L’evoluzione di internet, dagli albori a oggi

Internet (letteralmente “unione fra più reti”) è la comunicazione fra dispositivi che avviene tramite cavo, onde radio o fibra ottica, e rispettando specifiche regole (protocolli). Grazie ad esso le ultime generazioni hanno assistito a una grande accelerazione tecnologica e sociale. Non si tratta infatti di una semplice diversità del mezzo di comunicazione e del formato delle informazioni, ma di un nuovo modello economico e culturale.

Internet: la storia

Un antesignano della moderna comunicazione internettiana potrebbe essere il Memex: un ipotetico calcolatore analogico dotato di archivio ideato da Vannevar Bush negli anni Trenta e mai realizzato, che si basava su un sistema a pacchetti per l’archiviazione e la trasmissione di informazioni.

Ma gli albori di internet vengono fatti risalire alla Guerra Fredda, quando, durante la competizione con la Russia per le innovazioni, il Dipartimento della Difesa americano fondò l’ARPA (Agenzia per i progetti di ricerca avanzati). In 18 mesi realizzarono il primo satellite americano e studiarono nuove tecnologie per le telecomunicazioni: da ciò nacque il progetto ARPANET, che doveva risolvere il problema della comunicazione fra diversi calcolatori sparsi per l’America, e dell’incompatibilità tra formati. I calcolatori vennero collegati a un unico mainframe (una grande macchina gestita da personale dedicato) e fu sviluppato un modello di trasmissione chiamato “commutazione da pacchetto” (cioè lo scambio in rete di dati suddivisi in pacchetti poi riassemblati a destinazione) basato su un collegamento telefonico (via cavo, poi satellitare o radio), con un protocollo di regole elaborato. Nei primi anni Settanta in USA erano già presenti 5 “nodi” (calcolatori collegati fra loro).

Al MIT (Massachussetts Institute of Technology) intanto, già negli anni Sessanta si andavano specializzando figure informatiche in grado di manipolare i programmi dei calcolatori per andare oltre le funzioni preimpostate (es. non solo per il calcolo matematico ma per altri compiti scientifici): essi venivano detti hacker, termine che ai tempi aveva un’accezione positiva, cioè quella della condivisione e della partecipazione. Fu proprio uno di questi a inventare il sistema Unix (con stessa interfaccia e funzionalità su macchine diverse); un altro il programma C, semplice e adattabile. Molti (tra cui Steve Jobs) iniziarono ad assemblarsi da soli gli hardware, dato che IBM non produceva ancora personal computer, e trovarono il modo per accedere alla rete.

Durante gli anni Settanta-Ottanta i “nodi” di Arpanet crebbero esponenzialmente, soprattutto in ambito accademico. Intanto in Europa nasceva il nuovo protocollo per le trasmissioni TCP/IP, usato ancora oggi. I computer iniziarono a diffondersi, anche grazie alla diminuzione di costi, dimensioni e complessità: si rendeva necessario catalogare la crescente mole di informazioni per poterle recuperare più facilmente. Nel 1990 fu sviluppato il Wide Area Information Server (WAIS): un sistema di ricerca delle informazioni in grado di indicizzare il contenuto di molti archivi pubblici e ricercare i file. Gopher (“marmotta”) fu la prima interfaccia universale che permetteva di accedere alle risorse di rete tramite menu descrittivi a struttura gerarchica.

Nel frattempo molti hacker avevano scelto di mettersi al servizio delle aziende (per esempio programmando videogiochi, coperti da licenza commerciale). Altri si resero responsabili di frodi informatiche, fenomeno che però si manteneva limitato; altri ancora creavano software gratuiti per tutti (open source). L’etica dell’hacking rimaneva la libertà di diffusione e di condivisione, a cui si aggiungeva la lotta alla censura.

Nel frattempo al CERN si andava sviluppando il World Wide Web, sistema di condivisione delle informazioni in ipertesto, cioè tramite link: era formato da server (contenitori delle informazioni) e client (terminali che richiedono informazioni). Col linguaggio HTML fu creato un primo browser all’interno del CERN e quindi il primo sito web.

Nel 1993 nacque Mosaic, il primo vero browser per web. “Ricordo benissimo il giorno in cui vidi per la prima volta la versione grafica del World Wide Web. È stato uno di quei momenti che si fissano indelebilmente nella memoria…” ricorda David di Salvo nel suo libro Cosa rende felice il tuo cervello. “…Si trattava della presentazione di una tecnologia che avrebbe cambiato il mondo in un senso allo stesso tempo meraviglioso e tragico”.

Nel 1995 Microsoft creò il browser installabile Internet Explorer; nel 1996 gli utenti del web erano già 16 milioni. Ad oggi sono indicizzati più di 4 miliardi di pagine web e gli utenti sono 3040 milioni. Si tratta di una diffusione senza precedenti di una tecnologia che ha rivoluzionato il mondo in positivo, ma che si porta dietro inevitabili problematiche: queste sono al centro del ciclo di incontri che Stefano, il nostro consulente informatico, sta facendo nelle scuole per promuovere un uso più consapevole del digitale.

Hacking

Negli anni Novanta l’hacking ha iniziato ad acquisire i connotati negativi che gli si affibbiano oggi; in realtà i veri hacker (cioè chi condivide i valori originari dell’hacking) hanno sempre preferito usare il termine cracker per riferirsi ai criminali informatici che non hanno come scopo la condivisione del software ma il furto di dati sensibili e altre malefatte. Questo fenomeno sta aumentando con la super-diffusione dell’utenza che non sempre è informata sui rischi connessi alla privacy (a questo proposito vedi anche Capiamo insieme la sicurezza digitale).

Virus

È cresciuta anche la diffusione dei virus, cioè programmi in grado di auto-replicarsi (proprio come i virus biologici) una volta nel PC della vittima, rallentandone o bloccandone il funzionamento. Il virus informatico, come programma in grado di fare copie di se stesso, fu teorizzato per la prima volta nel 1950 con l’avvento dei primi calcolatori, ma fu negli anni Settanta che il termine virus entrò nel gergo comune. Durante gli anni Ottanta i virus circolavano prevalentemente tramite floppy: dal decennio successivo, invece, si diffusero moltissimo sfruttarono la posta elettronica. La scrittura di virus era partita con un intento puramente tecnologico ed esplorativo; poi ha acquisito valenze diverse: per esempio punitiva, di ribellione, terroristica ecc.

Dipendenza

Un altro aspetto negativo legato a internet è la dipendenza (da social, videogiochi, materiale audiovisivo ecc.). Non si può dire che internet sia la causa della dipendenza, ma semmai che le dipendenze e le compulsioni hanno trovato in internet un contenitore adatto, probabilmente per l’estrema immersività ricreabile con i videogiochi, la ricchezza di contenuti multimediali, la presenza di molte persone collegate online (un antidoto al vuoto affettivo), la barriera protettiva dello schermo, l’inesauribilità delle informazioni… Vedi anche Dipendenza da social, come riconoscerla.

Adescamento

Altro problema sorto in concomitanza con la diffusione dei social e dei giochi online è il tentativo da parte di malintenzionati di adescare i ragazzi, prima conquistandosi la loro fiducia e poi chiedendo insistentemente il numero di telefono oppure inviando foto o messaggi a contenuto pornografico. Per fortuna questo raramente si traduce in incontri dal vivo, ma i ragazzi possono rimanere turbati da questi inopportuni contatti.

Storia dell’hacking – Alground

Internet: un’introduzione

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