. Altre volte si cade vittima di adescatori che iniziano a perseguitare la vittima (anche se, fortunatamente, quasi mai la cosa si traduce in un adescamento reale). Nella maggior parte dei casi, per fortuna, le varie piattaforme sono dotate di programmi automatici per la rimozione delle immagini pornografiche, ma una piccola parte può sfuggire al controllo. In ogni caso, la regola è sempre una: resistere alla tentazione di fidarsi degli sconosciuti (soprattutto in momenti di fragilità) e fare attenzione alla videocamera quando si gioca online.

Altro fondamentale sarebbe coltivare in molti utenti (non solo giovani!) la consapevolezza che internet non è un mondo parallelo dove tutto è permesso, che aldilà dello schermo c’è una persona in carne e ossa con emozioni e dignità, e che non possono sottovalutare/liquidare le loro azioni come banali scherzi o bravate senza conseguenze.

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