I social e i ragazzi: una realtà distorta?

Anna (nome di fantasia), adolescente italiana, stava cercando tramite i suoi account social diete ed esercizi per tonificare il proprio corpo. Una ricerca piacevole e veloce, iniziata con l’idea di stare meglio con se stessa. Nel giro di pochi giorni il suo feed di Instagram si riempie di foto di corpi perfetti ed esercizi estenuanti. La conseguenza a lungo termine? Anna sviluppa una sorta di dipendenza dalle immagini, sente il bisogno di avere quel corpo, è quasi un’ossessione. Può sembrare esagerato, ma è un esempio citato dalla dottoressa Annalisa Battisti psicologa, esperta in disagi adolescenziali. Non è, purtroppo, l’unico caso e in questi giorni si discute molto – soprattutto negli Stati Uniti – dei possibili effetti negativi dei social network sugli adolescenti.

Un’inchiesta giornalistica del Wall Street Journal ha finalmente messo nero su bianco timori condivisi da molti: Instagram può danneggiare gli adolescenti.

Secondo la ricerca un giovane utente su tre sviluppa disturbi di percezione del proprio corpo, mentre altri ritengono che la piattaforma provochi loro angoscia e un aumento delle tendenze depressive. Il 32% delle ragazze adolescenti ha affermato che quando si sentivano male per il proprio corpo Instagram le faceva sentire peggio, secondo quanto riferito dai ricercatori. Secondo la stessa ricerca il 6% dei bambini ha ammesso di essere dipendente da Instagram. E questo può essere nocivo per la salute e per il percorso scolastico.

Altri esempi riguardano i primi approcci col mondo social che avvengono a partire dai 10/11 anni e perdurano nell’adolescenza. Instagram diventa parte integrante della vita dei ragazzi. Si tenta di rimanere distaccati ma se si è anche solo un po’ insicuri, di se stessi o del proprio corpo è la fine: i social possono aggravare una scarsa autostima. Gli adolescenti che guardano agli influencer come modello non percepiscono le alterazioni e il divario tra reale e posticcio. Bombardati da corpi perfetti, vite perfette, le personalità non ancora formate dei teenagers, che risultano così molto malleabili, ne risentono. TikTok, poi, ancora più di moda tra i giovanissimi è pieno di prototipi e ideali difficili da eguagliare.

D’altro canto, bisogna riconoscere che i social sono un mezzo potentissimo e se vogliamo anche molto utile, ma dobbiamo saperli usare con la testa. Buonsenso, sempre. Devono diventare un mezzo di prevenzione e supporto per chi soffre o sta affrontando un periodo buio.

E i “padroni” dei social come si difendono?

Secondo lo studio che stiamo esaminando Instagram (che fa parte della galassia Facebook insieme a Whatsapp) farà ben poco per cambiare l’attuale stato delle cose a meno che non sia costretto.

Le polemiche che ne sono nate hanno messo Zuckerberg in allarme e sulla difensiva: è congelato per ora il progetto Instagram Kids, pensato per i minori di tredici anni; inoltre il responsabile della sicurezza dichiara che secondo un altro studio «molti ragazzi alle prese con problematiche di questo tipo affermano che Instagram, al contrario, li aiuta ad affrontarli, essendo comuni ai coetanei».  Mal comune mezzo gaudio, insomma.

Il canone irraggiungibile dei social

Sempre secondo la Battisti, le  ragazze sono i soggetti più esposti, ma il fenomeno si sta allargando anche ai ragazzi. Su Instagram e TikTok non hanno mezzi per valutare la presenza di filtri e non sempre riescono a distinguere la foto ritoccata da quella #nofilter. Questi modelli irraggiungibili poi si scontrano con la realtà dello specchio e ognuno/a nota il proprio difetto.

Parti del corpo che diventano “non conformi” a dei canoni promossi dai social che però sono solo presunti: questo è deleterio in un periodo come quello della crescita nel quale è fondamentale sentirsi accettati.

Pancia piatta, vita da vespa, occhi da cerbiatta, pelle liscia. I filtri hanno un impatto enorme e un grosso potere su molti adolescenti che non hanno ancora un occhio critico su se stessi. Sentono i loro corpi “difettosi”.

Chi non ha ancora le “spalle larghe” cade più facilmente in depressione e sviluppa altri disturbi.

Torniamo al punto di partenza, quindi: davanti allo schermo dello smartphone usare la testa e il buon senso. La figura del genitore e dell’insegnante dovrebbe aiutare a sviluppare l’occhio critico e stabilire alcune regole, a scuola o in famiglia. Dare il buon esempio, essere aperti all’ascolto e rivolgersi a professionisti nei casi di dipendenza più gravi.

Fonte: Vdnews.tv

Wall Street journal

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